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Risultati di Windows Live® Search Cenacolo Vinciano, Milano Dipinto murale raffigurante l’Ultima Cena di Gesù e degli apostoli, realizzato da Leonardo da Vinci nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria alle Grazie di Milano. Commissionato nel 1494 dal duca Ludovico il Moro, che aveva eletto la chiesa annessa a mausoleo per sé e per la propria famiglia, fu portato a compimento entro il 1498; rappresenta uno dei brani pittorici più apprezzati e conosciuti della storia dell’arte occidentale. Per eseguire l’impresa, che occupa l’intera parete di fondo della sala, Leonardo, a Milano dal 1482, ideò una rivoluzionaria soluzione iconografica, scegliendo il momento altamente drammatico che precede l’istituzione dell’Eucaristia, quando Cristo rivela che uno degli apostoli lo tradirà. L’attenzione si concentra così sul moto di stupore e turbamento che si diffonde tra i commensali, disposti attorno alla figura centrale di Gesù: Leonardo indaga con la sottigliezza psicologica che gli fu propria le reazioni di ciascuno di loro, applicando la sua concezione dell’arte come “rappresentazione dei moti dell’animo”. Straordinariamente efficace è inoltre l’architettura compositiva e prospettica ideata da Leonardo, che conferisce al dipinto forza d’impatto stimolando nell’osservatore una partecipazione emotiva: l’ambiente rappresentato in cui si compie l’evento sacro appare come una prosecuzione della sala reale. La palpitante verità della scena è inoltre accresciuta dall’uso sapiente e sottile delle luci e delle ombre. Per ottenere questi effetti di singolare efficacia Leonardò rifiutò il tradizionale procedimento “a buon fresco”, adottando una tecnica sperimentale che gli permettesse di dipingere con calma e di tornare sull’opera più volte, rifinendola con velature trasparenti. Ne derivò un’infausta deperibilità per il dipinto, che già alla fine del Cinquecento era gravemente compromesso e che nei secoli successivi venne sottoposto a reiterati restauri, pesantemente integrativi. L’ultimo intervento di restauro, conclusosi nel 1999, ha restituito all’opera il massimo grado di leggibilità consentita dal rispetto della sua sfortunata vicenda.
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