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Basilica di San Francesco, Assisi

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Assisi, UmbriaAssisi, Umbria
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Introduzione

Basilica di San Francesco, Assisi Basilica di Assisi, casa madre dell’ordine francescano, eretta sulla cima del monte Subasio; è famosa in tutto il mondo per la ricca decorazione ad affresco, opera dei maggiori maestri italiani tra XIII e XIV secolo: Cimabue, Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti.

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Cenni storici

Il 17 luglio 1228, giorno seguente la canonizzazione di frate Francesco, papa Gregorio IX pose la prima pietra del santuario, voluto dall’ordine per custodirvi le sacre spoglie del fondatore e per farne un importante centro di preghiera. I lavori furono avviati con alacrità e nel 1230 la salma del santo di Assisi poteva già essere collocata nella nuova chiesa, a quella data costituita dal nucleo primitivo del complesso oggi noto come Basilica Inferiore.

I lavori proseguirono poi con l’ampliamento dell’edificio e l’aggiunta di una seconda chiesa esattamente sovrapposta alla prima (la quale diveniva quindi una sorta di cripta). Benché la Basilica venisse consacrata nel 1253, il cantiere si concluse effettivamente solo intorno agli anni Ottanta del XIII secolo (con un ultimo intervento per la realizzazione della cappella di Santa Caterina terminato nel 1367).

Tra il 1278 e il 1288 fu avviata la grande campagna decorativa che, affidata ai più insigni artisti attivi tra fine Duecento e primo Trecento, fece dell’edificio un monumento di somma importanza nella storia della pittura italiana.

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Le due basiliche

Le due chiese sovrapposte che compongono il complesso sacro, entrambe a croce latina con navata unica conclusa da transetto e abside singola, furono probabilmente realizzate da diverse maestranze. La Basilica Inferiore (1228-1230 ca.) è caratterizzata da sviluppo verticale molto limitato. Le cinque campate sono coperte da volte a crociera larghe e ribassate, rette da robusti archi a tutto sesto poggianti su pilastri larghi e tozzi; ai lati grandi archi a sesto acuto immettono nelle cappelle. Nel complesso, la struttura presenta soluzioni tecniche di timbro ancora romanico.

Nella Basilica Superiore (1230 ca. - 1253 ca.), destinata alla predicazione, lo spazio è invece dilatato e invaso dalla luce che penetra da ampie finestre; le alte volte a crociera che sormontano le quattro campate sono separare da slanciati archi a sesto acuto e poggiano su ricchi fasci polistili, in sintonia con i dettami dell’architettura gotica.

Esternamente la basilica presenta un equilibrato connubio tra elementi propri della tradizione romanica umbra, ad esempio nella sobria facciata e nel campanile (1239), e spunti di matrice gotica come gli archi rampanti e le ogive delle finestre.

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L’apparato decorativo

I primi interventi decorativi riguardarono le pareti della navata della Basilica Inferiore: affrescate attorno al 1253 da un ignoto artista, presentano Storie di Cristo e Storie di san Francesco. Quindi fu intrapresa la decorazione della Basilica Superiore, per la quale furono commesse in primo luogo le vetrate, realizzate da maestranze dapprima tedesche e francesi, poi italiane.

Quanto agli affreschi, la critica non è concorde circa la collocazione cronologica del lavoro di Cimabue (tra 1278 e 1280, oppure tra 1288 e 1293), concentrato nel transetto e nella zona absidale: le Storie della Vergine e le due drammatiche Crocifissioni, ora ridotte a ombra di se stesse per il viraggio del bianco di piombo delle lumeggiature in nero, sono capolavori dell’arte occidentale. Dello stesso maestro toscano è anche la volta degli Evangelisti dalla quale, durante il terremoto del 26 settembre 1997, si è distaccata precipitando al suolo la vela di San Matteo.

I registri superiori delle navate, sopra lo stretto ballatoio che corre lungo tutto il perimetro interno, furono invece affidati a collaboratori di Cimabue, ad alcuni maestri romani (tra cui Iacopo Torriti e Filippo Rusuti) e ad altri eminenti artisti pressoché ignoti, come il cosiddetto Mastro di Isacco: raffigurano Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Al di sotto del cammino praticabile, sorretto illusionisticamente da una trabeazione dipinta, a sua volta poggiante su finte colonnine tortili anch’esse affrescate, si svolge lo splendido ciclo dei 28 riquadri della Vita di san Francesco, attribuiti dalla maggior parte dei critici a Giotto, con larga collaborazione di aiuti e discepoli.

La decorazione della Basilica Inferiore, abbandonata dopo gli affreschi della metà del XIII secolo, fu ripresa al termine dei lavori in quella Superiore, a partire dai primi anni del Trecento. Nel 1305 fu nuovamente chiamato Giotto, che aveva appena completato il suo intervento nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Il pittore si circondò di validi aiuti, insieme ai quali (talvolta limitandosi al ruolo di coordinatore) realizzò gli affreschi della cappella della Maddalena e del braccio destro della crociera.

Nelle restanti parti dell’ambiente diedero il loro contributo, oltre a vari allievi di Giotto, il famoso Maestro delle Vele, Pietro Lorenzetti (al quale si deve la decorazione del braccio sinistro della crociera e della cappella di San Giovanni Battista) e Simone Martini (Storie di san Martino, nella cappella dedicata al santo). Alcune cappelle esibiscono inoltre affreschi aggiunti nei secoli a seguire.

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