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Palazzo Te, Mantova Grandiosa villa suburbana fatta edificare nel XVI secolo dai Gonzaga appena fuori dalle mura di Mantova, progettata e decorata da Giulio Romano. Il nome deriva dal toponimo (Tejeto) che sin dall’epoca medievale indicava la vasta prateria circostante, una sorta di isola separata dalla città dalla cosiddetta Fossa magistrale. Chiamato da Roma nel 1524 per sovrintendere al rinnovamento urbanistico di Mantova, Giulio Romano fu incaricato da Federico II Gonzaga della costruzione della villa, che doveva con la sua magnificenza rappresentare e celebrare il potere e il prestigio del marchese e della sua dinastia. Il palazzo fu poi utilizzato anche come dimora e luogo di svaghi, anche se Federico preferì sempre come residenze il Castello e la villa di Marmirolo.
I lavori, avviati intorno al 1525 con la radicale trasformazione delle preesistenti scuderie gonzaghesche, procedettero celermente concludendosi entro il 1535. L’architetto, nell’intento di rievocare modelli abitativi dell’antichità romana e rifacendosi al contempo all’esempio di Villa Madama di Raffaello e del Belvedere di Bramante, ideò un basso edificio a corte quadrata, aperto su un vasto giardino; ma accanto a soluzioni di chiara ispirazione classicheggiante e rinascimentale (come i prospetti esterni ed interni, con eleganti lesene doriche di raccordo) introdusse elementi manieristi: in particolare, per la fronte esterna adottò, senza precedenti nell’architettura di villa, il rivestimento a bugnato rustico, mentre per la facciata verso il giardino fece largo uso della serliana.
Il programma iconografico della decorazione interna, realizzata ad affresco e a stucco ed eseguita da Giulio Romano o sotto la sua supervisione (tra i suoi collaboratori furono il Primaticcio, Rinaldo Mantovano e Benedetto Pagni), si incentra su due temi principali: la potenza dell’Amore, cui soggiaciono gli dei della mitologia antica come gli eroi dell’Antico Testamento (Sala di Psiche, Loggia di Davide), con riferimento alla personale vicenda amorosa di Federico e dell’amante Isabella Boschetti; e la virtù e la potenza del marchese e della famiglia Gonzaga, testimoniata dai frequenti rapporti con l’imperatore, e in particolare con Carlo V, che nel Palazzo Te fu ospitato nel 1530. A quest’ultimo nucleo tematico si riconducono tra l’altro la Sala dei venti, la Sala dei cavalli e soprattutto la Sala dei giganti, che con i suoi impressionanti effetti illusionistici, le sue possenti e grottesche figure di Titani fu presa a modello da un’intera generazione di manieristi.
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