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Allenamento Attività fisica che permette di migliorare o mantenere le prestazioni sportive. La pratica regolare dell’esercizio muscolare determina nell’organismo modificazioni sia a livello dell’apparato muscolare sia di quello circolatorio, mediante le quali l’atleta raggiunge una maggiore destrezza nell’esecuzione del movimento, ovvero una maggiore rapidità e precisione, e consuma meno energia per attuarlo.
Le tecniche di allenamento si dividono in generali e specifiche, sia per la disciplina sportiva sia per l’atleta. Le tecniche generali sono quelle orientate a migliorare lo sviluppo muscolare, la resistenza fisica e la capacità di recupero dell’atleta; possono avere poco o nulla in comune con la specifica attività sportiva svolta, come ad esempio, nel caso della preparazione sportiva di un ciclista, l’attuazione di sedute di pesistica o la pratica della corsa. Le tecniche specifiche sono quelle indirizzate a migliorare il rendimento dei gruppi muscolari impegnati nella specifica disciplina sportiva, in modo da aumentare le prestazioni. Durante la seduta di allenamento, l’organismo viene sottoposto a uno stimolo affaticante che lo porta a lavorare ai limiti della soglia aerobica, soglia oltre la quale nei muscoli incomincia ad accumularsi acido lattico (vedi Fermentazione); l’organismo subisce inoltre modifiche strutturali e funzionali: queste portano al miglioramento della vascolarizzazione, a un’aumentata capacità di ricavare energia dal processo aerobico di respirazione cellulare e all’aumento del consumo massimo di ossigeno. Durante l’attività sportiva, l’aumentato fabbisogno di ossigeno a livello muscolare viene soddisfatto da un aumento della gettata cardiaca, che può passare da 6 a oltre 20 litri al minuto, e da una vasodilatazione delle arteriole. Un indice della quantità di lavoro aerobico svolta durante l’allenamento può essere dato dalla misurazione della frequenza cardiaca. L’intervallo ideale entro cui mantenere tale frequenza dipende dall’età del soggetto e dal grado di allenamento posseduto in quel periodo e può variare da un 50-60% per un attività fisica leggera, in un soggetto all’inizio della preparazione, a un 90-100% per un attività fisica intensa, nel soggetto allenato. La seduta di allenamento è bene sia preceduta da una fase di riscaldamento che permette all’organismo di modificare gradatamente la funzione cardiaca e respiratoria e aiuta a prevenire eventuali infortuni, soprattutto se associata ad esercizi di stretching e di ginnastica. Dopo l’esecuzione della seduta di allenamento vera e propria, si attua una fase di raffreddamento, o recupero, che riporta in modo graduale l’organismo alle condizioni originarie.
Se la frequenza o l’intensità dell’allenamento supera la capacità di recupero dell’organismo, si verifica la condizione di sovrallenamento, in cui l’eccessivo accumulo di prodotti di degradazione (cataboliti) del metabolismo energetico provoca la comparsa di stanchezza associata a dolori muscolari; ciò comporta il peggioramento delle prestazioni generali. Tali manifestazioni scompaiono nel tempo, mediante la riduzione del carico di lavoro muscolare previsto nel piano di allenamento.
Una corretta pratica di allenamento deve prevedere tempi di attività motoria e di recupero fisico basati sulle caratteristiche individuali dell’atleta. Purtroppo, il tentativo di rendere più veloci i progressi dello sportivo in allenamento, di annullarne la fatica, di migliorarne le prestazioni durante le gare, di mascherarne la condizione di sovrallenamento (per evitare ad esempio l’esclusione da una competizione) e le aspettative sempre più elevate legate al raggiungimento di obiettivi economici oltre che professionali, hanno favorito la diffusione del doping, cioè l’uso di sostanze di tipo farmacologico che, con effetti diversi, dovrebbero “aiutare” l’atleta. Sembra che tale pratica abbia origini assai antiche; tuttavia, le attuali conoscenze dei meccanismi d’azione e degli effetti collaterali dei composti dopanti, sia di origine sintetica sia analoghi a quelli fisiologici, quando vengono assunti da organismi sani, ne sconsigliano l’impiego. La pratica del doping è illegale; le sostanze sono categorizzate per legge in varie classi e per ciascuna è prevista la totale proibizione o ne è ammesso l’uso entro certe concentrazioni o in casi particolari. Malgrado ciò, soprattutto nell’ambito di alcune discipline sportive, la piaga del doping continua a mietere vittime tra professionisti e dilettanti. Non va dimenticato che l’uso dei farmaci può avere effetti a lungo termine assai gravi e, anche, condurre alla morte. Tra i danni più comuni sono squilibri ormonali, lesioni all’apparato muscolare e osseo, incremento di forme tumorali, sterilità, cardiopatie e trombosi.
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