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Introduzione; L’origine della lirica provenzale; I trovatori; Forme e temi della lirica provenzale; Il successo europeo del modello provenzale
Lirica provenzale Tradizione poetica sviluppatasi tra i primi decenni del XII secolo e la seconda metà del secolo successivo in un area che comprende gran parte del sud della Francia, dal Limosino all’Aquitania, dalla Linguadoca alla Provenza vera e propria (da cui deriva, per approssimativa estensione, il nome di poesia provenzale), dove fiorisce rigogliosa la poesia dei trovatori. I poeti provenzali possono essere considerati i primi poeti moderni: è a loro che si deve il rinnovamento, dopo secoli di oblio, del genere lirico; oltre a questo sono i primi in assoluto, in una cultura letteraria dominata dal latino, a conferire dignità poetica al provenzale, una lingua volgare in grado di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello che usa e comprende il latino. Un altro tratto della modernità dei poeti provenzali è che con essi di fatto nasce “il mestiere del poeta” e che questa “coscienza professionale” coincide con il riconoscimento di un posto di rilievo all’interno della società. Infatti le loro opere, a differenza della produzione letteraria precedente in idioma volgare (per esempio, sempre per restare nell’area francese, le chansons de geste) non sono mai anonime, ma vengono “firmate” e appaiono come il frutto di un’identità poetica e storica ben precisa.
Molto dibattuta dalla critica è la questione delle origini della poesia provenzale. Tra le ipotesi maggiormente accreditate vi è quella che, seguendo la traccia di una certa affinità tematica, individua il modello di ispirazione nelle kharagiat andaluse, poesie in mozarabico, la lingua nata dall’ibridazione dei volgari iberici con l’arabo. Una tesi alternativa, che poggia maggiormente su rilievi tecnico-formali, ipotizza una filiazione dalla tradizione dei canti liturgici latini.
La denominazione di trovatori (trobadors) deriva dal verbo trobar che significa “costruire figure retoriche” (in latino tropi) su senso corrente di una parola, giocando a estenderne o a mutarne il significato. I trovatori erano personaggi di un’elevata cultura ma non sempre di alta estrazione sociale: oltre ai nobili, il più celebre dei quali fu certamente Guglielmo IX duca d’Aquitania, considerato il più antico trovatore di cui sia stata tramandata notizia, vi erano mercanti e anche artigiani. Di loro tuttavia rarissime e quasi mai storicamente certe sono le notizie biografiche: i copisti che a partire dal XIII secolo raccolsero in manoscritti le liriche provenzali corredarono queste antologie di testi, le vidas, in cui vengono riportati brevi cenni sulla vita dei trovatori, il più delle volte frutto della libera e fantasiosa interpretazione di dati desunti dalle liriche stesse, e quindi assai poco attendibili. Tuttavia sono molti i trovatori di cui è stato tramandato un cospicuo numero di poesie: Marcabrun, Bernard de Ventadour, Bertran de Born, Raimbaut d’Aurenga, Peire Vidal, Jaufré Rudel. Per costoro, in base alla loro produzione poetica, è possibile ricostruire un più preciso profilo letterario. Altri trovatori, pur non avendo lasciate molte dirette testimonianze, sono invece celebri per essere stati considerati maestri di tecnica poetica, come Arnaut Daniel e Giraut de Bornelh, ammirati da Dante nel De Vulgari Eloquentia.
Le poesie tramandate sono di vario genere e tematiche, tutte accomunate però dalla consuetudine che le voleva recitate con accompagnamento musicale, delle cui melodie sono però giunte solo rare tracce documentarie. Si sa che talvolta erano gli stessi poeti a intonare i propri versi su temi musicali. La struttura metrica preferita dalla poesia provenzale è la canzone, termine che deriva da canto e che rimanda ancora una volta all’indissolubile, almeno alle origini, relazione con la musica. Altra peculiarità della lirica trobadorica è il suo elevatissimo grado di elaborazione formale in cui a una grande perizia metrica si combina l’uso di una lingua elegante e raffinata e di inconsuete costruzioni di discorso. Talvolta tali estremismi formali trasformano il testo in un vero e proprio gioco retorico teso all’assoluta ricerca di perfezione di suoni e di rarità di immagini, anche a scapito della trasparenza di significato del dettato: è questo il cosiddetto trobar clus, “poetare chiuso”, ovvero “oscuro”, massima forma stilistica di elitarismo poetico.
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