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    La lirica provenzale ed i trovatori Presso le corti feudali del sud della Francia ( Provenza. Limousin ...

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Lirica provenzale

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4.1

L’amor cortese

Per quanto riguarda le tematiche, nonostante la relativa varietà di argomenti trattati nei componimenti (cospicua è la presenza di poesie di ispirazione morale o di invettive politiche, come quelle di Marcabrun e di Giraut de Bornelh), la poesia trobadorica viene identificata quasi esclusivamente con la poesia d’amore. I poeti provenzali hanno formalizzato nelle loro liriche il codice comportamentale dell’amor cortese che, secondo alcune interpretazioni critiche, agisce nel trasferire sul piano dei sentimenti e dell’erotismo valori sociali e morali tipici del mondo feudale. Alla donna amata il poeta si rivolge come il vassallo al suo signore: servizio, protezione, omaggio, fedeltà, elogio e dono sono elementi che compongono le coordinate mentali ed espressive del concetto di cortesia.

È una concezione d’amore che rivela una profonda dimensione laica dei rapporti tra gli uomini: per la prima volta nel mondo cristiano occidentale l’amore profano è il fulcro tematico di un’esperienza letteraria. Tuttavia, la religiosità di cui continua a essere impregnata la cultura medievale fa sì che anche l’ideologia dell’amor cortese venga assimilata a modi e a comportamenti riconducibili alla sfera del sacro e del trascendente: ecco allora che la tensione erotica che induce a un progressivo affinamento delle qualità morali e spirituali viene convertita a un misticismo più canonico (anche l’amore per Dio non è finalizzato a una ricompensa ma al solo desiderio di meritare il suo amore).

Queste implicazioni filosofiche e in alcuni casi teologiche dell’ideologia dell’amor cortese suscitarono non pochi sospetti da parte della Chiesa: non a caso proprio nella stessa regione e nello stesso periodo di fioritura della lirica provenzale si sviluppa la grande eresia catara. L’annientamento di questa eversione teologica per mano dei poteri armati e ufficiali della Cristianità coincide con il tramonto della lirica trobadorica: la crociata contro gli albigesi indetta dal papa e messa in pratica dall’esercito del re di Francia – le cui mire espansionistiche verso sud vennero mascherate dal suo ruolo di difensore della fede cristiana – nei primi decenni del XIII secolo mette la parola fine alla splendida e raffinata cultura delle corti di Aquitania e Provenza.

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Il successo europeo del modello provenzale

La stagione della lirica provenzale può essere considerata un capitolo fondamentale della storia letteraria del mondo moderno per le novità a livello di scelte linguistiche e poetiche, e soprattutto per il contributo di idee e di valori che ha dato all’immaginario erotico della cultura occidentale. Nel giro di pochissimi decenni la poesia dei trovatori diverrà modello per analoghe esperienze letterarie fuori dai propri confini: in Francia del Nord, nella letteratura in lingua d’oïl, dove i trovatori verranno chiamati trovieri; in Germania, nella lirica delle corti feudali legate all’Impero (è il Minnesang, il “canto d’amore”, e i suoi cantori sono appunto detti minnesänger); nella penisola iberica, nella letteratura galiziano-portoghese.

Alcuni trovatori fin dalla fine del XII secolo verranno a poetare in lingua d’oc ospitati nelle ricche corti dell’Italia del nord presso i Malaspina di Lunigiana, i marchesi del Monferrato e gli Estensi di Ferrara. Questa presenza aumenterà notevolmente dopo il 1209, quale effetto della diaspora occitanica conseguente alla crociata contro gli Albigesi. La lingua provenzale diventa presto l’idioma per eccellenza della lirica anche fuori dai confini della Francia del Sud: nell’Italia padana compongono in lingua d’oc i genovesi Percivalle Doria, Lanfranco Cigala e Bonifacio Calvo, il bolognese Rambertino Buvalelli, il veneziano Bartolomeo Zorzi e, il più importante, il mantovano Sordello da Goito. Per costoro la scelta della lingua provenzale, che con l’espansione del francese (la lingua d’oïl) si avvia ormai a essere sempre più una lingua solo per la poesia e non più parlata quotidianamente, è fondamentalmente dettata dall’ambizione di entrare a far parte della tradizione aristocratica dei poeti di corte.

Infine, così come nella Francia del nord, in Germania e nella penisola iberica il modello provenzale aveva ispirato un’analoga produzione nei volgari locali, anche in Italia e in particolar modo presso la corte itinerante di Federico II (vedi Scuola siciliana), a partire dal 1230 si iniziò a poetare in volgare italiano su modi e su temi ispirati ai grandi esempi trobadorici.

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