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Risultati di Windows Live® Search Marinismo Corrente letteraria, in forma di tendenza di gusto e di esplicita adesione a dei modelli, che ha dominato l’ambito della lirica nel Seicento e che prende il nome da Giambattista Marino. La creatività e il successo di Marino hanno fatto dei suoi moduli e delle sue sperimentazioni un’esperienza imprescindible per la pratica poetica italiana del Seicento e fin oltre la soglia del Settecento. Il fenomeno ha riguardato non solo quanti hanno fatto a lui più diretto riferimento, ovvero i veri e propri marinisti, ma anche gli oppositori e i detrattori, come Tommaso Stigliani, o quelli, come Gabriello Chiabrera e Fulvio Testi, che si collocano sulla linea del “classicismo barocco”. Il marinismo non può essere considerato una vera scuola poetica, essendo ormai venuti a mancare quei centri di aggregazione letteraria che nel corso del Rinascimento furono le grandi corti signorili; piuttosto è da interpretarsi come una molteplice e anche autonoma variazione delle proposte del modello originale. Cardine poetico di questo variegato laboratorio di espressione lirica è la cosiddetta poetica della “meraviglia”, cioè l’intenzione programmatica di stupire il lettore attraverso una produzione stravagante di metafore e di acutezze e concettosità. L’esasperata ricerca di una forma proteica della lingua, sfuggente a qualsiasi orizzonte di attesa, può essere intesa come un’ossessiva fuga dal senso compiuto e circoscritto della natura, richiamo alla composta fissità della morte. Con il marinismo si configura anche un nuovo sistema di immagini e di convenzioni poetiche: un’inedita galleria di figure femminili, atipiche o addirittura deformi, oppure ritratte in situazioni inconsuete ed eccentriche, sostituisce l’astratto cliché petrarchesco della donna; dilagano le rappresentazioni del mondo animale e vegetale come proiezione immaginativa di vicende amorose o come simbolica significazione di insegnamenti moralistici; si accampano oggetti prodotti dalla tecnica dell’uomo (l’orologio, il cannocchiale), e prende avvio il gusto della descrizione analitica della realtà sociale e naturale. Vengono ricondotti più direttamente al modello di Marino una serie di poeti quali i bolognesi Claudio Achillini e Girolamo Preti, caratterizzati il primo dallo spiccato gusto per l’iperbole, il secondo dalla sensualità dei temi cantati; il friulano Ciro di Pers, che diffonde nel suo canzoniere una cupa pensosità; il trevigiano Guido Casoni, con la piana cantabilità dei suoi versi; il siciliano Giuseppe Artale e il napoletano Giacomo Lubrano, dai toni tesi e dal linguaggio astratto e difficile. Tra il gruppo dei lirici veneti, molti dei quali appartenenti alla veneziana Accademia degli Incogniti, si ricordano Gian Francesco Loredano e Pace Pasini. Ricca è pure la schiera dei genovesi (tra gli altri, Bernardo Morando e Anton Giulio Brignole Sale), dei napoletani (Marcello Macedonio, Girolamo Fontanelle e Antonio Basso) e dei siciliani (Francesco Balducci e Scipione Errico). Sul fronte degli antimarinisti, presi anch’essi tuttavia dal gusto per il meraviglioso e il concettoso, oltre ai già citati Stigliani, Chiabrera e Testi, ricordiamo, a parte i poeti del circolo romano di Urbano VIII, il fiorentino Vincenzo da Filicaia e il pavese Alessandro Guidi.
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