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Occhialini, Giuseppe

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Occhialini, Giuseppe (Fossombrone, Pesaro-Urbino 1907 – Parigi 1993) fisico italiano. Conseguita la laurea in fisica nel 1930 presso l’Università di Firenze, lavorò all’Istituto di Fisica di Arcetri e, nel 1931, si trasferì al Cavendish Laboratory di Cambridge, allora diretto da Ernest Rutherford. Qui, insieme al fisico britannico Patrick Blackett, progettò e costruì una camera di Wilson modificata, un rivelatore di particelle che sfruttava la tecnica dei contatori in coincidenza di Bruno Rossi per aumentare l’efficienza di rivelazione. Fu grazie a questa innovazione che Blackett e Occhialini poterono rivelare il positrone, da poco osservato anche dal fisico statunitense Carl David Anderson. Nello stesso periodo Occhialini ebbe modo di studiare la composizione dei raggi cosmici e di individuarvi gli sciami di elettroni e positroni.

Dopo gli anni della seconda guerra mondiale, che trascorse in Brasile, Occhialini tornò in Inghilterra, a Bristol, dove partecipò alla ricerca coordinata dal fisico inglese Cecil F. Powell sulle tecniche di rilevazione delle particelle elementari per mezzo di emulsioni fotografiche. Queste tecniche, applicate allo studio dei raggi cosmici, condussero nel 1974 alla scoperta del mesone p (pione) e del suo decadimento, fenomeni già previsti in sede teorica. Dal 1950 di nuovo in Italia, Occhialini insegnò prima a Genova e poi a Milano, occupandosi anche di astronomia nei raggi gamma e nei raggi X e di programmi di ricerca spaziale.

Sia Blackett che Powell vinsero il premio Nobel per la fisica, rispettivamente nel 1948 e nel 1950, per i risultati ottenuti insieme a Occhialini. In proposito, è divenuta celebre l’affermazione di Bruno Pontecorvo, che brindò a Occhialini come al compagno di ricerca ideale per avere la garanzia di vincere il premio Nobel.

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