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Performance (arte)

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Introduzione

Performance (arte) Forma di rappresentazione artistica nella quale, in un allestimento realizzato con mezzi propri delle arti visive, vengono eseguiti pezzi di danza, poesia, musica, recitativo, talvolta insieme a registrazioni video o sonore; il tutto coordinato in uno svolgimento temporale organizzato secondo tecniche tipiche del teatro o del cinema. Solitamente, la performance prevede una certa dose di improvvisazione. Numerose analogie la avvicinano anche alla Body Art.

Tratti caratteristici della performance sono la disomogeneità tra i singoli elementi che la costituiscono – secondo il principio già sfruttato nell’arte del collage dell’accostamento di elementi normalmente irrelati – e l’esecuzione dal vivo, che conferisce la qualità di evento alla rappresentazione. Spesso, la Performance Art esibisce contenuti di provocazione, critica sociale o protesta; essenziale è inoltre il coinvolgimento del pubblico, che può interagire con lo svolgimento della rappresentazione.

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I precedenti e le origini

Il genere della performance trova un interessante precedente in Italia nelle celebri serate futuriste, durante le quali artisti e scrittori discutevano, provocavano e sovente scatenavano furibonde risse con il pubblico. Tratti tipici della performance artistica si ritrovano anche nel dada e nel surrealismo, e soprattutto, in particolare a livello di elaborazione teorica, nella scuola del Bauhaus, che cercava di coniugare arte e vita quotidiana.

La Performance Art, così come siamo oggi abituati a intenderla, nacque negli Stati Uniti negli anni Trenta, per opera di alcuni artisti europei provenienti dal Bauhaus tedesco. Tra loro, Josef Albers, Anni Albers e Xanti Schawinsky, che erano stati invitati a insegnare i principi del Bauhaus presso il nuovo Black Mountain College in North Carolina. Nel 1952 fece scalpore la performance di John Cage messa in scena al College, senza titolo, nella quale in 45 minuti una persona leggeva un testo, un’altra danzava e una terza produceva suoni, senza parti prefissate.

La danza fu molto importante nel primo periodo di affermazione della Performance Art, grazie anche alla entusiastica adesione al genere da parte di gruppi come il newyorkese Judson Dance Group, che perseguivano il principio dell’identificazione tra arte e vita. Una delle performance più famose di questo periodo si deve all’artista francese Yves Klein: in Anthropometries (1960), al suono di un’orchestra, tre donne nude si ricoprivano di vernice blu e quindi premevano il proprio corpo contro una tela, lasciando la loro impronta colorata.

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Gli anni Sessanta e gli happening

Negli anni Sessanta il genere della Performance fu considerato il più adatto a trasmettere messaggi politici: questo connubio tra impegno e rappresentazione diede vita alla specifica forma artistica nota come happening. Famosi furono i 18 Happenings in 6 Parts di Allan Kaprow, rappresentati a New York nel 1959, con grande partecipazione di pubblico. Un ruolo importante nello sviluppo degli happening negli anni Sessanta fu ricoperto dal gruppo Fluxus, formatosi a New York attorno ad artisti come Yoko Ono e Larry Poons. Nel Regno Unito si affermò la coppia di “sculture viventi” Gilbert & George.

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Gli anni Settanta

Negli anni Settanta con il termine Performance Art si designavano eventi più modesti, spesso gestiti da una persona, che era solitamente l’autore. Dopo il 1975 anche questo genere, come tutte le arti, risentì del minimalismo, movimento incentrato sulla predilezione per forme e narrazioni semplici, e dell’arte concettuale, nella quale il processo creativo è considerato più importante del risultato.

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