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Introduzione; Classificazione degli sport; Cenni storici; Lo sport come professione; I grandi eventi sportivi e la loro organizzazione; Aspetti sociali dello sport contemporaneo
Sport Termine inglese che designa le discipline e i giochi, individuali o di squadra, praticati a livello amatoriale o agonistico e regolati da norme codificate. Il termine “sport”, introdotto in Italia nel XX secolo, deriva, analogamente alla parola italiana “diporto” (sopravvissuta solo in ambito letterario e in quello marinaresco e aeronautico per indicare le imbarcazioni e i velivoli di uso non commerciale), dal francese antico desport o déport (“divertimento”, “svago”). Lo sport, e non solo quello agonistico, è connesso all’idea della sfida o del confronto e ha come obiettivo l’ottenimento di un risultato (coprire una distanza, migliorare un tempo, superare un ostacolo, battere un avversario). In origine inteso prevalentemente come attività ludica, oppure come modo per curare la forma fisica, lo sport è diventato, soprattutto nel corso del XX secolo, una professione e un’impresa economica di elevata importanza.
Ogni tentativo di classificazione degli sport è reso difficoltoso dal fatto che una disciplina può appartenere nello stesso tempo a più categorie, a seconda del criterio di tipologizzazione scelto. È soltanto per tradizione dunque che si riconoscono sei categorie: gli sport “atletici o ginnici”, come l’atletica leggera, la ginnastica, la pesistica, il nuoto, il ciclismo ecc.; gli sport di “contrapposizione”, come il pugilato, la lotta, la scherma, il judo, il karate e le altre arti marziali; gli sport giocati con la palla, dal calcio al rugby, dalla pallacanestro alla pallamano e alla pallavolo, dal tennis al ping-pong, dalla pallanuoto al baseball; gli sport “motoristici” come l’automobilismo e il motociclismo; gli sport di “scivolamento”, come tutte le discipline dello sci alpino e nordico, il bob e il pattinaggio; e, infine, gli sport “nautici”, dalla vela allo sci nautico, dal surf al canottaggio e alla canoa. Nel corso degli ultimi decenni sono nate e si sono affermate nuove discipline – come il beach-volley, la mountain-bike e lo snowboard, una sorta di surf sulla neve –, di cui alcune sono state accolte nel novero degli sport olimpici. Molte sono inoltre le discipline che si situano a cavallo tra lo sport e l’avventura esplorativa, come l’immersione subacquea, l’alpinismo, il volo a vela, il paracadutismo; o tra lo sport e il gioco di abilità, come il biliardo o il bowling.
La pratica sportiva è attestata fin dall’antichità. Le origini delle discipline che diedero vita, nella Grecia classica, a manifestazioni di giochi rituali e collettivi (vedi Giochi panellenici e Giochi olimpici) si perdono nella notte dei tempi e rimandano ad abilità legate alla lotta per la sopravvivenza (la fuga da un pericolo, l’attraversamento di un corso d’acqua, il salto di un ostacolo, l’uso di lance e archi nella caccia, la lotta corpo a corpo contro il nemico). Con il tempo queste abilità vennero associate a celebrazioni collettive e assunsero un valore rituale. I primi giochi olimpici, così detti perché disputati a Olimpia, città situata nella regione nordoccidentale del Peloponneso, risalgono all’anno 776 a.C. Si trattava di una manifestazione sportiva della durata di sei giorni, nel corso della quale si tenevano gare di atletica, combattimenti e concorsi ippici. Anche se la tradizione dei giochi olimpici sopravvisse fino al IV secolo d.C., con la decadenza del mondo classico la pratica dello sport inteso come confronto competitivo rinacque solo nell’Ottocento. Prima di allora l’attività sportiva trovò spazio e applicazione nell’ambito della pratica militare: il tiro con l’arco, le giostre equestri, la scherma vennero a lungo intesi come mero addestramento all’arte della guerra. Al di fuori di questo campo furono rari i casi di diffusione di pratiche sportive, comunque dedicate esclusivamente ai passatempi di ristrette élite aristocratiche: ne sono un esempio il jeu de paume, archetipo del moderno tennis, presso la nobilità francese, oppure, in Scozia, il golf. Le prime competizioni sportive moderne, con evidenti finalità agonistiche, ebbero luogo soprattutto in Inghilterra, e in genere nei paesi nordeuropei interessati dalla rivoluzione industriale. Alcune date segnano in modo significativo la nascita di illustri tradizioni sportive: nel 1829 si tenne la prima regata sul Tamigi tra le rappresentative studentesche delle università di Oxford e di Cambridge; nel 1843 fu fondato il primo club di rugby, gioco nato alcuni decenni primi nell’omonima città inglese; nel 1851, lungo le coste dell’Inghilterra meridionale, ebbe luogo la prima edizione della Coppa America di vela. In quell’epoca iniziarono a diffondersi, sempre in ambito anglosassone, il calcio, il tennis, la pallacanestro. Presto la ricerca della performance sul tempo o sullo spazio si associò al tradizionale confronto tra due contendenti, singoli o collettivi, e sempre più importante divenne il contributo della scienza e della tecnica sia nella misurazione dei risultati sia nel perfezionamento delle condizioni fisiche e tecniche degli atleti. Nel 1892 il francese Pierre de Coubertin, membro dell’Unione delle società podistiche francesi, espose per la prima volta il progetto di riproporre in forma moderna i giochi olimpici. Nel 1894 la costituzione di un Comitato internazionale olimpico (CIO), composto da 13 membri designati dallo stesso De Coubertin, fu il primo atto ufficiale della rinascita delle Olimpiadi, organizzate due anni dopo, nel 1896, ad Atene, per confermare simbolicamente la loro derivazione dai giochi olimpici dell’antichità greca. La prima edizione registrò una partecipazione assai esigua (14 nazioni, per un totale di 241 atleti, solo uomini), e un limitato numero di prove in programma, ottenendo tuttavia un gran successo. Da quell’anno la manifestazione fu sempre organizzata con una cadenza quadriennale che subì interruzioni solo in occasione dei due conflitti mondiali.
Le Olimpiadi contribuirono a una straordinaria diffusione dello sport agonistico. Nel corso del XX secolo le diverse discipline si organizzarono in federazioni nazionali e internazionali e diedero vita a calendari di eventi agonistici. Con il tempo la pratica sportiva divenne per l’atleta un’attività a tempo pieno. La competizione e la ricerca continua di miglioramento delle proprie prestazioni agonistiche comportarono sempre di più una seria preparazione psicofisica, da perseguire attraverso metodologie scientifiche che non lasciavano più spazio al dilettantismo. In ogni disciplina – da quelle che implicano l’utilizzo di mezzi meccanici (l’automobilismo, il ciclismo, lo sci), a quelle più “pure” (l’atletica, il nuoto) – si fece ricorso alla ricerca tecnologica, scientifica o medica per migliorare la preparazione fisica degli atleti, elaborare nuove tecniche e strategie di allenamento e di gioco, realizzare nuovi materiali da impiegare nella costruzione degli strumenti e degli impianti sportivi. Fermamente legate al principio fondatore del dilettantismo, le autorità sportive internazionali si opposero a lungo all’idea che un atleta potesse essere pagato per svolgere l’attività agonistica. Mentre a partire dal secondo dopoguerra alcuni sport si adeguarono ai principi del professionismo (il tennis, il golf, il calcio, l’automobilismo), gli sport olimpici tradizionali continuarono a essere praticati da atleti dilettanti. Già negli anni Settanta tuttavia anche per questi sport la distinzione tra dilettanti e professionisti divenne del tutto formale. Con l’affermarsi della spettacolarizzazione mediatica, due fenomeni economici hanno modificato profondamente la natura dell’evento sportivo: la sponsorizzazione e i diritti di trasmissione televisiva. Le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 sancirono l’inizio di una nuova era per lo sport: la manifestazione sportiva venne infatti interamente finanziata dagli sponsor ed enormi furono i proventi della cessione dei diritti di trasmissione dell’evento alle reti televisive di tutto il mondo. Da quel momento lo sport è diventato un affare economico su scala planetaria e gli stessi suoi protagonisti, i campioni, o meglio le loro icone mediatizzate, vengono celebrati come eroi e modelli di vita. Il calcio in Europa e in Sud America, il basket o il football americano negli Stati Uniti sono diventati complessi fenomeni socioculturali, con propri codici e valori. Contemporaneamente a questa evoluzione, nel corso del XX secolo lo sport ha subito una radicale trasformazione, grazie anche alla diffusione dell’educazione fisica nei programmi istituzionali di insegnamento nelle scuole. La pratica dello sport, un tempo riservata alle élite, si è diffusa tra tutte le classi sociali. Si è affermato così lo sport di massa come grande fenomeno di costume, legato pertanto alle tendenze culturali dell’epoca.
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