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Struttura articolo
Introduzione; Classificazione degli sport; Cenni storici; Lo sport come professione; I grandi eventi sportivi e la loro organizzazione; Aspetti sociali dello sport contemporaneo
Con il passare degli anni le Olimpiadi, limitate a sole 42 gare nella prima edizione del 1896, si sono arricchite di nuove discipline, dal calcio al tennis, dalla pallavolo al ciclismo. All’edizione dei giochi olimpici di Sydney, nel settembre del 2000, più di 10.200 atleti si sono cimentati in 275 prove. Nel 1924 si tenne a Chamonix la prima edizione dei Giochi olimpici invernali, manifestazione che viene riproposta ogni quattro anni e, a partire dal 1994, con cadenza alternata di due anni rispetto all’edizione “estiva”. Oggi le Olimpiadi rappresentano un evento di portata mondiale e connesso a uno straordinario giro di affari. Alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 la concessione dei diritti televisivi fruttò una cifra pari a 650 milioni di dollari; quattro anni dopo l’edizione dei giochi di Atlanta venne totalmente finanziata da una multinazionale. Infatti l’organizzazione delle Olimpiadi costituisce un’eccezionale ritorno d’immagine per lo sponsor, per il paese e soprattutto per la città ospitante: per questo motivo la presentazione delle candidature delle sedi olimpiche si trasforma spesso in una vera e propria guerra senza esclusione di colpi – e talvolta con retroscena non sempre trasparenti – per aggiudicarsi l’incarico. Analogamente, per gli atleti un titolo olimpico rappresenta il culmine della carriera agonistica. Se originariamente, in scrupolosa osservanza dello spirito olimpico sintetizzato dal motto decoubertiniano “l’importante non è vincere ma partecipare”, non si imponevano restrizioni alle iscrizioni degli atleti, già da molti anni le federazioni impongono dei criteri di selezione atti ad assicurare la partecipazione dei maggiori protagonisti delle diverse discipline sportive, benché continui a essere salvaguardata la presenza di atleti di tutti i paesi .
In termini economici e mediatici il successo delle Olimpiadi è tuttavia secondo a un altro evento sportivo internazionale: la Coppa del Mondo di calcio. Organizzata anch’essa ogni quattro anni a partire dalla prima edizione del 1930, la competizione mette a confronto, in un torneo che dura circa un mese, le migliori squadre internazionali (selezionate attraverso un apposito torneo). Se l’edizione delle Olimpiadi di Atlanta del 1996 fu seguita, lungo tutto il suo svolgimento, da 19,6 miliardi di telespettatori, la Coppa del Mondo di calcio del 1994, la prima svoltasi negli Stati Uniti, raggiunse un’audience di 31,7 miliardi di spettatori, di cui 1 miliardo e mezzo nella sola finale Brasile-Italia. L’edizione 2002 della Coppa del Mondo, tenutasi in Giappone e Corea del Sud, è stata trasmessa in 215 paesi, raggiungendo quasi i 32 miliardi di telespettatori.
Ogni disciplina ha le proprie manifestazioni che scandiscono il calendario annuale dell’attività agonistica. A cadenza periodica di uno, due o quattro anni si alternano i campionati mondiali, i campionati continentali, tornei o competizioni dalla tradizione prestigiosa come il Tour de France, Wimbledon, la Coppa America, il cui interesse va ben oltre la cronaca meramente sportiva. Ma lo sport, concepito come straordinaria macchina spettacolare, sta sfuggendo al controllo degli attori tradizionali per diventare potente strumento economico nelle mani della grande industria della comunicazione, con il serio rischio di vederne travisate le regole.
L’organizzazione degli eventi sportivi e l’amministrazione delle attività agonistiche sono delegate a federazioni nazionali e internazionali. Delle 54 federazioni internazionali, 34 rappresentano sport riconosciuti dal Comitato olimpico internazionale; alcune di esse, come la FIFA (calcio), la IAAF (atletica leggera), o la FIA (automobilismo), sono estremamente influenti all’interno del movimento sportivo internazionale in virtù della straordinaria popolarità e del forte potere economico che esercitano attraverso le discipline da loro amministrate; i loro stessi presidenti sono personalità di grande potere politico internazionale. Il Comitato olimpico internazionale (CIO), composto attualmente da 115 membri scelti per cooptazione, si occupa dell’organizzazione delle Olimpiadi, decidendo l’assegnazione a una sede ospitante e l’eventuale ammissione di nuove discipline.
A causa della sua sempre maggiore diffusione, della sua capacità di suscitare adesione e veicolare valori, lo sport è stato spesso utilizzato a fini di propaganda politica o ideologica. Nel corso del XX secolo si è spesso rivelato un vero e proprio strumento di potere: le Olimpiadi di Berlino del 1936, promosse con grande dispiego di mezzi di comunicazioni di massa da parte del regime nazista di Hitler, rappresentarono la massima espressione di questa implicita potenzialità dello sport. Nel 1980 e nel 1984, il reciproco boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca e Los Angeles da parte delle rappresentative di Stati Uniti e Unione Sovietica ha ulteriormente dimostrato il valore politico che può assumere un evento sportivo. Strumento di pressione, oppure di propaganda, lo sport, soprattutto nel periodo della guerra fredda, è stato eletto a vessillo di orgoglio nazionale sia da parte dei paesi occidentali che di quelli comunisti. In epoca più recente, l’“esportazione” dagli Stati Uniti al resto del mondo di sport tipicamente americani come il basket o il football americano, e delle modalità spiccatamente consumistiche della loro fruizione, può essere interpretato come una sorta di imposizione di modelli culturali e commerciali del modello ideologico americano.
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