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Risultati di Windows Live® Search Poetae novi o Neóteroi Gruppo di poeti lirici latini attivi intorno alla metà del I secolo a.C., che segnarono un grande rinnovamento nell’ambito del repertorio formale e tematico della poesia latina. Il nome greco neóteroi, al quale si affiancava quello latino di poetae novi (poeti nuovi), è dovuto a Cicerone, che così definiva alcuni poeti suoi contemporanei che si ispiravano direttamente ai modelli dell’età ellenistica, e in particolar modo ad autori come Callimaco anzitutto, ma anche Arato, Nicandro, Apollonio Rodio, Mosco di Siracusa, Teocrito, Meleagro. La denominazione ciceroniana di “poeti nuovi” rivelava un giudizio spregiativo e puntava il dito contro il rifiuto da parte delle nuove generazioni di poeti di collocarsi nel solco della tradizione letteraria latina, che vedeva come massimo punto di riferimento stilistico il genere epico, forma “alta e impegnata” per eccellenza. La scelta di altre forme poetiche – l’epigramma, l’elegia o l’epillio mitologico – adatte ad accogliere soggetti autobiografici come l’amicizia, l’amore, le personali riflessioni sull’attività artistica, come pure la ricerca di soluzioni raffinate nella lingua e nella metrica, costituivano, insieme alla vicinanza generazionale, i comuni denominatori di questi poeti, che comunque non possono considerarsi una vera e propria scuola. Il maggior esponente dei poeti neoterici è Catullo, che peraltro è l’unico del quale è stata tramandata una ricca documentazione letteraria. Pochissimo infatti si conosce di Valerio Catone, Elvio Cinna, Varrone Atacino, Furio Bibaculo, Licinio Calvo, Cornelio Gallo; al greco Partenio di Nicea, forse liberto di Elvio Cinna, si riconosce invece l’importante ruolo di aver fatto conoscere a Roma i modelli alessandrini. Assai importante fu l’attività di ricerca filologica e critica di alcuni di questi poeti: Valerio Catone, ad esempio, aveva presso i suoi contemporanei la fama di grande critico letterario, vero dispensatore di esaltazioni o stroncature per altri letterati. Dall’esperienza neoterica si può certo dire che la poesia latina abbia subito una profonda trasformazione, poiché l’esigenza di una maggiore raffinatezza e cura formale condizionò non solo la lirica, ma anche generi più tradizionali come la poesia epica. L’Eneide virgiliana, scritta qualche decennio dopo, rivela infatti una chiara emancipazione, impensabile senza l’esempio dei neóteroi, dal tradizionale modello stilistico e linguistico che aveva ancora nell’opera di Ennio il suo massimo riferimento.
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