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    Il termine ready made è utilizzato per descrivere un'opera d'arte ottenuta da oggetti per lo più appartenenti alla realtà quotidiana, lontani dal sentimentalismo e dall ...

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Ready-made

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Ready-made Oggetto comune considerato opera d’arte per il fatto di venire esposto al pubblico da un artista: è dunque principalmente l’intenzione di quest’ultimo, non priva di sottintesi ironici e provocatori, a conferire all’oggetto lo statuto di opera, giocando con le abitudini ricettive del pubblico occidentale, che si sono formate e consolidate parallelamente ai canali istituzionali della fruizione dell’arte.

Il primo a utilizzare l’espressione ready-made fu Marcel Duchamp, che così definì alcune sue opere realizzate tra il 1913 e il 1921. Si trattava di oggetti prodotti in serie, esposti con chiaro intento provocatorio: sono divenute particolarmente famose la Ruota di bicicletta, semplicemente montata su uno sgabello, e la Fontana (1917), un orinatoio su supporto, sul quale l’artista s’è limitato ad apporre la firma “R. Mutt”. Con la personalissima nuova versione della Gioconda di Leonardo da Vinci, una riproduzione del celebre ritratto rinascimentale sul quale l’artista aveva disegnato un paio di baffetti neri, Marcel Duchamp è già partecipe del clima del surrealismo. La sua radicale messa in discussione delle nozioni tradizionali dell’arte attraverso i ready-made segnerà profondamente numerosi movimenti e correnti artistiche del XX secolo.

Man Ray seguirà per qualche tempo un percorso artistico analogo a quello dell’amico Duchamp, proponendo oggetti banali decontestualizzati, combinati in accostamenti insoliti o modificati in modo da negare la loro funzione originaria: ricordiamo ad esempio Gift (1921), un ferro da stiro con la parte inferiore irta di chiodi. Le invenzioni dei due artisti, attivi a Parigi e fondatori del gruppo dada di New York (1917), ebbero un ruolo importante nello sviluppo del surrealismo. Il teorico del movimento, André Breton, definì i ready-made “oggetti prefabbricati, elevati alla dignità di opera d’arte dalla scelta dell’artista”.

Negli anni Cinquanta l’operazione concettuale ed estetica sottesa alla realizzazione dei ready-made fu messa in evidenza e approfondita dalla Pop Art statunitense, in particolare da Robert Rauschenberg, Jasper Johns e Andy Warhol.

Gli Stati Uniti furono a lungo terreno fertile per simili forme di provocazione artistica: nel corso degli anni Ottanta si avvicinarono al ready-made diversi giovani artisti americani, tra cui Jeff Koons. Ma, diversamente dalle opere dada, questa produzione artistica presenta oggetti fortemente modificati nella loro natura, attraverso fusioni in bronzo (per Johns) o in acciaio (per Koons), oppure assemblati e integrati in installazioni complesse: tra le creazioni di Koons, ad esempio, ricordiamo le composizioni con tubi al neon in bacheche di plexiglas.

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