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Caravaggismo

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Artemisia Gentileschi: Giuditta e OloferneArtemisia Gentileschi: Giuditta e Oloferne

Caravaggismo Corrente pittorica del XVII secolo, ispirata allo stile e alla tecnica di Caravaggio; rappresentata da personalità artistiche diverse, ma accomunate da una ricerca espressiva per molti versi parallela, contribuì a tenere viva l’influenza dell’opera di Caravaggio nella pittura europea per tutto il Seicento.

Tenendo come costante riferimento le opere del Merisi, i caravaggisti costituirono un linguaggio formale dai caratteri definiti, basato su un insieme di scelte tecniche (chiaroscuro), poetiche (naturalismo), compositive (poche figure a grandezza naturale) e rappresentative (scene di taverna, musici). Tale maniera si affermò prima a Roma, a Napoli e a Genova, e si diffuse poi velocemente oltralpe, in Francia, in Spagna, in Inghilterra e nei Paesi Bassi.

A Roma l’influenza di Caravaggio fu più diretta, grazie alla presenza nella capitale del maestro. Furono suoi discepoli, o emuli quasi contemporanei, pittori come Bartolomeo Manfredi, le cui opere furono talvolta confuse con quelle di Caravaggio stesso, e Orazio Borgianni, artista al servizio di Carlo Borromeo, che diede un’impronta eminentemente spirituale alla sua pittura. Orazio Gentileschi, che innestò il trattamento caravaggesco della luce su un manierismo di origine toscana, contribuì con i suoi viaggi a diffondere lo stile in Francia e in Inghilterra; sua figlia Artemisia, anch’essa caravaggista, fu attiva a Roma, a Firenze e a Napoli, e seguì il padre in Inghilterra. Furono inoltre caravaggisti il napoletano Battistello, il siciliano Pietro Novelli (1603-1647), il calabrese Mattia Preti e il romano Giovanni Serodine.

Una delle figure più importanti dell’ambiente artistico napoletano fu lo spagnolo Jusepe de Ribera, che aveva conosciuto le opere di Caravaggio e dei suoi discepoli a Roma. Ribera esercitò una forte influenza su diversi artisti suoi connazionali, rivestendo un ruolo determinante nella diffusione dello stile caravaggesco in Spagna.

Il francese Valentin de Boulogne, romano d’adozione, si proclamò apertamente discepolo di Caravaggio, e nelle sue prime opere si compiacque di ripetere gli stessi soggetti del maestro: di grande effetto drammatico sono le sue figure che emergono prepotentemente dall’ombra. Anche Simon Vouet si ispirò al Caravaggio, coniugando tuttavia la tecnica luministica dell’italiano con altre suggestioni stilistiche. Infine, il caravaggismo di Georges de La Tour è evidente: nei suoi dipinti, sovente di ambientazione notturna, compare spesso la sorgente luminosa, che dona ai visi una chiarità di tono quasi mistico.

Nei Paesi Bassi, l’influenza del caravaggismo passò per il temperamento malinconico di Hendrick Terbrugghen e per l’interpretazione di grande effetto di Gerrit van Honthorst, detto Gerardo delle Notti, uno dei pochi pittori olandesi del XVII secolo ad avere avuto una carriera internazionale e l’onore di commissioni ufficiali: notevole successo ebbero le sue tele con scene notturne, schiarite da una candela o una torcia, dai riflessi rosseggianti.

Delle componenti fondamentali del caravaggismo – realismo rappresentativo, temi drammatici e spiritualmente coinvolgenti, trattamento della luce – fu senza dubbio l’ultima a segnare più profondamente la pittura europea del XVII secolo. Roberto Longhi, uno dei massimi studiosi del fenomeno caravaggesco, chiarì come, rispetto alle ricerche degli artisti veneziani del XIV e XV secolo, il Caravaggio avesse elaborato uno stile e una tecnica della resa luministica del tutto originale, in cui la luce non è asservita alla definizione plastica delle forme, ma è al contrario l’elemento che, insieme all’ombra, conferisce agli oggetti e ai corpi la stessa esistenza.

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