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Introduzione; Le ragioni della crisi; L’operazione “Scudo nel deserto”; L’operazione “Tempesta nel deserto”; La resa dell’Iraq; Bilancio della guerra
Guerra del Golfo Conflitto che nell’inverno del 1991 oppose l’Iraq a una coalizione internazionale formatasi sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. La crisi che portò alla guerra ebbe inizio il 2 agosto 1990, quando l’Iraq invase il Kuwait proclamandone in seguito l’annessione (28 agosto).
Le cause che portarono alla guerra del Golfo furono diverse e complesse. In primo luogo, per via della lunga e costosa guerra contro l’Iran, l’Iraq era sprofondato in una grave crisi economica e politica. L’opposizione al regime di Saddam Hussein, diffusa ovunque nel paese, si era fatta particolarmente insidiosa nel nord e nel sud, e cioè nelle regioni a maggioranza curda e sciita, che minacciavano di rendersi indipendenti. Era peraltro caduta nel vuoto la richiesta rivolta da Saddam Hussein agli altri paesi del Golfo di ridurre la produzione di petrolio e innalzarne il prezzo, cosa che gli avrebbe consentito di ottenere maggiori entrate con cui affrontare la grave situazione. In secondo luogo, l’Iraq considerava una sua regione il Kuwait, del quale non aveva infatti mai riconosciuto l’indipendenza, e lo accusava di sfruttare indebitamente i ricchi giacimenti di petrolio situati presso il confine tra i due paesi e da entrambi rivendicati. Saddam Hussein riteneva che l’aggressione al Kuwait avrebbe sollevato le proteste della comunità internazionale, ma non le reazioni di quei paesi arabi e occidentali, e in particolare degli Stati Uniti, che lo avevano sostenuto nella guerra contro l’Iran. Nell’intento di puntellare il suo traballante regime, Saddam Hussein decise così di giocare la carta nazionalista, ignorando gli ammonimenti della comunità internazionale.
L’invasione del Kuwait suscitò le proteste internazionali, ma anche l’energica reazione degli Stati Uniti, decisi a cogliere l’occasione per consolidare la propria presenza in Medio Oriente. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU approvò una serie di risoluzioni di condanna, colpendo l’Iraq con sanzioni economiche e intimandogli infine di ritirare le proprie truppe dal Kuwait entro la data del 15 gennaio 1991. Nel corso dell’autunno, su mandato delle Nazioni Unite si costituì una coalizione internazionale formata da più di quaranta paesi (tra cui anche paesi arabi quali l’Arabia Saudita, l’Egitto e la Siria) e una forza composta da più di 700.000 uomini (in maggioranza forniti dagli Stati Uniti) venne schierata nella regione nell’operazione chiamata “Scudo nel deserto” (Desert Shield).
Scaduto l’ultimatum, il 17 gennaio 1991 le forze della coalizione, guidate dal generale statunitense Norman Schwarzkopf, lanciarono l’operazione denominata “Tempesta nel deserto” (Desert Storm), consistente in una massiccia offensiva aerea contro obiettivi militari in Iraq e in Kuwait. Gli attacchi della forza multinazionale erano volti alla neutralizzazione dei centri di comando iracheni, concentrati a Baghdad e a Bassora; all’interruzione delle linee di trasporto e di comunicazione tra Baghdad e le truppe sul campo; alla neutralizzazione dell’artiglieria irachena, trincerata lungo il confine tra Arabia Saudita e Kuwait, e della Guardia repubblicana, composta da un’élite di 125.000 uomini dislocati nell’Iraq sudorientale e nel Kuwait settentrionale. L’offensiva aerea disarticolò in breve tempo il sistema difensivo iracheno, infliggendo pesanti perdite all’esercito e mietendo al contempo molte vittime tra la popolazione civile. Contro le soverchianti forze della coalizione l’esercito iracheno rimase pressoché inerme, riuscendo ad abbattere pochi velivoli e a indirizzare alcune decine di missili Scud verso l’Arabia Saudita e Israele (che, in accordo con gli Stati Uniti, non si lasciò coinvolgere nel conflitto).
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