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Góngora y Argote, Luis de

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Luis de GóngoraLuis de Góngora

Góngora y Argote, Luis de (Cordova 1561-1627), poeta spagnolo. Figlio del giudice e letterato Francisco de Argote, prese il nome della madre Leonor de Góngora. Studiò alle università di Cordova e Salamanca legge e lettere, senza però laurearsi. Si avviò invece alla carriera ecclesiastica e prese a diciott'anni gli ordini minori. Svolse varie missioni ecclesiastiche e assunse incarichi nell'ambito della Chiesa, ma i suoi componimenti poetici gli crearono difficoltà, suscitando polemiche (ecclesiastiche e letterarie) attorno alla sua persona. Tuttavia in età avanzata prese gli ordini maggiori e con l'aiuto di amici protettori (tra cui il duca di Lerma) riuscì a diventare cappellano reale alla corte di Filippo III. Caduti in disgrazia i suoi protettori, si mise, grazie al nuovo favorito, il conte di Olivares, al seguito di Filippo IV. Colpito da apoplessia, si ritirò a Cordova dove morì. Poco dopo la morte uscì la prima edizione della sua opera poetica, che rinnovò consensi e polemiche per la novità del linguaggio e delle soluzioni stilistiche impiegate.

Dagli anni giovanili alla morte, Góngora sperimentò un ampio registro espressivo, dalle forme popolari a quelle colte, ma ai suoi tempi la sua opera circolò perlopiù manoscritta. A parte alcuni testi teatrali, tra cui La costanza di Isabella (1610) e Il dottor Carlino (1613), che non ebbero molta fortuna, la fama di Góngora ai suoi tempi era legata ai quattro poemi maggiori: La canzone per la presa di Larache (1610); La favola di Polifemo e Galatea (1612), in ottave; Le solitudini (1613), uno dei vertici della sua poesia; e Il panegirico del duca di Lerma (1616). Ma fondamentali restano le liriche pubblicate postume. Soprattutto qui, Góngora mostra di essere un maestro del barocco spagnolo, in particolare di quella linea denominata 'gongorismo' o 'cultismo' o 'culteranesimo' (da estilo culto, 'stile dotto'). Nella sua opera egli tiene conto del petrarchismo spagnolo ed europeo, dell'opera di Ovidio e della tradizione classica, oltre che del filone popolare spagnolo. Ma al tempo stesso compie una rielaborazione con gusto sperimentale libero e moderno, attuando scelte linguistiche preziose, lontane dall'uso corrente, privilegiando parole desuete e neologismi, addentrandosi in aree metaforiche nuove e alterando la normale sintassi, fino a fare della sua lingua letteraria una lingua altra, separata dalla convenzione non solo comune ma anche da quella letteraria corrente. L'operazione è evidente soprattutto nei sonetti (amorosi, satirici, morali). La fortuna e la sfortuna di Góngora sono state parallele a quelle del barocco, e la sua opera ha avuto grande influenza sulla poesia moderna, specialmente sui simbolisti e, su tutti, Mallarmé.

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