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Introduzione; Precursori; Nascita di un’industria; Influenze transculturali; Il mondo anglosassone; Il continente europeo e l’Italia
Musica leggera Insieme di tendenze musicali affermatesi a partire dal XX secolo, caratterizzate da un linguaggio relativamente semplice e in alcuni casi schematico. La musica leggera è strettamente inserita nel circuito di diffusione commerciale mondiale con incisioni discografiche, video, festival, concerti-spettacolo, trasmissioni e reti televisive e radiofoniche. Se la semplicità del linguaggio musicale distingue la musica leggera dalla cosiddetta “musica colta” (vedi Musica occidentale), la presenza di una vera e propria industria la differenzia dalla musica popolare.
In pressoché tutte le culture è stata attestata la presenza di una forma musicale con elementi popolari destinata all’intrattenimento; è questo il caso delle composizioni dei menestrelli medievali francesi e tedeschi, della chanson in Francia (XIV-XVI secolo) e del madrigale in Italia (XIV secolo). Con l’introduzione della stampa musicale, attorno al 1500, ebbe inizio la vendita e la circolazione dei testi; nel Settecento le nuove possibilità di consumo, legate all’avvento della rivoluzione industriale, consentirono a un maggior numero di persone di acquistare strumenti musicali. I fabbricanti cominciarono a produrli in serie e presto il pianoforte e la chitarra divennero prodotti commerciali standardizzati. Si cominciarono a vendere trascrizioni di brani orchestrali e operistici per l’esecuzione domestica; le canzoni popolari entrarono nelle sale da concerto.
L’invenzione del fonografo di Thomas Edison rese ancora più accessibile il consumo domestico della musica. Prima del 1900 comparvero i primi fonografi a gettone (precursori del jukebox) e già allo scoppio della prima guerra mondiale molti musicisti incidevano dischi. La radio negli anni Venti e la televisione negli anni Quaranta introdussero nelle abitazioni private musica dal vivo e registrata; il cinema sonoro diede popolarità a molti cantanti. L’industria della musica leggera si espandeva, interessando un numero sempre maggiore di figure professionali a essa legate. Compositori ed editori iniziarono a tutelare i loro diritti commerciali: nacquero così le leggi sul diritto d’autore e nel mondo dello spettacolo si formarono sindacati per difendere i salari e regolamentare le condizioni di lavoro. La diffusione della musica leggera cambiò il ruolo della musica nella vita quotidiana. Un tempo prerogativa delle classi più facoltose, la musica in ambito domestico divenne un elemento consueto all’interno delle famiglie borghesi. I testi delle canzoni finirono per riflettere la realtà dei nuclei familiari, fatta di speranze e delusioni, nostalgia e buonumore, ma soprattutto, amore. In una società in cui la realtà urbana aveva assorbito una parte considerevole della popolazione rurale, la musica leggera soddisfaceva inoltre i bisogni psicologici legati alle mutate condizioni di vita e ai nuovi assetti sociali.
L’avvento dei mezzi di comunicazione di massa facilitò la fusione di elementi tra lo stile leggero, folk e classico. La musica da ballo americana e quella afroamericana si diffusero in Europa durante e dopo la prima guerra mondiale. La radio e il grammofono introdussero elementi europei e americani in Africa, producendo stili come il kwela sudafricano e l’highlife del Ghana (vedi Musica africana). In Egitto e in Medio Oriente l’industria discografica alimentò uno stile arabo internazionale basato sul folclore tradizionale della musica islamica, mentre in India, Cina e Giappone pianoforte e violino, strumenti di origine europea, ebbero un potente impatto.
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