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Brassaï

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Brassaï Nome d'arte di Gyula Halász (Brassó 1899 - Parigi 1984), fotografo ungherese. Dopo aver seguito studi artistici a Budapest e a Berlino, si trasferì a Parigi nel 1924. Le sue prime fotografie, raccolte nel 1932 nel volume Paris de nuit, offrono suggestivi scorci notturni della capitale francese: piazze, vie e locali di quartieri caratteristici (Arco di Trionfo, Canale di scolo all’aperto, “Bijou” dei cabaret di Montmartre, 1932). Amico di Vasilij Kandinskij, Oskar Kokoschka, László Moholy-Nagy, frequentò i circoli artistici di Montparnasse (in particolare, il gruppo surrealista) e collaborò con la rivista d’avanguardia “Minotaure”. Risentono di questi contatti i significativi ritratti di Picasso, Man Ray, Salvador Dalí.

Uno sguardo più crudo e disincantato, che lo allontana dalla vena estetizzante delle fotografie della notte parigina, traspare dalla raccolta Voluptés de Paris (1933), incentrata sulla vita quotidiana della grande città, in cui rispettabili borghesi, nel tempo lasciato libero dalle occupazioni lavorative, si confondono con coloro che sono considerati “ai margini”: ballerine, alcolizzati, amanti clandestini, prostitute, delinquenti (Kiki canta in un cabaret a Montparnasse, 1933). Significativa summa di questo lavoro è la pubblicazione Parigi segreta degli anni Trenta (1976).

Sotterranea in tutto il lavoro di Brassaï e mai tuttavia riconosciuta (l’artista riconosceva alla fotografia la funzione di testimonianza del reale, non di costruzione artistica), la vena surrealista fa da sfondo al libro-diario Conversazioni con Picasso (1965), in cui, accanto a interessanti testimonianze sull’artista catalano, sono raccolte raffinate immagini di pittori come Henri Matisse, Joan Miró, Salvadorr Dalí (Picasso nel suo studio di Rue de la Boétie, 1932; Salvador Dalí e Gala, 1932; Matisse e la sua modella, 1939; Miró nel Parco Güell a Barcellona, 1955).

Brassaï si dedicò anche alla scenografia teatrale, progettando e realizzando sfondi e quinte fotografiche (ad esempio per En passant di Raymond Queneau, 1947, e per il balletto Fedra di Jean Cocteau e Georges Auric, 1950), e alla scrittura creativa (La storia di Maria, 1948). Importante fu inoltre il suo contributo (dal 1949 al 1960) alla famosa rivista di moda “Harper’s Bazaar”.

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