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Psicologia sociale

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Introduzione

Psicologia sociale Branca della psicologia che studia il rapporto tra processi psicologici e processi sociali, tra comportamento individuale e ambiente sociale.

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Nascita della disciplina

Molte delle domande attuali della psicologia sociale furono formulate ancor prima che l’indagine psicologica fosse condotta con metodi scientifici. I quesiti sollevati dal filosofo greco Aristotele, dal letterato italiano Niccolò Machiavelli e dal filosofo inglese Thomas Hobbes, e in seguito da molti altri, si ripresentano infatti anche nel lavoro degli psicologi sociali contemporanei.

La storia più recente della psicologia sociale ha inizio con la pubblicazione, nel 1908, di due manuali (del filosofo britannico William McDougall e del sociologo statunitense Edward Alsworth Ross) che esaminavano l’influenza della società sullo sviluppo e sul comportamento individuale. McDougall descrisse gli istinti come disposizioni psicofisiche dipendenti dal patrimonio ereditario e finalizzate all’attivazione di determinati comportamenti. Ross, invece, focalizzò la sua attenzione sulle modalità di trasmissione del comportamento da persona a persona come, ad esempio, nel caso della propagazione delle emozioni in una folla o della diffusione di mode e costumi.

Social Psychology, pubblicato nel 1924 dallo psicologo statunitense Floyd Allport, ebbe un peso rilevante sullo sviluppo della psicologia sociale, intesa come settore specialistico della psicologia generale. Ricorrendo al concetto di “apprendimento associativo”, Allport spiegò gran parte del comportamento sociale evitando, contrariamente a Ross e a McDougall, di ricorrere a forze non meglio definibili o a complesse disposizioni innate.

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Primi esperimenti

Negli anni Trenta le ricerche empiriche furono inizialmente rivolte ad alcuni argomenti specifici, come il comportamento sociale degli animali, le abilità di risoluzione dei problemi (in inglese problem solving), gli atteggiamenti e le opinioni, la diffusione del pregiudizio, la leadership.

Lo psicologo Kurt Lewin sviluppò un modello secondo cui la teoria deve guidare la ricerca con l’obiettivo di chiarire i meccanismi alla base dei fenomeni studiati per poter intervenire su di essi. Se da un lato la teoria consente di spiegare il comportamento, dall’altro permette al ricercatore di predire le specifiche condizioni in base alle quali un determinato comportamento si può verificare. Lo sperimentatore, a questo punto, è in grado di costruire un disegno sperimentale con cui osservare e misurare scientificamente il comportamento, modificando o ampliando la sua teoria in base ai risultati ottenuti.

Nel 1939 Kurt Lewin, insieme a due collaboratori, pubblicò i risultati di un esperimento che sarebbe passato alla storia: alcuni adulti furono incaricati di dirigere gruppi casuali di bambini assumendo, di volta in volta, diverse modalità di conduzione del gruppo; in tal modo si realizzava un particolare “clima”, determinato dalle condizioni sociali e ambientali, all’interno del quale si instaurava una particolare leadership: la leadership “democratica”, in cui le decisioni sono generate dalle discussioni guidate dal leader, il quale a sua volta tiene conto delle decisioni del gruppo; la leadership “autoritaria”, in cui le decisioni sono prese esclusivamente dal leader; la leadership “laissez-faire”, nella quale il leader non partecipa direttamente alle attività del gruppo, i cui membri godono così della più ampia libertà di azione.

Risultarono evidenti differenze tra i gruppi a gestione democratica e quelli a gestione autocratica. Nei primi prevaleva la collaborazione tra i membri e la creatività individuale; nei secondi si manifestavano tensioni, aggressività e, in certi casi, apatia. Nei gruppi con la leadership permissiva si manifestavano invece senso di fallimento, frustrazione e aggressività tra i membri e nei confronti del leader.

L’originalità e il successo di questa ricerca risvegliarono l’interesse di altri studiosi. Alla fine della seconda guerra mondiale si assistette così a un notevole incremento delle ricerche che impiegavano la sperimentazione in ambienti sociali controllati.

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Aree di ricerca

La psicologia sociale condivide molti interessi con altre discipline, in particolare con la sociologia e l’antropologia culturale. Le tre scienze differiscono, comunque, nell’oggetto di studio: i sociologi studiano i gruppi sociali e le istituzioni, gli antropologi le culture umane, mentre gli psicologi sociali focalizzano la loro attenzione sul modo in cui i gruppi sociali, le istituzioni e le culture influenzano il comportamento degli individui.

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