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Polline Polvere formata dai granuli pollinici prodotti dagli organi riproduttivi maschili delle piante gimnosperme e angiosperme. Il polline, attraverso il processo di impollinazione, viene trasportato da diversi agenti (vento, insetti e altri animali, acqua) sugli organi riproduttivi femminili di piante della stessa specie; forma il gamete maschile che, fecondando quello femminile all’interno dell’ovulo, determina la formazione di un embrione e lo sviluppo del seme. Le gimosperme, come i pini e gli abeti, e le angiosperme, come la maggior parte delle piante arboree dei nostri climi, sono caratterizzate da un ciclo vitale ad alternanza di generazioni (ciclo aplo-diplonte), in cui una generazione di individui diploidi (sporofiti) è seguita da una generazione di individui aploidi (gametofiti); ciascun granulo pollinico costituisce il gametofito maschile (o microgametofito) e rappresenta un vero e proprio individuo, anche se composto da poche cellule. L’evoluzione, infatti, ha privilegiato nelle gimnosperme e nelle angiosperme lo sviluppo dello sporofito (l’intera pianta) mentre ha ridotto il gametofito a un organismo microscopico, incapace di sopravvivere al di fuori dello sporofito e deputato soltanto alla funzione riproduttiva.
Il granulo pollinico si forma all’interno di strutture dette sacche polliniche, che costituiscono gli sporangi maschili (microsporangi). Nelle gimnosperme, le sacche polliniche si trovano sulle squame dei coni maschili; nelle angiosperme, sono nelle antere degli stami. All’interno della sacca pollinica vi sono cellule dette microsporociti (o anche cellule madri delle microspore), diploidi; per meiosi, ciascuna dà origine a quattro cellule aploidi, le microspore. Intorno a ciascuna microspora, che si può considerare un granulo di polline immaturo, si forma un duplice rivestimento; all’interno è costituito da cellulosa e pectine ed è detto intina, mentre all’esterno prende il nome di esina e comprende polimeri della famiglia dei terpeni, genericamente chiamati sporopollenine. Le sporopollenine rendono la superficie del polline estremamente resistente alle avversità ambientali. All’interno del rivestimento, la microspora si divide per mitosi e forma un minuscolo gametofito, il granulo di polline maturo, che viene liberato dalle sacche polliniche perché avvenga l’impollinazione.
Nelle gimnosperme le cellule all’interno del granulo pollinico sono dette protalliali; soltanto quando il granulo di polline è giunto in prossimità dell’ovulo, si differenziano in una cellula generativa, una cellula del tubetto pollinico e due cellule protalliali. La cellula generativa, infine, dà origine per mitosi a due nuclei spermatici che rappresentano i gameti maschili veri e propri.
Nelle angiosperme le quattro microspore aploidi derivanti dalla meiosi sono inizialmente riunite in una tetrade pollinica, avvolte da un composto detto callosio. La tetrade quindi si scinde in quattro microspore (i granuli di polline immaturi) nelle quali si forma il doppio rivestimento di intina ed esina. Dopo la divisione della microspora all’interno del suo involucro, il granulo di polline maturo contiene un nucleo vegetativo e un nucleo del tubetto pollinico; a sua volta, il nucleo vegetativo si divide e produce due nuclei generativi o spermatici, ovvero i due gameti maschili. Quest’ultima divisione, a seconda delle specie, può avvenire al momento della liberazione del polline dalla sacca pollinica oppure quando il granulo è giunto in prossimità dell’ovulo. Nelle angiosperme la superficie esterna del granulo è costellata di piccoli pori, detti pori germinativi; da uno di questi, al momento della germinazione del granulo, si sviluppa il tubetto pollinico, struttura attraverso la quale i gameti maschili raggiungono l’ovulo al momento della riproduzione.
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