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Introduzione; La dialettica e le idee; Probabilità e logica; Le antinomie kantiane; Tesi, antitesi e sintesi; Il materialismo e la Scuola di Francoforte
Dialettica In filosofia, metodo di investigazione della verità mediante l’analisi critica di argomenti e ipotesi opposte.
In quanto fa leva sulle contraddizioni latenti in una certa tesi, la dialettica può farsi risalire ai paradossi di Zenone di Elea; ma come arte del dialogo e della discussione (dialéghesthai, da cui la parola “dialettica”, significava in greco antico “discutere”, “dialogare”), volta non solo a un esito critico e demolitore di determinate teorie, essa fu valorizzata da Socrate e da Platone. Per i due filosofi greci la dialettica è finalizzata al raggiungimento di una verità condivisa dai partecipanti a una discussione mediante un gioco di domande e risposte, e in tal senso essa si distingue dall’eristica, che è l’abilità di prevalere nelle contese verbali. Platone, inoltre, attribuì alla dialettica il significato di conoscenza filosofica, intesa come studio delle relazioni che intercorrono fra le molteplici idee e come analisi del loro rapporto con l’idea del Bene. In questa prospettiva, la dialettica platonica consta di due momenti: quello che per via di unificazione dalle cose sensibili (i molteplici individui) risale all’idea (ad esempio di uomo), e poi ancora dalle molteplici idee a quelle più generali ancora (ad esempio di animale), e il procedimento opposto, che attraverso una serie di divisioni dei diversi generi perviene all’idea particolare (o “specie”: ad esempio, partendo dall’idea generica di animale, attraverso le divisioni fra terrestri e acquatici, volatili e pedestri ecc., si perviene all’idea specifica di uomo).
Dal canto suo, il discepolo più famoso di Platone, Aristotele, intese la dialettica non più come il livello più elevato della scienza, ma come l’arte della discussione delle opinioni probabili, e in questo senso la oppose all’apodittica, che consiste invece nel metodo della dimostrazione scientifica. Ciò non significa che la dialettica perda importanza in Aristotele: i ragionamenti dialettici procedono da opinioni solo probabili, ma non da opinioni assunte a caso, bensì da quelle sostenute dai più sapienti, e mirano a esaminare quali di esse reggano ai tentativi di confutazione. Inoltre, la dialettica svolge per Aristotele una funzione importante nell’indirizzare la ricerca verso quei principi primi delle diverse scienze che non possono essere fatti oggetto di dimostrazioni. Dopo Aristotele, e soprattutto per influenza dello stoicismo, il termine dialettica venne a designare semplicemente lo studio della logica, e in questo senso essa era usata nella scolastica medievale.
Un rinnovamento della dialettica si ebbe nel pensiero moderno solo con Immanuel Kant nel XVIII secolo. Nella sua Critica della ragion pura egli parla della dialettica come di una “logica della parvenza” relativa a quelle “illusioni trascendentali” (cioè necessarie e a priori) che sono le idee della ragione: l’idea dell’anima, l’idea del mondo, l’idea di Dio. Tali idee si rivelano affette da contraddizioni logiche, perché la ragione umana, nel riferirsi a esse, non è più aiutata dall’esperienza. Ad esempio, di fronte all’idea del mondo come totalità assoluta dei fenomeni, la ragione genera delle antinomie, nelle quali risulterebbero ugualmente dimostrabili due proposizioni opposte, dette l’una tesi e l’altra antitesi.
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