Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Lampada

Risultati di Windows Live® Search

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search

Lampada

Articolo
Multimedia
Lampadina di EdisonLampadina di Edison
Struttura articolo
1

Introduzione

Lampada Dispositivo usato per l'illuminazione artificiale. Esempi antichi di lampada possono essere considerate le torce a lunga durata, costituite da fasci di rami resinosi, legati insieme e intrisi di grasso o di olio.

2

Lampade a olio

Non è nota l'origine delle lampade a olio, già di uso comune in Grecia intorno al IV secolo a.C.: erano recipienti aperti di pietra, argilla, osso o conchiglia, in cui veniva bruciato grasso animale o vegetale. In seguito si passò a contenitori parzialmente chiusi, con un foro di uscita per lo stoppino di lino o di cotone: il combustibile raggiungeva per capillarità l'estremità dello stoppino, dove bruciava. Le grandi lampade dell'epoca greca e romana erano dotate di un gran numero di stoppini per produrre una luce più intensa. Nell'Europa del Nord la più comune forma di lampada era un vaso aperto di pietra contenente grasso animale, in cui veniva infilato lo stoppino. Lampade di questo tipo sono tuttora in uso presso gli eschimesi.

Intorno al XVIII secolo fu conseguito un importante miglioramento nella tecnologia delle lampade a olio, grazie all'introduzione di stoppini piatti, capaci di produrre fiamme più larghe di quelle ottenute con i tradizionali stoppini cilindrici. Il chimico svizzero Aimé Argand inventò lo stoppino tubolare, inserito tra due cilindri cavi concentrici di metallo, di cui quello interno, che si estendeva fino al fondo del serbatoio di combustibile, garantiva l'alimentazione della lampada. Argand introdusse anche il caratteristico tubo di vetro che, oltre a proteggere la fiamma dal vento, induceva un tiraggio che migliorava l'alimentazione della lampada, e quindi la sua efficienza, evitando la produzione di fumo. Il principio dell'alimentazione a cilindri di Argand venne in seguito adattato alle lampade a gas.

3

Dalle lampade a gas alle lampade elettriche

All'inizio del XIX secolo, il gas illuminante divenne di uso comune per l'illuminazione delle città. Le lampade a gas erano di tre tipi: con bruciatore di Argand; con bruciatore a coda di pesce o ad ala di pipistrello, in cui il gas scaturiva da una fessura o da una coppia di fori, generando una fiamma sottile; e a gas a incandescenza, in cui la fiamma di gas riscaldava al calor bianco una cappa di rete di ossido di torio. Nei luoghi in cui non era possibile l'approvvigionamento di gas, si continuò a utilizzare le lampade a stoppino con serbatoio d'olio. Il combustibile più diffuso per queste lampade, fino a circa la metà del XIX secolo, fu l'olio ottenuto dal grasso di balena, soppiantato in seguito dal petrolio illuminante (vedi Cherosene), più pulito, economico e sicuro.

Una lampada a gas piuttosto comune, specialmente nelle zone agricole, era la lampada portatile ad acetilene, costituita da due serbatoi sovrapposti, contenenti acqua (quello superiore) e carburo di calcio (quello inferiore): dalla reazione chimica, che si innescava a mano a mano che l'acqua, cadendo a gocce, veniva in contatto con il carburo, si sviluppava il gas, che usciva da un beccuccio e produceva una fiamma bianca e brillante. Il flusso di acetilene si controllava semplicemente regolando il gocciolamento dell'acqua.

Sul finire del secolo XIX tutte le forme di illuminazione a combustibile lasciarono spazio alle lampade elettriche a incandescenza e a fluorescenza. Tuttavia in alcune zone rurali, non ancora raggiunte dalla rete di distribuzione dell'energia elettrica, si usano ancora lampade e lanterne (ossia lampade protette, e quindi trasportabili) a petrolio o a cappa incandescente. Tali lanterne sono state anche di uso comune nei campeggi, fino all'avvento dei GPL (gas di petrolio liquefatti) in bombolette portatili. Vedi anche Candela; Combustibili.

Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft