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Barbiturici Psicofarmaci appartenenti al gruppo degli ipnotico-sedativi, derivanti dall’acido malonico e dall’urea. Sono dotati di una potente azione sedativa delle funzioni cerebrali, e possono indurre uno stato di sonno profondo, caratterizzato da un particolare andamento del tracciato elettroencefalografico. I barbiturici trovano attualmente applicazione come anestetici e come antiepilettici; fino agli anni Cinquanta, sono stati usati principalmente come sonniferi, ma in tal senso sono stati praticamente sostituiti dalle benzodiazepine, composti meno tossici. Dal punto di vista farmacologico, i barbiturici si dividono in tre classi: ad azione breve, media o lunga. Quelli ad azione breve, ad esempio il tiopentale, vengono iniettati per via endovenosa prima degli interventi chirurgici per indurre una rapida anestesia, in cui il paziente entra in un sonno molto profondo ma di durata relativamente breve. Il fenobarbital, un barbiturico ad azione lunga, viene invece prescritto insieme ad altri farmaci per prevenire crisi epilettiche.
I barbiturici sono composti potenzialmente tossici: essi risultano letali se assunti a dosi solo 10 volte maggiori delle dosi terapeutiche, mentre altri farmaci, come le benzodiazepine, esplicano effetti dannosi se assunti a dosi molto superiori. Un effetto negativo dei barbiturici consiste nel prolungamento della loro azione sedativa anche il giorno successivo all’assunzione. Questi psicofarmaci possono indurre stati di dipendenza e di assuefazione.
Una eccessiva assunzione di barbiturici provoca uno stato di intossicazione acuta, che può sfociare nel coma e nella morte. A causa della facilità con cui è possibile provocare nell’organismo uno stato di intossicazione, i barbiturici sono tra i composti più frequentemente usati nei tentativi di suicidio. Nei casi di intossicazione acuta, compare uno stato di disordine mentale e l’incapacità di coordinazione dei movimenti volontari; nel caso il paziente entri nel coma, l’azione sedativa sui centri della respirazione può causare uno stato di anossia (mancanza di ossigeno nell’organismo); non si osservano, invece, particolari danni alle cellule. È possibile intervenire effettuando al paziente una lavanda gastrica in modo da eliminare il contenuto tossico; nel caso il soggetto sia in stato di coma, si procede con la respirazione artificiale, per evitare la complicazione dell’anossia e si induce una forte eliminazione di urine, dato che i barbiturici vengono eliminati attraverso l’escrezione.
Può insorgere uno stato di intossicazione cronica nei pazienti che assumono costantemente barbiturici, come trattamento dell’epilessia e di alcune forme di nevrosi; le manifestazioni di tale intossicazione comprendono eruzioni cutanee, prurito, irritabilità, disturbi della memoria, formazione di edemi. L’intossicazione cronica viene trattata mediante la progressiva riduzione dell’assunzione dei barbiturici, fino alla scomparsa dei sintomi.
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