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Introduzione; Teatro greco; Teatro romano; Il Medioevo; Il Rinascimento; Teatro del Seicento; Il Settecento; L’Ottocento; Il XX secolo
Tra romanticismo e neoclassicismo si situa il genio di Johann Wolfgang von Goethe, che vide nell’arte la via migliore per ridare dignità all’uomo, innalzandolo al di sopra degli eventi e degli interessi particolari fino ad attingere una visione universale. All’interno di questa concezione etica ed estetica, il teatro rivestiva un ruolo di rilievo, in quanto considerato mezzo adatto all’educazione e alla formazione di una coscienza nazionale. Simili presupposti dettarono l’opera di Friedrich Schiller, il quale sostenne che valori morali come la giustizia e la libertà sono perseguibili soltanto attraverso l’esperienza dell’armonia e del bello. Degli ideali romantici e neoclassici si nutrirono molte tragedie di soggetto storico o mitologico (si pensi ad esempio alla Pentesilea, 1808, di Heinrich von Kleist); ambientazioni analoghe tornarono anche nel melodramma e nell’opera. Sempre in Germania, nella seconda metà del secolo, il compositore Richard Wagner ripudiò il descrittivismo del teatro realista, giudicato superficiale, portando all’estremo le idee romantiche. Ruolo del drammaturgo doveva essere quello di creare miti e dipingere un mondo ideale, affinché il pubblico potesse ritrovare nell’immagine teatrale la propria verità e identità. Wagner deprecò inoltre la mancanza di unità tra le diverse discipline che concorrono all’arte drammatica e concepì il teatro come opera d’arte totale, nella quale confluissero tutte le forme d’espressione artistica. Vedi anche Letteratura tedesca.
Nel teatro inglese, intorno alla metà del secolo le grandi tragedie cedettero il posto al dramma borghese, caratterizzato da temi domestici, intreccio ben costruito e abile uso degli espedienti drammatici. Il medesimo passaggio si verificò anche in Francia, con autori quali Eugène Scribe e Victorien Sardou, in concomitanza con l’emergere del naturalismo che, alla fine dell’Ottocento, avrebbe trovato la più alta espressione nell’aspra critica sociale di Emile Zola. In Italia, un atteggiamento estetico simile al naturalismo francese si ritrova nel teatro verista di Giovanni Verga.
In Russia, il teatrò iniziò a svilupparsi verso la fine del XVIII secolo, per opera di autori di chiara impronta realista, quali Nikolaj Gogol’ e Aleksandr Ostrovskij. Alla fine del XIX secolo, con i drammi di Lev Tolstoj e Maksim Gor’kij il naturalismo divenne la tendenza dominante. Anche Anton Čechov, nonostante le affinità con il simbolismo, può essere considerato come un continuatore della tradizione naturalista russa. Nel 1898 Kostantin Stanislavskij fondò il Teatro d’Arte di Mosca, presso il quale vennero allestiti molti drammi di autori contemporanei, soprattutto di Čechov; elaborò inoltre un metodo di studio e avvicinamento al testo teatrale attraverso il quale gli attori potessero migliorare la propria interpretazione, immedesimandosi nel personaggio fino a riviverne i sentimenti e le emozioni. Vedi anche Letteratura russa.
Alla fine dell’Ottocento, il teatro fu influenzato dagli sviluppi delle nuove scienze dell’uomo, in particolare della psicologia. Tra i drammaturghi che per primi introdussero nella loro opera problematiche e atteggiamenti tipici del nuovo clima culturale, grande importanza ebbero il norvegese Henrik Ibsen e lo svedese August Strindberg, principali artefici del dramma borghese, da alcuni considerati fondatori del teatro contemporaneo. I protagonisti dei loro drammi, spesso coinvolti in difficili situazioni sociali, sono rappresentati spesso come personalità complesse, imprevedibili, intimamente travagliate. Buona parte del teatro del Novecento sarà incentrata sull’analisi dell’individuo, vuoi per sottolinearne la solitudine esistenziale e l’estraneità alla vita del gruppo sociale (come nell’espressionismo), vuoi per farne icona dell’assurdità dell’esistenza (come nel teatro dell’assurdo). Una delle maggiori innovazioni nel teatro del Novecento fu l’introduzione della figura del regista, organizzatore dello spettacolo e interprete del testo: grande importanza ebbero in merito le teorizzazioni di Antonin Artaud, Gordon Craig, Adolphe Appia, Vsevolod Mejerchol’d e, in Italia, di Silvio D’Amico e Anton Giulio Bragaglia. Vedi anche Avanguardia teatrale.
In Italia, tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX si affermò il teatro di Luigi Pirandello, dominato dall’ansiosa ricerca di un principio di discriminazione tra verità e finzione; il personaggio pirandelliano, specchio del crollo dei valori della società borghese, intraprende una rigorosa e corrosiva analisi delle comuni credenze e convenzioni sociali, giungendo a minare alla radice la diffusa certezza dell’univocità e conoscibilità dell’individuo umano. Partito dall’esperienza espressionista, e successivamente influenzato dal teatro epico di Erwin Piscator, Bertolt Brecht elaborò e mise in pratica una nuova teoria del teatro destinata a segnare la drammaturgia del Novecento. Rivendicando appieno il carattere di finzione del teatro, Brecht sostenne che lo spettatore non deve immedesimarsi nelle vicende del dramma (caratteristica del teatro realista) bensì, attraverso una sorta di estraniazione (vedi Straniamento), giungere alla consapevolezza di essere in presenza di una rappresentazione; in tal modo il pubblico potrebbe maturare una coscienza critica che lo stimoli al cambiamento.
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