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Struttura articolo
Ci sono poi le cosiddette rime 'tecniche': rima ricca (che comprende altri suoni prima dell'ultima vocale tonica: tale/natale; udito/dito); rima equivoca (ripetizione di parole con uguale valore fonico ma significato diverso: 'ove 'l bel viso di madonna luce, / et m'è rimasa nel pensier la luce', dove 'luce' è verbo nella prima occorrenza e sostantivo nella seconda (Francesco Petrarca, Canzoniere); rima franta o spezzata, quando il suono che costituisce la rima è formato da due o più parole; rima in tmesi, quando una parola si divide in fine di verso: 'così quelle carole differente– / mente danzando, ... mi facieno stimar, veloci e lente' (Dante, Paradiso); rima ipermetra, tipica di Giovanni Pascoli: 'È quella infinita tempesta / finita in un rivo canoro. / Dei fulmini fragili restano / cirri di porpora e d'oro', dove una parola piana ('tempèsta') rima con parte di una sdrucciola ('rèstano'); rima al mezzo e rima interna, che cadono all'interno del verso, delle quali la prima divide il verso (soprattutto l'endecasillabo) in emistichi ('che sovente è fero / ed è sì altero– ch'è chiamato amore' (Guido Cavalcanti), mentre la seconda non corrisponde con la cesura: 'fresca rosa novella, / piacente primavera, / per prata e per rivera / gaiamente cantando' (Cavalcanti).
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