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Caucasia Regione storico-geografica situata tra il Mar Nero e il mar Caspio, costituita da un ampio istmo che unisce l’Europa all’Asia. È divisa in due settori, separati dai monti del Caucaso. La parte settentrionale, la Ciscaucasia, è caratterizzata da pianure lievemente ondulate che terminano in steppe basse e paludose; comprende le repubbliche di Cecenia, Cabardino-Balcaria, Ossezia Settentrionale, Dagestan, Karačajevo-Čerkessia e Adigezia. La Caucasia meridionale, chiamata Transcaucasia, è caratterizzata da un territorio aspro, con catene montuose (Piccolo Caucaso) che corrono parallele al massiccio centrale, e comprende la Georgia, l'Armenia e l'Azerbaigian. La Caucasia ha una superficie di circa 400.000 km² e una popolazione di 21.074.000 abitanti (1989), che si distribuiscono sul territorio, a causa dell’estrema diversità morfologica e climatica, in maniera assai diseguale. Notevolmente differenziata è la composizione etnico-linguistica della popolazione, che si può raccogliere in tre gruppi: quello detto caucasico, che si è insediato prima nella regione e che parla una quarantina di idiomi diversi, con alcuni caratteri comuni (vedi Lingue caucasiche); quello giunto nella regione prima della conquista russa, che parla lingue indoeuropee o uralo-altaiche (Vedi anche Lingue uraliche); quello di insediamento più recente, composto soprattutto da russi ma anche da tedeschi, greci, ebrei. A partire dal IV secolo nella regione si diffuse il cristianesimo (oggi professato soprattutto in Georgia, in Armenia e tra la componente russa delle altre repubbliche), mentre in seguito fu maggiore l’influenza dell’islam. La regione è nota per i giacimenti di minerali, tuttora poco sfruttati, e i bacini petroliferi che si trovano principalmente in Azerbaigian, Dagestan, Cecenia e Adigezia. Un notevole ruolo economico è rivestito dall’agricoltura e dall’allevamento.
Posto in una posizione strategica tra Oriente e Occidente, il Caucaso fu sin dall’antichità incrocio di popoli, culture e fedi. Già dal VII secolo a.C. i milesi fondarono colonie sulla costa occidentale del Ponto Eusino (l’odierno Mar Nero). Sulla parte meridionale della Transcaucasia si alternarono poi i domini dell’impero romano, all’epoca della sua massima espansione territoriale, dei parti e dei sasanidi, mentre la Ciscaucasia entrò nell’orbita dell’impero unno. La Georgia e l’Armenia conobbero dal IV secolo la diffusione del cristianesimo e nel VI secolo l’influenza bizantina. Avviata nella prima metà del VII secolo dai diretti successori di Maometto, l’espansione araba raggiunse in pochi anni la Transcaucasia, assicurandole un lungo periodo di sviluppo. Nel XIII secolo il Caucaso fu diviso tra i mongoli e la Persia. Riunificato agli inizi del XV secolo sotto Tamerlano, nel secolo successivo subì una nuova divisione: la Transcaucasia passò sotto i domini ottomano (la parte nord-occidentale) e safavide (la parte orientale); la Ciscaucasia entrò nella sfera d’influenza russa. Ottenuto il controllo della Georgia nel 1801, nella seconda metà del XVIII secolo la Russia avviò la sistematica penetrazione della regione, scontrandosi sia con turchi e iraniani, sia con le popolazioni islamizzate delle montagne, la cui resistenza si rafforzò quando, negli anni Venti dell’Ottocento, la Russia scalzò definitivamente le due potenze centro-asiatiche. Solo nel 1864 le truppe russe riuscirono a sottomettere definitivamente le popolazioni caucasiche. Dopo la rivoluzione bolscevica (1917), la Ciscaucasia entrò a far parte della Repubblica socialista delle Montagne (soppressa nel 1934), mentre sul lato meridionale del Caucaso Georgia, Armenia e Azerbaigian vennero riunificate nella Repubblica socialista della Transcaucasia (soppressa a sua volta nel 1936). Durante la seconda guerra mondiale, a causa dei suoi giacimenti petroliferi il Caucaso divenne oggetto dell’offensiva tedesca, che si infranse contro la forte resistenza sovietica nella cosiddetta battaglia di Stalingrado. Accusate di collaborazionismo con le truppe naziste, a partire dal 1943 le popolazioni caucasiche subirono una forte repressione e la massiccia deportazione in Siberia. Negli anni Ottanta, con la crisi dell’Unione Sovietica, nel Caucaso si riaccese il conflitto nazionalista. Prima a esplodere fu la provincia del Nagorno-Karabah, nell’Azerbaigian, dove la maggioranza armena insorse in armi nel 1988 provocando un violento scontro tra Azerbaigian e Armenia, che si concluse nel 1993 con la secessione di fatto della provincia. Nel 1991 ingusci e ceceni, riuniti sino ad allora nella Repubblica autonoma di Cecenia-Inguscezia, diedero vita a due repubbliche separate, e mentre gli ingusci restarono nella Federazione russa, i ceceni proclamarono l’indipendenza causando una forte crisi con il governo di Mosca. Nel 1992 fu la volta della Georgia, scossa dalla rivolta secessionista dell’Abhasia e dell’Ossezia Meridionale. Nel 1994 esplose infine la drammatica guerra di Cecenia che, cessata nell’agosto del 1996 con un accordo tra Mosca e Grozny, riprese violentissima nel 1999. Da allora la regione è afflitta da una crisi sempre più grave e assiste al dilagare di un violento scontro in cui sono inestricabilmente intrecciate, e lontane da una soluzione, questioni politiche, economiche, etniche e religiose.
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