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Calamaro

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Calamaro: anatomia internaCalamaro: anatomia interna
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1

Introduzione

Calamaro Mollusco carnivoro marino incluso nella classe dei cefalopodi, a cui appartengono anche il nautilo, la seppia e il polpo. Esistono numerose specie di calamari, adattate a profondità marine diverse, e differenti soprattutto per dimensioni: Loligo vulgaris, diffuso anche nel mar Mediterraneo, è lungo dai 30 ai 45 cm; il calamaro gigante, Architeuthis princeps, può raggiungere i 18 m di lunghezza e le 2 t di peso, ed è il più grande invertebrato vivente; abita le acque dell’oceano Atlantico, a profondità comprese fra i 300 e i 600 m, e viene predato dai capodogli.

2

Caratteristiche fisiche

Il corpo del calamaro è lungo e affusolato. Intorno alla bocca reca 10 braccia munite di ventose, due delle quali, dette tentacoli, sono più lunghe e presentano ventose solo alle estremità. I tentacoli sono utilizzati per colpire la preda che, una volta afferrata, viene passata alle braccia e portata alla bocca. Quest’ultima è dotata di due forti mandibole di forma simile a quella del becco di un pappagallo. La regione cefalica è distinta e voluminosa e il cervello è relativamente ben sviluppato.

La conchiglia, un carattere comune a quasi tutti i molluschi, nel calamaro è ridotta a una piastra sottile, detta gladio, inclusa nello spessore del mantello. Con una conchiglia più pesante e voluminosa, infatti, il calamaro sarebbe impacciato nel nuoto; invece questo mollusco nuota in modo molto efficiente, con un sistema di propulsione basato sulla rapida espulsione dell’acqua attraverso un imbuto, detto sifone, situato nella cavità corporea. Questo può essere spostato in diverse direzioni, permettendo l’orientazione del movimento. Un paio di pinne ai lati del corpo contribuiscono alla stabilizzazione in acqua.

Nella cavità del mantello si trova la ghiandola del nero, tipica di tutti i cefalopodi dibranchiati, che secerne una sostanza scura utilizzata per disorientare i predatori in caso di pericolo. Nelle specie abissali, classificate nel genere Heteroteuthis, l’inchiostro è spesso composto da materiale bioluminescente.

3

Riproduzione e sviluppo

Nel calamaro i sessi sono separati. Nel maschio uno dei tentacoli più brevi è modificato in una struttura riproduttiva utilizzata per inserire nell’ovidutto della femmina (o, in certi casi, in una vescica localizzata sotto la bocca) una spermatofora contenente gli spermatozoi. La spermatofora, già aperta dal maschio, libera gli spermatozoi non appena vengono prodotte le uova. Queste, una volta fecondate, vengono assicurate dalla femmina alle alghe o al fondale, tramite un filamento viscoso. Le uova dei calamari abissali invece vengono liberate in acqua senza essere ancorate ad alcun substrato. Lo sviluppo, diretto, non presenta stadi larvali.

3.1

Un caso di cura parentale

Una specie assai comune negli oceani Pacifico e Atlantico, Gonatus onyx, costituisce l’unico caso finora conosciuto di cura parentale nel calamaro. Osservazioni compiute nel 2005 nelle acque della californiana baia di Monterey, a profondità di 1550-2500 m, hanno evidenziato che le femmine trattengono le uova tra i tentacoli entro grandi sacche tubulari la cui parete ha una struttura ad alveare: ciascun uovo è protetto all’interno di una celletta e viene ossigenato dal flusso di acqua che la femmina stessa procura agitando con regolarità la sacca. Le basse temperature delle acque in cui vive la femmina, comprese tra 1,7-3 °C, rallentano lo sviluppo degli embrioni: in tali condizioni la schiusa delle uova può richiedere da 6 a 9 mesi. È interessante osservare che la femmina non è in grado, per tutto il periodo in cui trattiene le uova, di usare i tentacoli per catturare prede e alimentarsi: si ritiene che il suo fabbisogno energetico sia soddisfatto dall’utilizzo di proteine del mantello e lipidi della ghiandola digestiva. In prossimità del momento della schiusa, la femmina trasporta le uova in acque superficiali: i piccoli hanno aspetto simile all’adulto, e hanno una lunghezza di soli 3-4 mm.

Classificazione scientifica: Il calamaro appartiene all’ordine dei decapodi, incluso nella sottoclasse dei dibranchiati, classe cefalopodi, phylum molluschi. Altri sistemi di classificazione considerano il gruppo dei decapodi un superordine, comprendente l’ordine dei teutoidei, a cui appartiene il calamaro, e quello dei sepioidei, a cui appartiene la seppia.

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