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Musica elettronica

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Pierre SchaefferPierre Schaeffer
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Introduzione

Musica elettronica Musica prodotta per mezzo di strumenti elettronici che comprende la musica su nastro, quella elettronica dal vivo (creata in tempo reale su sintetizzatori o altre apparecchiature), quella concreta (creata da suoni registrati e successivamente modificati) e la musica che combina l’esecuzione dal vivo con sonorità elettroniche registrate.

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Cenni storici

All’inizio del Novecento i futuristi italiani, guidati dal compositore Luigi Russolo, realizzarono l’“intonarumori”, un apparecchio che produceva meccanicamente una serie di suoni. Nello stesso periodo apparvero i primi strumenti utilizzabili per la musica elettronica, ma, sebbene a quell’epoca alcuni compositori visionari come Aleksandr Skrjabin e Henry Cowell sognassero già di poter realizzare una musica creata con mezzi puramente elettronici, soltanto lo sviluppo delle tecniche di registrazione – avvenuto dopo la seconda guerra mondiale – rese possibili elaborazioni più complesse.

Negli anni Quaranta e Cinquanta videro la luce numerosi studi di fonologia, che ebbero implicazioni anche in campo musicale. In Francia l’ingegnere e compositore Pierre Schaeffer, manipolando alcuni nastri sui quali erano registrati suoni ricavati dalla realtà (inizialmente soprattutto rumori di treni), produsse i primi esempi di musica concreta. Le opere da lui realizzate in questo periodo sono brevi studi dai titoli evocativi, come Symphonie pour un homme seul, composta in collaborazione con Pierre Henry. Gli esperimenti di Schaeffer erano supportati da alcuni suoi importanti testi teorici e, per molti musicisti emergenti (come Pierre Boulez), il laboratorio di Henry e Schaeffer divenne un autorevole punto di riferimento.

Verso la fine degli anni Quaranta Werner Meyer-Eppler, fisico e direttore dell’Istituto di fonetica dell’Università di Bonn, mise a punto il Vocoder, uno strumento acustico capace di sintetizzare la voce umana. Le sue opere teoriche influenzarono i compositori legati allo “Studio della radio tedesco-occidentale” di Colonia, fondato nel 1953, i quali operavano sulla sintesi elettronica dei suoni con l’impiego di generatori e altri apparecchi di trasformazione acustica. Herbert Eimert, il primo direttore dello Studio di Colonia, sperimentò la serialità totale: tutti gli elementi della musica, dall’altezza al ritmo al volume relativo, erano controllati da principi definiti numericamente, con una precisione resa possibile dalla natura elettronica degli strumenti e dei suoni.

Grazie a un processo detto “di sintesi additiva”, compositori come Bruno Maderna e Karlheinz Stockhausen costruirono brevi pezzi derivati interamente da suoni elettronici. Negli stessi anni sorsero numerosi studi in tutta Europa, come lo Studio RAI di Milano, fondato da Luciano Berio e Bruno Maderna, e l’Istituto di sonologia di Utrecht. La distinzione tra musica concreta e musica elettronica pura riguardò più l’Europa che gli Stati Uniti, dove studiosi e compositori come Otto Luening e Vladimir Ussačevskij produssero musica per nastro magnetico partendo da un’attrezzatura molto elementare; la loro musica trasformava il suono registrato di strumenti e voci tramite tecniche di manipolazione del nastro e semplici riverberatori.

Agli inizi degli anni Sessanta la musica elettronica iniziò ad avvalersi anche della tecnologia informatica. Negli Stati Uniti, presso il Columbia-Princeton Electronic Music Center, Milton Babbitt produsse musica con un mastodontico computer RCA basandosi su princìpi seriali analoghi a quelli di Eimert e Stockhausen. La sua Philomel (1964) fu una delle prime opere composte per nastro registrato ed esecutore dal vivo. Negli anni Sessanta e Settanta gli statunitensi Paul Lansky e Barry Vercoe svilupparono un software destinato alla manipolazione e alla creazione dei suoni, che venne messo a disposizione dei compositori interessati.

Il computer ha conosciuto un grande sviluppo in questo ambito, ed è stato largamente impiegato da parte di organismi come il Center for Computer Research in Music and Acoustics (CCRMA) della Stanford University in California e l’Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique (IRCAM) di Parigi, fondato da Pierre Boulez nel 1974 e inaugurato presso il Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1977. Questi organismi sono ancora oggi annoverabili tra i più autorevoli centri di ricerca sulla musica elettronica.

Il tumultuoso sviluppo dell’informatica nell’ultimo trentennio ha provocato una rivoluzione nella computer music e nella musica elettronica in generale. Oggi i computer sono maggiormente accessibili e i programmi, che all’inizio richiedevano ore di elaborazione, possono ora essere completati in pochi secondi o persino in tempo reale. Numerose sono ormai le università che dispongono di uno studio di computer music, e in molti paesi esistono studi nazionali specializzati nella creazione di musica elettronica.

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Sintetizzatori e strumenti per la musica elettronica

I primi sintetizzatori, strumenti come il Telharmonium e il Theremin, furono inventati all’inizio degli anni Venti, ma erano di concezione piuttosto primitiva e soprattutto scomodi da usare. Sintetizzatori e strumenti elettronici amplificati, utilizzabili in concerto, vennero sviluppati negli anni Sessanta. Il computer RCA, uno strumento provvisto di tutte le risorse necessarie a generare e modificare elettronicamente i suoni, fu in pratica uno dei primi sintetizzatori elettronici.

Nello stesso decennio venne introdotto un sintetizzatore basato sul controllo del voltaggio, che rendeva possibile variare tono e volume per creare, filtrare e modificare i suoni elettronici. Ben presto, sintetizzatori dotati di una varietà di suoni ed effetti predefiniti iniziarono a essere sempre più frequentemente utilizzati a scopi commerciali, dai jingles televisivi alle colonne sonore per i film di fantascienza.

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Musica elettronica dal vivo e rock

I nuovi strumenti degli anni Sessanta contribuirono allo sviluppo della musica elettronica dal vivo, nella quale la creazione e l’intervento sui suoni avviene in tempo reale. Contemporaneamente, i compositori cominciarono a creare musica elettronica dal vivo usando un’attrezzatura “su misura”. Solo (1966) di Stockhausen, ad esempio, presentava un complicato sistema di manipolazione sonora, che richiedeva l’assistenza di quattro tecnici in scena. In quegli anni nacquero numerosi gruppi di musica elettronica che suonavano improvvisando. Tra questi, l’olandese Michel Waisvisz ideò uno strumento, chiamato “The Hands”, grazie al quale l’esecutore, muovendo le mani nello spazio, generava e alterava suoni complessi; contemporaneamente lo statunitense George Lewis combinò improvvisazioni al trombone con musica programmata per computer.

Lo sviluppo del sintetizzatore e della chitarra elettrica ha influito enormemente sulla musica leggera e rock, orientando la ricerca di autori e gruppi come i Grateful Dead, i Tangerine Dream, i Pink Floyd, i Van der Graaf Generator, Brian Eno, i Depeche Mode e, in Italia, gli Area di Demetrio Stratos.

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