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Struttura articolo
Quando gli austriaci tornarono a Milano nel 1814, il Foscolo resistette alle loro proposte di collaborazione e partì in volontario esilio attraverso la Svizzera (1815) verso l’Inghilterra (1816). Qui riprese a lavorare a un poema, Le Grazie, che rimase incompiuto in uno stato intenzionalmente (così oggi si interpreta) frammentario. Esso voleva essere una sintesi totale delle tematiche foscoliane, sviluppate attorno all’idea centrale della funzione civilizzatrice della bellezza, capace di vincere non solo la barbarie della preistoria ma quella immanente nella storia umana e, ancora, quella insediata in ciascuno di noi, dunque capace di consolare l’uomo nel dolore inevitabile dell’esistenza. La frammentarietà del testo, all’interno di un’intelaiatura logica chiara, conferisce spessore ai singoli brani e apre a una modernissima ricerca dell’analogia. Del resto, lo sforzo continuo di Foscolo fu quello di dare compostezza (e ordine e grazia) a una tensione conoscitiva e vitale che lo apparenta, nonostante la sua poetica classica, alla dispiegantesi sensibilità romantica.
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