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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Durante il 1961 e il 1962 la Giordania godette di un periodo di relativa tranquillità, senza scontri politici interni e senza agitazioni antigovernative dei profughi palestinesi. Il paese accettò serenamente anche il matrimonio del re (maggio 1961) con Antoinette Avril Gardiner, di nazionalità britannica. Dopo le elezioni del dicembre 1962, furono riammessi alla vita politica anche i partiti, dichiarati fuori legge durante gli anni delle tensioni tra Giordania e RAU. Divennero meno tese le relazioni estere; nel settembre 1961 la Giordania riconobbe ufficialmente il nuovo regime siriano e instaurò nuovi rapporti con il presidente Nasser. Nella primavera del 1963 i partiti politici furono nuovamente messi al bando. Nel 1964, spinta dalla Lega Araba che premeva per formare un fronte comune contro Israele, la Giordania riallacciò le relazioni diplomatiche con i paesi aderenti alla RAU. Nuovi scontri con Israele per i diritti sull’acqua del fiume Giordano portarono alla Conferenza del Cairo del settembre 1964, alla quale partecipò anche Hussein.
Nonostante i ripetuti appelli all’unità le nazioni arabe erano divise in due schieramenti: Siria, Egitto e Iraq facevano parte del gruppo più radicale, mentre il gruppo moderato era composto da Giordania, Arabia Saudita e Tunisia. Alla metà degli anni Sessanta si deteriorarono le relazioni tra Giordania e Siria, retta dal regime di sinistra del partito Baath, ed ebbe inizio una serie di scontri alle frontiere dei due paesi. I conflitti furono incrementati dai guerriglieri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, che attaccarono Israele con azioni terroristiche dalla Giordania: quest’ultima ne fu ritenuta responsabile e divenne bersaglio di una serie di attacchi israeliani nel novembre 1966. La tensione arabo-israeliana crebbe rapidamente e Hussein, ritenendo imminente la guerra, firmò un trattato difensivo con Nasser il 30 maggio 1967, assicurandosi da una parte l’appoggio dei palestinesi, ma coinvolgendo attivamente il proprio paese nella guerra dei Sei giorni, scoppiata il 5 giugno dello stesso anno. Il 7 giugno le forze di Israele distrussero l’aviazione giordana e occuparono la Cisgiordania, provocando un’ondata di profughi verso la Giordania. Nell’immediato dopoguerra il paese tentò di rinforzare le relazioni diplomatiche con i paesi occidentali e di riottenere i territori occupati da Israele; Egitto, Algeria e Siria preferirono sostenere le azioni contro Israele dei guerriglieri che avevano le loro basi principali in Giordania.
I continui incidenti di confine con Israele provocati dai guerriglieri palestinesi indussero Hussein a intervenire contro l’OLP. Nel settembre del 1970, dopo alcuni scontri tra guerriglieri palestinesi ed esercito giordano, Hussein avviò una massiccia operazione militare contro l’OLP. L’episodio, conosciuto come “Settembre Nero”, avrebbe segnato per molto tempo le relazioni tra Giordania e paesi arabi. Nel 1972 Hussein propose la creazione di uno stato arabo federato comprendente la Giordania e i territori della Cisgiordania occupati da Israele, ottenendo il netto rifiuto delle organizzazioni palestinesi e di molti stati arabi. Nel febbraio 1973 gli Stati Uniti rinnovarono a re Hussein le promesse di aiuti economici e militari. Dopo un incontro con i leader di Egitto e Siria, il 18 settembre dello stesso anno re Hussein amnistiò 1.500 prigionieri politici, tra cui vi erano anche 750 guerriglieri palestinesi.
La continua tensione tra arabi e israeliani sfociò nella guerra del Kippur, che ebbe inizio il 6 ottobre 1973, con un attacco egiziano durante la festività ebraica del Kippur; la Giordania adottò una posizione di neutralità. Il riavvicinamento con la Siria condusse nel 1976 a una accordo di cooperazione. Nel 1978 la Giordania rifiutò gli accordi di pace di Camp David, che non prevedevano il ritiro di Israele dai territori arabi occupati, stigmatizzando l’atteggiamento dell’Egitto che concluse accordi separati di pace con Israele (1979). Il sostegno del governo giordano all’Iraq nella guerra Iran-Iraq, iniziata nel 1980, provocò la rottura delle relazioni della Giordania con la Siria che perseguiva una politica filoiraniana. Nel luglio 1988 la Giordania rinunciò definitivamente a ogni rivendicazione sui territori della Cisgiordania a favore dell’OLP.
Dopo l’invasione irachena del Kuwait nell’agosto 1990, re Hussein tentò inutilmente il ruolo di mediatore e sembrò sostenere l’Iraq durante la guerra del Golfo, inimicandosi gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e gli altri stati arabi. Alla fine della guerra del Golfo, l’embargo dell’Iraq (principale sbocco economico per la Giordania) e l’afflusso di profughi provenienti dal golfo Persico crearono una serie di problemi economici, fecero bruscamente innalzare al 30% il tasso di disoccupazione del paese e provocarono la svalutazione del dinaro giordano.
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