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Giordania

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Giordania: bandiera e innoGiordania: bandiera e inno
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7.9

La pace con Israele

Nell’ottobre 1991 iniziarono gli incontri di pace per il Medio Oriente a cui partecipò anche la delegazione congiunta giordano-palestinese. Sempre nel 1991 re Hussein revocò la messa al bando dei partiti politici in vista delle elezioni. Le elezioni parlamentari del 1993, le prime multipartitiche dopo quelle del 1956, fecero perdere molti seggi ai partiti conservatori e portarono per la prima volta le donne in Parlamento. Nel luglio 1994 fu firmato un primo accordo giordano-israeliano e nell’ottobre seguente fu concluso tra Hussein e Israele il trattato di pace che mise fine a 46 anni di guerra e pose le premesse per la cooperazione tra i due paesi. Nel 1995 Hussein raggiunse un accordo di cooperazione con Yasser Arafat, capo dell’autorità palestinese di Gaza e Gerico.

Nel marzo 1997, al confine tra Israele e Giordania, un militare giordano aprì il fuoco contro un autobus che trasportava scolare israeliane, uccidendone sette. Questo episodio e il giudizio di Hussein sul nuovo premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di ostacolare il processo di pace con i palestinesi, provocarono un raffreddamento delle relazioni tra i due paesi.

7.10

La lotta per la successione

Il tentativo, attuato ad Amman nel settembre 1997 da agenti dei servizi segreti israeliani, di sopprimere il capo dell’ufficio politico di Hamas, uno dei movimenti palestinesi più radicali, provocò una grave crisi nelle relazioni tra Giordania e Israele, appianata in seguito con la liberazione, da parte degli israeliani, del fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin. La Giordania continuò il suo ruolo di mediazione nel processo di pace tra israeliani e palestinesi e a sostenere la creazione di uno stato palestinese; Hussein, sebbene gravemente malato, presenziò agli incontri che portarono alla firma degli accordi di Wye Plantation nell’ottobre 1998 (vedi Questione palestinese).

L’inasprirsi della crisi economica, la disoccupazione e il diffuso dissenso verso gli accordi di pace israelo-palestinesi causarono verso la fine degli anni Novanta frequenti disordini, ai quali il governo rispose introducendo severe limitazioni alla libertà di stampa e colpendo le opposizioni, che boicottarono le elezioni legislative del novembre 1997. A differenza che in passato, il composito ventaglio dell’opposizione al regime non contestò tuttavia la monarchia, ma ne invocò una trasformazione in senso costituzionale.

Nel 1998, all’aggravarsi della malattia di Hussein, all’interno della famiglia reale crebbe lo scontro per la successione al trono, destinato al principe Hassan, il fratello di Hussein, da più di trent’anni. Lo scontro si concluse con la sconfitta di Hassan, inviso alle gerarchie militari per il suo atteggiamento di apertura nei confronti delle opposizioni e ritenuto incapace di tenere coese intorno alla Corona hashimita le diverse componenti della popolazione giordana. Alla fine di gennaio 1999 Hussein, da tempo ricoverato in un ospedale statunitense, fece ritorno in Giordania per compiere il suo ultimo atto politico: escludere dalla successione il fratello e designare al trono di Giordania il figlio Abdallah. Hussein morì pochi giorni dopo, il 7 febbraio.

7.11

La minaccia fondamentalista

Lo scoppio della seconda intifada in Palestina si rifletté pesantemente sulla situazione interna della Giordania, nella cui popolazione (costituita per più della metà da palestinesi) si rafforzarono le posizioni ostili a Israele. La crisi del processo di pace in Palestina e la grave situazione economica del paese favorirono il diffondersi, anche tra le classi medie urbane, dell’ideologia islamista radicale, rappresentata nel paese soprattutto dall’organizzazione Hamas vicina ai Fratelli musulmani. Invertendo la strategia di dialogo seguita dal padre Hussein, il nuovo sovrano inaugurò una politica rivolta a contrastare il radicamento dell’islamismo; a partire dall’estate del 1999 Abdallah ordinò infatti la chiusura delle sedi giordane di Hamas e l’arresto o l’espulsione di alcuni suoi esponenti.

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, Abdallah condivise la strategia di lotta al terrorismo lanciata dal governo di Washington. Nel timore di un’affermazione islamista, le elezioni previste per l’autunno vennero tuttavia rimandate e venne intensificata la stretta sui mezzi di comunicazione e le opposizioni. In seguito all’aggravarsi dello scontro israelo-palestinese, nel 2002 il paese fu attraversato da un’ondata di proteste, che crebbe quando, nella primavera del 2003, Abdallah offrì il suo sostegno all’offensiva anglo-americana in Iraq.

Sebbene sottoposto a forti restrizioni, nelle elezioni del giugno 2003 il Fronte d’azione islamico, braccio politico di Hamas, ottenne il 15% dei voti e 16 seggi nel Parlamento di Amman. Preoccupato per il rafforzarsi dell’influenza islamista sulla comunità palestinese, nel 2004 Abdallah condannò l’uccisione del leader di Hamas Ahmed Yassin e del suo successore Abdel Aziz al-Rantisi da parte delle forze israeliane e rivolse una forte critica al governo israeliano per la costruzione del muro di separazione in Cisgiordania. Abdallah continuò tuttavia a sostenere la “Road Map” elaborata dal quartetto formato da Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite. Nel contempo cercò di avviare un piano di riforme rivolte a contrastare la disoccupazione e la povertà e a favorire lo sviluppo delle regioni rurali.

Con gli attentati rivendicati da Al Qaeda, che nel novembre 2005 colpirono tre alberghi di Amman causando 57 morti e centinaia di feriti, la Giordania si ritrovò nel mirino della strategia terroristica fondamentalista.

7.12

Sviluppi recenti

Nell’estate 2006 il re Abdallah condanna l’intervento israeliano in Libano, criticando nel contempo la posizione assunta dagli Stati Uniti.

Nel giugno 2007, accusando il governo di manipolazione del voto, il Fronte d’azione islamico ritira le sue liste dalla competizione per il rinnovo delle amministrazioni locali. Nelle elezioni politiche di novembre, il Fronte d’azione islamico ottiene solo il 5,5% dei voti e 6 seggi.

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