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Liberalismo

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John LockeJohn Locke
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Introduzione

Liberalismo Dottrina politica imperniata sulla difesa della sfera d'autonomia del singolo dall'invadenza delle istituzioni o di qualunque gruppo sociale prevaricante. Le prime battaglie liberali segnarono l'avvento della modernità, e furono dirette contro le barriere di censo del sistema feudale, contro la censura religiosa della libera espressione individuale, e contro i monopoli e le politiche mercantilistiche che sottomettevano l'economia e la libera iniziativa al rigido controllo dello stato. Tuttavia, a partire dalla metà dell'Ottocento, si è sviluppato anche un progetto liberale 'positivo' che ha invocato l'intervento dello stato allo scopo di tutelare le libertà e i diritti degli individui appartenenti ai gruppi sociali più svantaggiati.

Oggi i difensori del vecchio modello liberale 'negativo' deplorano questa inversione di rotta, sostenendo che il liberalismo positivo non sarebbe altro che autoritarismo camuffato. D'altro canto, i difensori del liberalismo positivo sottolineano che Stato e Chiesa non sono più i principali nemici da combattere, giacché i mali sociali, ad esempio l'analfabetismo e la povertà, impediscono a milioni di individui l'esercizio di scelte etiche e politiche fondamentali.

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L'età dell'Umanesimo

Il pensiero liberale affonda le proprie radici nell'Umanesimo, ossia in quel vasto movimento culturale che, nel XV secolo, spostò il centro dell'indagine filosofico-politica dalla considerazione dell'ordine divino del mondo alla riflessione sulla condizione e sulle concrete potenzialità dell'uomo entro una dimensione terrena e laica del vivere associato. In seguito, quando grazie all'invenzione della stampa una più vasta cerchia di lettori poté accedere ai classici dell'antichità, in Italia gli eredi dell'Umanesimo si dedicarono principalmente alla speculazione filosofica e scientifica, mentre in altri paesi europei, in particolare in quelli che divennero protestanti dopo la Riforma, l'Umanesimo si scagliò contro gli abusi della Chiesa cattolica per rivendicare i diritti della coscienza individuale.

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Il liberalismo classico

Durante la guerra civile inglese si sviluppò un vasto dibattito sull'estensione del suffragio, sulle funzioni del Parlamento e sulla libertà di coscienza. In quell'occasione fu pubblicata l'Areopagitica di John Milton, uno dei testi classici del pensiero liberale, in cui i diritti delle minoranze sono difesi in nome della libera circolazione delle idee. Anche il filosofo Thomas Hobbes, pur non essendo un liberale, aprì la via allo sviluppo delle idee di eguaglianza dei cittadini e di legittimazione terrena del potere politico; il contributo fondamentale venne però dall'opera di John Locke, teorico della sovranità popolare, della tolleranza e del diritto di resistenza ai poteri iniqui.

Entro la cultura anglosassone l'eredità di Locke fu poi raccolta dal filosofo politico Thomas Paine e da Thomas Jefferson, confluendo nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, mentre in Francia fu Montesquieu a elaborare il modello politico liberale fondato sulla divisione dei poteri, che ancora oggi è alla base delle democrazie parlamentari dell'Occidente. Sul terreno della propaganda e della battaglia culturale il più noto apologeta del liberalismo fu Voltaire, il filosofo dell'illuminismo che meglio seppe usare le armi dell'ironia e della critica filosofica per invocare l'abolizione della censura ed esaltare le virtù della tolleranza.

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Utilitarismo

Il liberalismo britannico si sviluppò entro la scuola utilitarista fondata da Jeremy Bentham e giunse a piena maturità nel pensiero di John Stuart Mill, autore del pamphlet Sulla libertà (1859), che costituisce una delle più eloquenti difese dei diritti delle minoranze dissenzienti e delle libertà individuali di pensiero e di azione.

Sulla questione del suffragio universale e della forma dello stato moderno i liberali si scontrarono con Jean-Jacques Rousseau e con gli ideali della Francia rivoluzionaria, assumendo tratti sempre più conservatori e cedendo il ruolo di forza progressista al nascente movimento socialista.

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