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Età del Bronzo Epoca preistorica, caratterizzata dall’introduzione della lavorazione del bronzo per produrre utensili, armi e oggetti rituali. Preceduta dall’età del Rame (Calcolitico) e seguita dall’età del Ferro, l’età del Bronzo corrisponde in Europa al periodo compreso tra il 2200 e il 900 a.C. e si articola in quattro fasi: Bronzo antico (o cultura di Unetice, 2200-1550 a.C. circa); Bronzo medio (o cultura delle tombe a tumulo, 1550-1325 a.C. circa); Bronzo recente o tardo (o cultura dei campi di urne, 1325-1175 a.C.); Bronzo finale (prime due fasi della cultura di Hallstatt, 1175-775 a.C. circa).
Durante l’ultimo periodo del Calcolitico (IV-III millennio a.C.) alcune culture del Vicino Oriente e dell’Europa sudoccidentale iniziarono a sperimentare leghe di rame con l’arsenico, che presentavano maggiore durezza, ma anche maggiore fragilità rispetto ai manufatti in rame puro. L’arsenico era estratto per fusione dai minerali di cui è costituente a temperature intorno ai 700 °C, ottenute nei forni usati per cuocere la ceramica.
Anche i primi tre secoli dell’età del Bronzo europea sono caratterizzati dall’utilizzo di rame in lega con alcuni elementi che si trovano ad esso commisti in natura (arsenico, argento, nichel, antimonio): le proprietà del prodotto di queste fusioni “spurie” erano variabili e del tutto casuali. Ma a partire dal 1950-1900 a.C. si diffuse nel Vecchio Continente la tecnologia del bronzo (lega di rame e stagno), più controllata e adatta a produrre manufatti di qualità. Il procedimento era stato messo a punto all’incirca alla metà del IV millennio in Mesopotamia, nei laboratori dei palazzi reali e dei templi, affermandosi tuttavia molto lentamente nel corso dei dieci secoli a seguire. Dalla regione del Tigri e dell’Eufrate, grazie agli artigiani itineranti, venne trasmesso agli europei. Quasi tutti gli oggetti in bronzo – spade, lance, asce, spilloni e fibule – venivano prodotti per fusione in stampi; altri, come gli scudi, richiedevano una lavorazione più lunga, nella quale alla fusione seguiva la fucinatura. Notevoli furono le innovazioni tecnologiche che caratterizzarono la metallurgia in questo periodo: vennero sperimentati vari tipi di leghe, matrici e procedimenti di fusione. I manufatti in bronzo presentano notevoli vantaggi rispetto a quelli in rame o in selce: possono venire modellati in molte forme diverse, ritoccati e modificati, e una volta rotti o logori possono essere fusi e nuovamente forgiati. Poiché inizialmente gli artigiani non riuscivano ad affilare le lame di bronzo quanto gli strumenti di pietra, l’adozione del metallo rimase finalizzata per un certo periodo principalmente alla produzione di oggetti decorativi e di ornamento, che dimostravano il prestigio sociale di chi li possedeva o indossava: armi da parata (specialmente alabarde e pugnali), pettorali, spilloni, fibule, pettini, orecchini, anelli, collane, braccialetti. Spesso venivano realizzati in bronzo anche oggetti a destinazione magica o religiosa (amuleti, bronzetti votivi). In seguito, con il progredire della tecnologia e l’incremento dei commerci e degli scambi, vennero fabbricati in bronzo tutti gli utensili agricoli e gli strumenti impiegati nelle attività artigianali. Tale processo può ritenersi compiuto con l’inizio del Bronzo recente (XIII secolo a.C.), quando l’uso della selce e della pietra figura ormai in declino.
La diffusione del bronzo comportò notevoli cambiamenti sociali ed economici: presero piede le nuove professioni di cercatore di minerali, minatore, artigiano specializzato, mentre il commercio di lingotti di metallo incominciò ad essere controllato da alcuni gruppi, che acquistarono potere economico e politico. Nei pressi dei giacimenti di stagno (abbondanti in Anatolia e nell’Europa occidentale, in Cornovaglia, Bretagna, Galizia) e lungo le rotte commerciali sorsero centri di produzione e insediamenti fortificati; alcune popolazioni si arricchirono grazie alla loro posizione strategica: è il caso della cultura del Wessex (nell’Inghilterra meridionale), della quale abbiamo testimonianza grazie a tumuli sepolcrali ricchi di oggetti d’oro, di bronzo e di ambra. Tra le regioni in cui si verificarono grandi cambiamenti nell’età del Bronzo rientra anche la Scandinavia che, sebbene priva di giacimenti, visse una notevole rivoluzione culturale e sociale innescata dalla necessità di importare rame e stagno; in cambio veniva offerta probabilmente ambra del Baltico. Gli artigiani locali lavorarono enormi quantità di bronzo, producendo lance, asce e grandi corni. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce alcuni tumuli della prima età del Bronzo, in cui i membri più ricchi della società venivano seppelliti in tronchi di quercia insieme con il corredo funerario; alcune sepolture, straordinariamente ben conservate, contengono capi in lana di pregevole fattura. In Battriana, regione dell’Afghanistan settentrionale, è stata scoperta una civiltà fiorita tra il III e il II millennio a.C., contemporanea, cioè, alle grandi civiltà della Mesopotamia, dell’Egitto, della Cina e della valle dell’Indo. In passato si riteneva che l’area non fosse popolata nell’età del Bronzo; tuttavia l’abbondanza di oggetti in oro, argento e bronzo apparsi sui mercati antiquari intorno al 1975 insospettì gli archeologi che avviarono ricerche e scavi. I siti scoperti in queste campagne conservavano pezzi significativi, tra cui sigilli, vasi in pietra, ceramiche e una grande varietà di oggetti in metallo (statuette raffiguranti animali, asce splendidamente decorate e grandi fibule). Il complesso architettonico più importante tra quelli rinvenuti si trova nell’oasi di Dashly: è costituito da un’area rettangolare circondata da mura e da un edificio circolare con nove torri, probabilmente difensive, lungo il perimetro. La zona era abitata da prospere popolazioni nomadi, che controllavano il traffico commerciale lungo le grandi piste che collegavano l’Asia all’Europa. Un’altra importante testimonianza dello sviluppo del commercio nell’età del Bronzo viene dal relitto di una nave scoperto nel 1982 al largo del capo di Uluburun (Turchia), risalente al XIV secolo a.C. Probabilmente salpata da Cipro per l’Egeo, la nave trasportava oltre 250 lingotti di rame, stagno e materiali grezzi, tra cui blocchi di vetro blu, usato a Micene per realizzare gioielli. A bordo del relitto sono state ritrovate alcune tavolette scritte in lineare B, dalle quali risulta che faceva parte del carico una certa quantità di resina di terebinto, destinata alla produzione di profumo, oltre a ebano egiziano e avorio, utilizzati per la realizzazione di mobili di pregio. Gli archeologi hanno rinvenuto anche resti di ghiande, mandorle, fichi, olive e melograni (resti di provviste o forse merci di scambio), nonché gioielli in oro e argento e oggetti in bronzo.
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