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Nibelungenlied o Canto dei nibelunghi Poema epico tedesco redatto in medio alto tedesco (vedi Lingua tedesca) intorno al 1200 da un autore anonimo, probabilmente di origine bavarese. Consta di oltre ottomila versi, raggruppati in più di duemila quartine, che rimano a due a due; le strofe si articolano in 39 canti (detti Aventiuren).
La narrazione si divide in due parti. Nella prima (Aventiuren 1-19) il protagonista è Sigfrido: dopo essersi impossessato del tesoro dei nibelunghi giunge alla corte di Gunther, re dei burgundi, aiuta quest’ultimo a conquistare Brunilde e sposa Crimilde, sorella del re; infine viene ucciso, con l’inganno, da Hagen, istigato da Brunilde. Protagonista della seconda parte (Aventiuren 20-39) è invece Crimilde: rimasta vedova di Sigfrido, acconsente a sposare Attila per riuscire a vendicarsi della morte del primo marito. Al termine di una lunga serie di lotte tra burgundi e unni, i primi saranno annientati; sarà la stessa Crimilde a decapitare prima Gunther, poi Hagen.
Come accade nelle coeve chansons de geste francesi e nei poemi epici spagnoli, anche nel Nibelungenlied la narrazione si ispira a remoti fatti storici; nello specifico, si fa riferimento alle lotte tra i popoli germanici all’indomani della dissoluzione dell’impero romano. L’autore però vi traspone gli ambienti di corte dell’epoca della composizione, collocati in luoghi geograficamente riconoscibili. Ai fatti storici il poema mescola elementi mitologici dell’epopea nazionale germanica, cui il senso incombente dell’ineluttabilità del destino e della mutevolezza delle sorti umane conferisce un carattere profondamente tragico. Il sostrato del poema è dunque quello comune alla tradizione germanica e scandinava, già noto all’Edda e all’epopea islandese in prosa Volsunga saga, dove però vengono accentuati i tratti mitologici, mentre nel Nibelungenlied si dà maggiore risalto all’elemento storico.
La popolarità del poema, che è fra i più importanti poemi epici germanici, durò ininterrottamente fino al XVI secolo, quando i manoscritti andarono perduti. Ritrovati (anche se a frammenti) nel 1755, furono pubblicati nel 1757 e (in edizione completa) nel 1782. La fama del poema si rinverdì nell’Ottocento, con l’affermarsi del romanticismo, e continuò per tutto il XIX secolo e nel Novecento grazie alle opere di Richard Wagner, che si ispirò alla saga dei nibelunghi e a quella dei volsunghi per la sua tetralogia lirica L'anello del Nibelungo. AL poema si ispirò anche il drammaturgo Christian Friedrich Hebbel per la trilogia I nibelunghi.
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