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    CONVENZIONE NAZIONALE (21 settembre 1792 - 26 ottobre 1795). Parlamento eletto a suffragio universale durante la Rivoluzione francese dopo la sospensione del re dalle sue funzioni.

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  • Convenzione Nazionale 8 Febbraio 1999

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Convenzione nazionale

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1

Introduzione

Convenzione nazionale Assemblea rappresentativa convocata il 21 settembre 1792, durante la Rivoluzione francese, e sciolta il 26 ottobre 1795, dopo la creazione del Direttorio.

Le sconfitte subite nella guerra contro l’Austria, l’aggravarsi della situazione economica e le profonde divisioni interne all’Assemblea legislativa fecero precipitare la situazione nel luglio del 1792. Mentre dilagavano i moti insurrezionali alla ricerca dei nemici della Rivoluzione e il re veniva imprigionato, i montagnardi assunsero il controllo dell’Assemblea e indissero elezioni a suffragio universale maschile per istituire una nuova Convenzione costituente. Il 20 settembre 1792, lo stesso giorno della vittoria nella battaglia di Valmy, l’Assemblea legislativa fu sciolta e si insediò la Convenzione nazionale.

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Convenzione girondina

Il primo periodo della Convenzione fu dominato dai girondini, rivoluzionari moderati, contrari alla centralizzazione parigina del potere. Uno dei primi atti dell’assemblea fu l’abolizione della monarchia e la creazione della Prima Repubblica, cui seguì l’apertura del processo a Luigi XVI, condannato a morte per tradimento e ghigliottinato il 21 gennaio 1793. Nei mesi seguenti, sotto la pressione dei montagnardi di Georges Danton e Maximilien de Robespierre, la Convenzione istituì il Tribunale rivoluzionario e il Comitato di salute pubblica, mentre per far fronte alla crisi economica e finanziaria instaurò il corso forzoso degli assignats e votò la legge sul prezzo del grano.

Il governo dei girondini fu però presto osteggiato dai giacobini e da una parte crescente della “Pianura” a causa dell’eccessivo moderatismo e della volontà riformatrice su base federalista che voleva ridurre notevolmente il peso di Parigi. Fu proprio l’ostilità dei parigini a determinare la caduta dei girondini: fra il 31 maggio e il 2 giugno 1793 la Guardia nazionale di Parigi circondò il palazzo della Convenzione e costrinse l’Assemblea a votare l’arresto della maggior parte dei dirigenti girondini. Per far fronte alla minaccia esterna e ai movimenti controrivoluzionari, la Convenzione passò sotto l’influenza dei montagnardi.

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Convenzione montagnarda

Il 24 giugno 1793 i montagnardi approvarono la Costituzione dell’anno I che, tuttavia, non fu mai applicata. Fu invece l’influenza dell’ala più radicale a imporre nel settembre seguente un regime di Terrore e a votare una legge contro i nemici della Rivoluzione sotto l’autorità del Comitato di salute pubblica, dominato da Robespierre. Immediatamente il Terrore colpì i personaggi più in vista, tra i quali la regina Maria Antonietta e i girondini arrestati, che furono condannati a morte; a queste condanne eccellenti seguirono quelle di tutti i cosiddetti nemici della Rivoluzione: preti, nobili o semplicemente coloro che non obbedivano agli ordini del Comitato di salute pubblica.

Durante l’anno in cui furono al potere, i montagnardi dovettero combattere sia sul fronte esterno sia su quello interno. Sul piano militare il Comitato di salute pubblica, i cui membri ogni mese venivano cambiati dalla Convenzione, affidò le scelte strategiche a Lazare Carnot che riuscì a ottenere importanti vittorie, come quella di Fleurus (26 giugno 1794). Sul piano politico la Convenzione montagnarda dovette coniugare le esigenze di difesa della patria con la trasformazione economica, politica e sociale del paese. Secondo i comitati dirigenti – il Comitato di salute pubblica e il Comitato di sicurezza generale – la rivoluzione doveva essere totale e la caccia ai sospetti divenne lo specchio della paura del complotto interno, associata al desiderio di riformare la società con l’epurazione.

Gli eccessi del Terrore, l’adozione di misure economiche forzose e un anticlericalismo esacerbato allontanarono però numerosi giacobini dalle posizioni più radicali di Robespierre e seguaci, che furono arrestati nel corso di una cospirazione il Nove termidoro dell’anno II (27 luglio 1794) e condannati a morte il giorno seguente.

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Convenzione termidoriana

La caduta di Robespierre aprì un periodo di reazione, condotto dai termidoriani, contro i sanculotti e i giacobini. Dominata dalla borghesia conservatrice, la Convenzione termidoriana segnò la fine dell’alito rivoluzionario, sancì il ritorno alla libertà economica (con l’abolizione della legge del maximun dei prezzi), confermò la separazione tra Stato e Chiesa e preparò una nuova Costituzione, che instaurava nuovamente il suffragio su base censitaria. Sul piano militare continuò la guerra contro le potenze europee, grazie anche a una nuova generazione di brillanti generali, come Jean-Baptiste Jourdan, Jean-Victor Moreau, Lazare Hoche e Napoleone Bonaparte.

La Convenzione, che fu la prima assemblea repubblicana, eletta a suffragio universale, in Francia, fu infine sciolta il 26 ottobre 1795 con l’instaurazione del Direttorio.

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