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Giovanni Paolo II

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Giovanni Paolo IIGiovanni Paolo II
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Introduzione

Giovanni Paolo II (Wadowice, Cracovia 1920 – Città del Vaticano 2005), papa (1978-2005), primo pontefice non italiano dal 1523. L’approccio attivo ed energico all’ufficio pontificio, l’incessante attività apostolica svolta in innumerevoli viaggi, la capacità di riflessione e di mediazione politica, e la difesa dei valori tradizionali della Chiesa, conferirono un’ampia risonanza e popolarità alla sua persona, che raggiunse una vastissima notorietà sia nel mondo cattolico sia, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, presso ambienti laici e di altre confessioni.

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L’ascesa al soglio pontificio

Al secolo Karol Wojtyła, nato da una famiglia di modesta condizione, studiò letteratura, poesia e drammaturgia presso l’Università di Cracovia. Durante l’occupazione tedesca della Polonia, nel corso della seconda guerra mondiale, il futuro papa si preparò al sacerdozio e lavorò nel contempo in una cava di pietra e successivamente in un’industria chimica. Fu ordinato sacerdote nel 1946, laureandosi in seguito in teologia all’Angelicum di Roma e ottenendo un dottorato in filosofia presso l’Università cattolica di Lublino. Divenuto cappellano dell’università e docente di etica all’Università di Cracovia e presso la facoltà di teologia dell’Università di Lublino, nel 1958 venne nominato vescovo ausiliare di Cracovia.

Partecipò al Concilio Vaticano II e nel 1964 venne creato arcivescovo di Cracovia; nel 1967 fu nominato cardinale e tra il 1967 e il 1977 rappresentò il suo paese in cinque sinodi vescovili internazionali. Fu eletto al soglio pontificio il 16 ottobre 1978, dopo il brevissimo pontificato (34 giorni) di Giovanni Paolo I, in memoria del quale volle ereditare il nome. L’evento più drammatico che caratterizzò la sua biografia fu il fallito attentato perpetrato dall’estremista turco Alì Agca il 13 maggio 1981 mentre il papa faceva il suo ingresso in piazza San Pietro.

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Le encicliche

Giovanni Paolo II fu anche autore fecondo: pubblicò raccolte di poesie (ad esempio Trittico romano – Meditazioni, 2003), l’opera teatrale La bottega dell’orefice (1960, sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien), numerosi scritti etici e teologici tra i quali Amore e responsabilità (1969), Dei fondamenti del rinnovamento (1972) e Segno di contraddizione (1977), e infine uno scritto autobiografico dal titolo Alzatevi andiamo (2004).

Le sue 14 encicliche rivelano un pontefice conservatore in materia di sessualità e morale, e progressista in materia di diritti umani. La prima, Redemptor hominis (1979), indaga le connessioni tra la redenzione di Cristo e la dignità umana. Le encicliche successive concernono il potere della misericordia nella vita dell’uomo (Dives in misericordia, 1980); l’importanza del lavoro quale “via di santificazione” (Laborem exercens, 1981); la posizione della Chiesa in Europa orientale (Slavorum apostoli, 1985); le posizioni cattoliche in materia di marxismo, materialismo e ateismo (Dominum et vivificantem, 1986); il ruolo della Vergine Maria, fonte di unità cristiana (Redemptoris mater, 1987); gli effetti distruttivi della rivalità fra le potenze secolari (Sollicitudo rei socialis, 1987), la necessità di conciliare il capitalismo con la giustizia sociale (Centesimus annus, 1991). Le più recenti, Veritatis splendor (1993) e Fides et Ratio (1998), svolgono rispettivamente una dura critica del relativismo morale e un’analisi del rapporto tra fede e ragione. L’ultima enciclica, Ecclesia de Eucaristia (2003), è una riflessione teologica sul ruolo del mistero eucaristico, in cui si ricorda ai fedeli il valore della Comunione.

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La difesa della tradizione

A partire dalla metà degli anni Novanta il pontefice compì visite pastorali in numerosi paesi, alcune delle quali, come quelle nella natia Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale, o quella a Cuba all’inizio del 1998, ebbero una forte valenza politica sul piano interno e internazionale. Battendosi strenuamente contro il dissenso dottrinale sorto in seno alla Chiesa e contro gli orientamenti di pensiero eccessivamente aperti agli influssi della cultura secolare e alla contaminazione con correnti di pensiero contemporanee, Giovanni Paolo II riaffermò le dottrine tradizionali della Chiesa cattolica rispetto ad argomenti di attualità come l’omosessualità, l’aborto, i metodi di contraccezione e inseminazione artificiale e il controllo delle nascite. In particolare, il pontefice ribadì il valore del celibato sacerdotale e si schierò contro il sacerdozio femminile, pur riconoscendo alla donna un ruolo preponderante nella Chiesa contemporanea. Il suo libro Varcare la soglia della speranza (1994) articola e riafferma numerose posizioni che caratterizzarono il suo papato.

Delineando le responsabilità personali e verso la Chiesa da parte dei laici, dei sacerdoti e dei membri degli ordini religiosi, il papa si oppose alla partecipazione diretta all’attività politica e all’elezione a cariche secolari dei sacerdoti, pur riconoscendo il valore della partecipazione delle associazioni di matrice cristiana alla vita pubblica. I suoi primi passi in direzione dell’ecumenismo si rivolsero in particolare alle Chiese ortodosse e all’anglicanesimo piuttosto che al protestantesimo; le sue visite in Palestina sancirono anche l’avvio di un dialogo interconfessionale non circoscritto solo ai cristiani, ma, cancellando il secolare pregiudizio negativo della Chiesa cattolica nei confronti degli ebrei, rivolto anche al popolo cui appartenne la figura storica di Cristo. Alla sua morte gli succedette Benedetto XVI.

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