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Uccelli

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Becco degli uccelliBecco degli uccelli
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3.2

Longisquama

Longisquama era un piccolo vertebrato a quattro zampe, vissuto circa 220 milioni di anni fa. Era dotato di insolite appendici caudali che, inizialmente considerate dai paleontologi soltanto lunghissime squame (da cui il nome del genere, Longisquama), sono state ora riconosciute come penne primitive. La presenza di penne è sufficiente per classificare un animale tra gli uccelli e quindi per considerare Longisquama il più antico uccello conosciuto. La derivazione degli uccelli dai dinosauri sarebbe quindi messa in discussione: Longisquama, infatti, visse prima della comparsa di quei dinosauri da cui fino a oggi si riteneva che si fossero evoluti gli uccelli.

3.3

Uccelli fossili successivi

Sono note diverse forme intermedie fra i primi uccelli fossili e quelli moderni. Nel 1988 sono stati trovati in Spagna resti risalenti al primo Cretaceo di alcuni uccelli muniti di coda e cinto scapolare evoluti, ma di cinto pelvico e arti posteriori primitivi. Altri fossili attendibili risalgono a circa 88 milioni di anni fa: si tratta di autentici uccelli, di poco diversi, dal punto di vista scheletrico, da quelli moderni, salvo per la presenza dei denti e di una lunga coda. La maggior parte di essi risulta adattata all’ambiente acquatico, in larga misura perché i depositi di sabbia o fango presenti nelle acque poco profonde offrono condizioni ottimali per il processo di fossilizzazione. Tra questi, è stato trovato un grosso uccello tuffatore simile alla strolaga (Hesperornis) e un altro, Ichthyornis, probabilmente simile per habitat e abitudini alle sterne attuali.

Alcuni volatili fossili risalenti alla fine del Cretaceo, vale a dire all’incirca a 65 milioni di anni fa, ricordano molto da vicino gli uccelli acquatici viventi. La diversificazione degli uccelli, che ha portato all’attuale varietà della classe, ha avuto luogo nel periodo successivo, il Terziario, al termine del quale, un milione e mezzo di anni fa, si erano ormai evoluti tutti i gruppi di volatili oggi viventi e si erano già esaurite alcune linee evolutive. La maggior parte delle attuali specie di uccelli ebbe origine nel corso del Pleistocene.

Recentemente, infine, è stato rinvenuto il fossile di una specie prima sconosciuta, che alcuni paleontologi ritengono la chiave per comprendere l’evoluzione degli uccelli. Questo animale, vissuto circa 130 milioni di anni fa nella regione occupata dall’attuale Cina, sarebbe stato lungo 70-80 cm e dotato di piume su tutte e quattro le zampe e sulla coda. Non ancora in grado di compiere un volo sostenuto, Microraptor gui – questo il nome della specie – avrebbe utilizzato le zampe piumate per lanciarsi dagli alberi e realizzare brevi voli planati. Il ritrovamento e la sua interpretazione sembrano quindi mettere in dubbio l’altra ipotesi in auge presso gli studiosi sull’origine del volo: che gli antenati degli uccelli, cioè, possano aver “imparato” a volare accelerando la corsa sul terreno con l’aiuto di ali primitive.

4

Distribuzione degli uccelli

Gli uccelli, adattati pressoché a ogni tipo di habitat, si trovano in tutti i continenti e in quasi tutte le isole del mondo. Ambienti anche inospitali come i deserti, le zone montuose al di sopra del limite della vegetazione arborea, i ghiacci dell’Antartide e addirittura gli ambienti urbani sono abitati da specifiche varietà di uccelli, che si aggiungono a quelle, numerosissime, diffuse in boschi, praterie, foreste, acquitrini, coste e scogliere.

Sebbene gli uccelli siano animali molto mobili, ogni specie ha in realtà un areale geografico ben definito, che può abbracciare diversi continenti (come nel caso del falco pellegrino e del barbagianni) o essere circoscritto a un’unica isola (come nel caso di un parulide che vive esclusivamente sull’isola di Saint Lucia, nelle Indie Occidentali). Anche intere famiglie possono avere una distribuzione limitata: i moa, ad esempio, recentemente estinti, erano limitati alla Nuova Zelanda. Diverse sono invece le famiglie che vantano rappresentanti in tutto il mondo, come i laridi (gabbiani) e i fasianidi (galli, tacchini, pavoni, pernici).

5

Caratteri adattativi e diversità

La struttura corporea comune a tutti gli uccelli presenta numerose variazioni specifiche, caratteri adattativi acquisiti dalle diverse specie nel corso dell’evoluzione, per adeguarsi a differenti condizioni di vita. Tra le caratteristiche variabili vi sono le dimensioni, comprese tra quelle del colibrì (circa 5 cm) e quelle dello struzzo (2,5 m di altezza). Quest’ultimo, che ha perso la capacità di volare, ha acquisito buone capacità di corsa, grazie allo sviluppo di zampe potenti.

Tra gli uccelli acquatici, i pinguini sono quelli che presentano gli adattamenti più vistosi: l’intera anatomia dell’ala si è trasformata in una pinna rigida, simile a un remo, analoga a quella di un delfino; il piumaggio, corto e fitto, è impermeabile; la cute, infine, riveste uno spesso strato di grasso, che contribuisce a isolare termicamente il corpo dell’animale. La maggior parte degli altri uccelli acquatici, ad esempio le strolaghe, gli svassi, i cormorani e le anatre, sono invece dotati di zampe palmate.

Anche i picchi presentano interessanti caratteri adattativi: le loro zampe, diversamente da quelle degli altri uccelli, presentano due dita rivolte in avanti e due all’indietro, in modo da permettere una salda presa sui tronchi degli alberi; il becco, lungo e resistente, è adatto a battere per scavare cavità in cui nidificare e per stanare gli insetti. Infine, allo scopo di assorbire i traumi meccanici che derivano dal continuo picchiettio, questi uccelli hanno sviluppato una calotta cranica particolarmente spessa e resistente.

6

Riproduzione e ciclo vitale

Come per la maggior parte degli animali, il ciclo vitale degli uccelli è strettamente legato al ritmo delle stagioni. Infatti, i cambiamenti delle condizioni climatiche incidono sulla disponibilità di cibo e quindi sulle abitudini riproduttive degli animali.

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