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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
L’ascesa al trono di Nguyen Anh fu favorita dal missionario francese Pierre Pigneau de Behaine, che aveva raccolto un’armata di mercenari per appoggiare l’imperatore. I francesi speravano che il nuovo imperatore avrebbe concesso loro favori commerciali e privilegi missionari, ma la dinastia Nguyen, temendo influenze e intromissioni della Francia, iniziò a perseguitare sia i missionari sia i vietnamiti convertiti, inasprendo negli anni le persecuzioni fino a giungere all’esecuzione di alcuni cristiani nel corso del 1830. Quando vennero lesi anche gli interessi commerciali e militari francesi, Napoleone III inviò una spedizione navale per punire i vietnamiti e costringerli ad accettare il protettorato francese. Fallito un primo tentativo di attacco alla baia di Da Nang, i francesi riuscirono successivamente a vincere la resistenza vietnamita e nel 1862 costrinsero il Vietnam a firmare un accordo che cedeva la Cocincina alla Francia. Nel corso del 1880 i francesi lanciarono nuove offensive e attaccarono le regioni settentrionali del Vietnam. Dopo pesanti sconfitte, i vietnamiti furono costretti ad accettare il protettorato francese su tutto il loro territorio.
Nel 1885, dopo un conflitto franco-cinese, la Cina riconobbe il protettorato francese sul Vietnam, che negli anni seguenti fu unito al Laos e alla Cambogia nell’Indocina francese, il cui governo fu assegnato a un governatore generale. La Francia provvedeva all’amministrazione del paese e a riscuotere le imposte nel nome dell’imperatore, posto sotto la tutela completa del governatore, che presiedeva il governo. I nazionalisti vietnamiti, che in un primo tempo avevano sperato in una modernizzazione del paese, si dovettero presto ricredere, vedendo che le risorse del paese andavano ad arricchire i colonizzatori e una ristretta élite vietnamita e cinese. Esclusi da qualsiasi possibilità di controllo dell’amministrazione coloniale, i vietnamiti non godevano di alcuna libertà politica, di associazione o d’espressione. Presto questa situazione alimentò il malcontento e causò il rafforzarsi delle tendenze più radicali, nazionaliste e rivoluzionarie. Nel 1927 venne costituito il Partito nazionalista vietnamita; nel 1930 Ho Chi Minh fondò a Hong Kong il Partito comunista indocinese.
Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale i nazionalisti e i comunisti raccolsero pochi successi, ma nel 1941, dopo l’occupazione militare giapponese del Vietnam e la riduzione dell’amministrazione coloniale francese a un’autorità fantoccio, i comunisti si organizzarono nel Vietminh (abbreviazione di Viet Nam Doc Lap Dong Minh Hoi, Lega per l’indipendenza del Vietnam), preparandosi all’offensiva. Ponendo l’accento su riforme moderate e sull’indipendenza nazionale più che sull’ideologia comunista, il Vietminh riuscì a conquistarsi il favore del popolo e ad approfittare della situazione creatasi dopo la resa giapponese nell’agosto 1945 per insorgere e proclamare, il 2 settembre, la Repubblica democratica del Vietnam. Nell’ottobre dello stesso anno i francesi, che avevano rifiutato di riconoscere l’indipendenza del paese, occuparono Hanoi, costringendo i nazionalisti a ripiegare verso sud. Per più di un anno i francesi e il Vietminh tentarono di giungere a un accordo, ma i negoziati, tenutisi in Francia, fallirono a causa della determinazione di quest’ultima di riannettersi il Vietnam. Nel novembre 1946 la flotta francese bombardò Haiphong, causando migliaia di vittime tra i civili e provocando nel dicembre successivo l’insurrezione delle forze Vietminh e l’inizio della guerra di liberazione.
La guerra d’Indocina durò circa otto anni. I francesi, stanziati lungo la costa, formarono un governo guidato dall’imperatore Bao Dai, ultimo regnante della dinastia Nguyen. Le forze del Vietminh, guidate dal generale Giap, avviarono un’intensa attività di guerriglia contro le truppe francesi. Agli inizi del 1954 attaccarono la base di Dien Bien Phu, fortificata dai francesi, e la cinsero d’assedio. Dopo mesi di duri scontri riuscirono a sconfiggere i francesi nella decisiva battaglia di Dien Bien Phu e li costrinsero a negoziare la fine della guerra nel giugno 1954. Alla conferenza di Ginevra le due parti accettarono un compromesso provvisorio per mettere fine alla guerra, stabilendo di dividere il territorio vietnamita lungo la linea del 17° parallelo; le forze del Vietminh occuparono la zona a nord, i francesi e i loro sostenitori vietnamiti quella a sud. Per evitare una divisione permanente della regione venne proposto un protocollo politico, che stabiliva lo svolgimento di elezioni nazionali e la riunificazione del paese entro due anni.
Gli sviluppi politici nel Sud del paese fecero tuttavia saltare gli accordi. A Saigon, capitale del Sud, Bao Dai fu rovesciato da Ngo Dinh Diem, che, con il sostegno degli Stati Uniti, istituì un regime autoritario e lanciò una vasta repressione contro le forze comuniste e democratiche. Dal 1959 Diem dovette fronteggiare seri problemi interni causati principalmente da una politica tendente a favorire la componente cattolica del paese e dal fallimento del programma economico e sociale. Anche l’intolleranza verso l’opposizione interna contribuì ad alienargli l’appoggio di molte componenti della popolazione vietnamita, soprattutto quella di fede buddhista, e a creare quel clima di malcontento che diede il via alla rivolta; contemporaneamente i comunisti riprendevano la lotta armata.
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