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Introduzione; Caratteristiche fisiche; Specie rappresentative; Comportamento; Sistemi di comunicazione e intelligenza; Gli odontoceti e l'uomo
Odontoceti Sottordine di mammiferi acquatici inclusi nell'ordine dei cetacei, comprendente delfini, tursiopi, capodogli, narvali, beluga, focene e orche. Si distinguono dai misticeti, l'altro sottordine di cetacei, principalmente per il tipo di alimentazione e di struttura dell'apparato di masticazione: gli odontoceti si nutrono di pesci, invertebrati marini e altri animali e sono pertanto dotati di una dentatura efficiente; i misticeti, vale a dire le balene, si nutrono invece del plancton contenuto in sospensione nelle acque del mare, e sono quindi dotati di strutture specializzate per la filtrazione, dette fanoni. Gli odontoceti, diffusi in tutti i mari del globo, sono inoltre ben riconoscibili per la tipica forma del muso simile a un becco.
Il corpo dei cetacei odontoceti è fusiforme, di lunghezza variabile tra il metro e mezzo dell'inia, un genere di acqua dolce, e gli oltre 9 m dell'orca e i 18 del capodoglio. Le sette vertebre cervicali sono fuse come nella maggior parte dei cetacei; fa eccezione il beluga, nel quale la regione cefalica è relativamente ben definita e il collo consente una certa libertà di movimento. Il capo termina tipicamente con un becco appuntito, più o meno lungo a seconda dei gruppi. Nei focenidi il muso è arrotondato e nel capodoglio è tronco. Sul dorso si apre un'unica narice, o sfiatatoio, e si innalza una pinna dorsale in genere falciforme, con funzioni di stabilizzazione nel nuoto. Nella maggior parte delle famiglie, la dentatura comprende 100-260 denti acuminati di forma conica, tutti morfologicamente simili. I monodontidi, vale a dire narvali e beluga, hanno invece una dentatura ridotta. In posizione frontale gli odontoceti possiedono una struttura particolare, chiamata melone, utilizzata per l'amplificazione dei suoni (vedi oltre).
Esistono numerose specie di odontoceti. Tra i più noti e diffusi, il delfino maggiore o tursiope troncato (Tursiops truncatus), protagonista negli spettacoli allestiti presso gli acquari marini, e il delfino comune (Delphinus delphis), entrambi presenti anche nel mar Mediterraneo. Il tursiope troncato raggiunge una lunghezza massima di circa 4 m, mentre l'orca (Orcynus orca) supera nel maschio i 9 m di lunghezza. Le specie d'acqua dolce, raggruppate nella famiglia dei platanistidi, sono caratterizzate da un becco molto lungo e sottile e da vista debole e vivono negli estuari dei grandi fiumi dell'Asia e del Sud America. Tra questi, la piccola e aggraziata inia (Inia geoffrensis) è stata avvistata a più di 2000 km dalla foce nel Rio delle Amazzoni; con una taglia di lunghezza variabile tra 1,5 e 2,7 m, è uno degli odontoceti più piccoli. Il narvalo (Monodon monoceros), incluso nella famiglia dei monodontidi, abita le acque fredde del Mar Glaciale Artico. Il beluga (Delphinapterus leucas), di colore bianco in età adulta, appartiene alla stessa famiglia del narvalo e, come quest'ultimo, vive in acque artiche e subartiche. Il gigantesco capodoglio (Physeter catodon) preferisce invece i mari delle regioni temperate e calde. Tra i focenidi, infine, si cita la specie Phocoena phocoena, la più diffusa, che vive soprattutto lungo le coste settentrionali dell'oceano Atlantico.
Nell'arco di una giornata i cetacei odontoceti necessitano di una quantità di cibo (principalmente pesci e calamari) pari a circa un terzo del loro peso. Generalmente cacciano in gruppo: il logenorinco dai denti obliqui (Logenorhynchus obliquidens), una specie del Pacifico, si raccoglie in gruppi di più di un migliaio di individui. Specie meno gregarie, come il delfino maggiore o tursiope troncato, vivono in gruppi di poche unità. Come tutti i cetacei, gli odontoceti respirano attraverso uno sfiatatoio posizionato sulla sommità del capo. Mentre nuotano, emergono in superficie ogni circa due minuti per una breve, esplosiva espirazione, seguita, prima di reimmergersi, da una lunga inalazione. La coda, come quella di altri mammiferi acquatici, compie un movimento dall'alto in basso che spinge in avanti l'animale, mentre le pinne fungono da strutture stabilizzatrici. Grazie alla forma idrodinamica del corpo e alla potenza della muscolatura, questi animali possono mantenere velocità di circa 30 km/h, con punte di 40 km/h. I loro polmoni, adatti a resistere ai problemi creati dai rapidi cambiamenti di pressione, consentono a questi animali di raggiungere profondità anche superiori a 300 m.
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