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Acquerello o Acquarello Tecnica pittorica che utilizza pigmenti disciolti in acqua. La caratteristica più evidente dell'acquerello è la trasparenza del colore, steso per velature in modo da ricavare le tonalità più chiare sfruttando la luminosità della carta. L'effetto è ben diverso da quello spesso e opaco della pittura a olio.
I colori per l'acquerello si ottengono mescolando pigmenti in polvere con una sostanza addensante solubile in acqua, la resina di acacia, detta gomma arabica, che serve a solidificare il colore e a legarlo al supporto. La stesura si effettua stemperando in acqua i colori con il pennello al momento dell'uso. Il termine 'acquerello' compare nel Settecento, ma fin dall'antichità sono state utilizzate tecniche basate sullo stesso principio, ad esempio per i papiri dell'antico Egitto o per le pitture a inchiostro in Estremo Oriente. L'acquerello discende dalla tecnica medievale della miniatura, per la quale si utilizzavano pigmenti uniti a chiara d'uovo o gomma arabica; anche la tecnica dell'affresco era basata sull'uso di pigmenti solubili in acqua, con l'aggiunta però, in età bizantina e medievale, di sostanze opacizzanti di colore bianco (calce o gesso), in modo analogo a quanto avviene nella tecnica moderna della gouache.
I primi acquerelli in senso moderno sono probabilmente gli studi di paesaggio, animali e piante di Albrecht Dürer, il più importante artista tedesco del Rinascimento. Usando insieme la penna e l'acquerello Dürer ottenne una sintesi perfetta tra la luminosità dei colori e la descrizione minuziosa dei particolari. Nel Cinquecento e nel Seicento i colori ad acqua più usati furono gli inchiostri, adatti a realizzare schizzi e studi monocromi. Alcuni artisti come il Guercino, Claude Lorrain e Rembrandt si servirono del bistro (fuliggine di faggio in sospensione acquosa, di colore marrone) e della seppia per riprodurre sinteticamente gli effetti atmosferici e il gioco della luce naturale nei loro studi di paesaggio. Solo alcuni paesaggisti olandesi sperimentarono in questo periodo l'uso dei colori. A partire dalla metà del Settecento, l'acquerello trovò ampia diffusione in Inghilterra. Artisti come Paul Sandby valorizzarono le risorse del mezzo applicando direttamente il colore sul foglio senza disegno preliminare. Questa importante innovazione condusse a maturità la tecnica, decretandone il successo. Si ampliò di conseguenza anche la gamma dei soggetti, fino a includere le scene visionarie di William Blake e i temi di satira sociale di Thomas Rowlandson. Il romanticismo inglese interpretò il paesaggio in base agli ideali complementari del 'pittoresco' e del 'sublime'. Gli acquerelli di John Robert Cozens riflettono questa oscillazione, e le sue vedute delle Alpi svizzere ebbero un influsso determinante su Thomas Girtin e J.M.W. Turner, i maggiori acquerellisti inglesi. Turner ne ricavò una varietà di effetti insuperabile, traducendo la vibrazione della luce in stesure di abbagliante luminosità e squillanti contrasti di colore. Nell'Ottocento l'acquerello fu molto popolare in Europa, ma solo gli studi del pittore romantico Eugène Delacroix e, in seguito, gli esperimenti degli impressionisti segnarono un reale progresso nell'uso ormai ripetitivo e virtuosistico della tecnica. Sono da ricordare anche i disegni acquerellati di Paul Cézanne, spesso paragonabili per qualità ai dipinti, caratterizzati da una stesura personalissima fatta di minuscoli tocchi. A partire dal 1870 questa tecnica si affermò anche negli Stati Uniti, specialmente a opera di John Singer Sargent e di Winslow Homer. Per ragioni legate all'affermarsi dei nuovi movimenti, la fortuna dell'acquerello come mezzo espressivo autonomo è notevolmente diminuita nel XX secolo. Tuttavia non sono mancati grandi artisti, come Emil Nolde, Edward Hopper e Paul Klee, che l'hanno utilizzato con esiti di grande felicità espressiva.
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