Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Buddhismo, scelti dalla redazione di Encarta
Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Buddhismo

Risultati di Windows Live® Search

  • Buddhismo

    Buddhismo sentiero graduale illuminazione, budda e buddismo, filosofie orientali, dharma sangha buddha, karma, dalai lama del Tibet, Lhasa, buddismo, i tre gioielli, le sei ...

  • Buddhismo

    Sito ufficiale dell'Unione Buddhista Italiana, con l'elenco dei centri buddhisti associati in Italia.

  • www.padmanet.com

    Tibet e Buddhismo italiano. Insegnamenti online, newsletter e pubblicazioni periodiche. Galleria di immagini Buddhiste. Mantra e prostrazioni. Link. Collegamenti diretti agli ...

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search
Pagina 2 di 2

Buddhismo

Articolo
Multimedia
Monaci buddhistiMonaci buddhisti
Struttura articolo
5

La diffusione

Fede di solide tradizioni missionarie, il buddhismo divenne ben presto religione ufficiale nello Sri Lanka, dove era stato introdotto, nella versione Theravada, fin dall’epoca del re Aśoka, che inviò nell’isola il figlio Mahinda e la figlia Sanghamitta. Di fede Theravada erano anche i mon, gli abitanti indigeni dell’area birmana e thailandese; i birmani adottarono questa confessione soltanto nell’XI secolo, con il re Anuruddha, dopo avere conosciuto la versione tantrica fin dall’849, anno della proclamazione di Pagan capitale del regno.

Diffusosi fra i thai, giunti dalla Cina nel XII secolo, il buddhismo Theravada fu proclamato religione ufficiale della Thailandia un secolo più tardi dal re Sukhothai, mentre al XIV secolo risale la sua penetrazione nel Laos e in Cambogia, dove già dal II secolo conviveva più o meno stabilmente con l’induismo, come mostrano anche le rovine del celebre complesso monumentale di Angkor Vat, l’espressione più significativa dell’arte khmer.

Le diverse correnti del buddhismo si diffusero in Cina fin dal I secolo d.C. come pratica filosofica dell’élite intellettuale, sensibile alla predicazione di maestri indiani quali Kumarajiva che, giunto in Cina nel 401, favorì l’opera di traduzione in lingua cinese dei testi sacri. Esse raccolsero numerosi seguaci, fino al prevalere definitivo della visione Mahayana sotto le dinastie Sui (589-618) e Tang (618-907).

In questo periodo sorsero quattro scuole: la riflessione filosofica intorno al Saddharmapundarika Sutra costituisce il fondamento dottrinale della scuola nota con il termine giapponese Tendai, mentre l’Avatamsaka Sutra rappresenta il testo fondamentale della scuola Huayan a cui si affiancano l’indirizzo della Terra Pura, incentrato sulla venerazione del Buddha Amitabha, e quello Chan (Zen in giapponese).

Fortemente indebolito dalla persecuzione dell’845, il buddhismo non scomparve mai totalmente dalla Cina e conobbe una certa ripresa all’epoca della dinastia Yuan (1279-1368), dopo essere stato adottato come religione di stato dalle vicine compagini politiche che precedettero l’unificazione della Corea nel periodo Koryo (918-1392), epoca di massimo fulgore della fede Mahayana, poi subordinata al confucianesimo con la dinastia Yi (1392-1910).

Sottomesso alla Cina fino al X secolo, anche il Vietnam accolse la tradizione Mahayana, diffusasi nelle epoche successive fino alla forte penetrazione del XVIII secolo, con la formazione di numerose scuole locali.

Giunto in Giappone dalla Corea (verosimilmente fra il 538 e il 552), il buddhismo fu proclamato religione di stato nel 593 dal principe Shotoku Taishi, e conobbe un notevole successo in epoca Nara (710-794) e Heian (794-1185), con lo sviluppo delle diverse scuole, fra le quali quella Tendai, introdotta dal monaco Saicho e successivamente riformata dai fautori degli indirizzi della Terra Pura e dello Zen; essi riscossero grande popolarità accanto alla scuola tantrica dello Shingon, fondata dal monaco Kukai, e a quella, sorta in epoca Kamakura (1185-1333), di Nichiren.

Per quanto concerne il Tibet, il cammino che fece acquisire al Mahayana il suo carattere essenzialmente tantrico fin dal VII secolo ebbe fra i protagonisti principali il maestro Padmasambhava (metà VIII secolo), codificatore dei tratti fondamentali della dottrina poi diffusa dai lama.

6

Le pratiche tradizionali e le tendenze recenti

La tradizione più antica identifica i fedeli del Buddha con i membri di una comunità di carattere essenzialmente monastico; la ben nota immagine del monaco dalla testa rasata, vestito di una tonaca arancione senza cuciture, evoca tuttora il seguace di questa religione e della sua disciplina, che conserva i suoi aspetti caratteristici nonostante i mutamenti e gli adattamenti certamente sopravvenuti nel tempo: i monaci oggi non sono più itineranti come in origine, ma seguono tendenzialmente (almeno nella tradizione Theravada) tutte le norme previste dagli scritti canonici. Osservano il celibato e l’obbligo di vivere unicamente di elemosina, disposizioni, queste, abrogate da alcune scuole giapponesi che permettono ai religiosi il matrimonio. Queste scuole impongono ai monaci, come fa lo Zen, di provvedere al proprio sostentamento per mezzo del lavoro agricolo.

Membri della comunità sono considerati anche i laici, che condividono con i monaci e con le monache la professione di fede riassunta nella formula: “Io prendo rifugio nel Buddha, nel dharma (la dottrina, la legge del Buddha) e nel sangha (la comunità)”. Sebbene il buddhismo non preveda alcun tipo di culto ufficiale, ponendosi piuttosto come filosofia di vita per il singolo, la venerazione del Buddha ha trovato comunque espressione in forme popolari, come testimoniano gli stupa, i tempietti votivi a forma di cupola che fanno parte del paesaggio urbano nei paesi buddhisti e che accolgono le reliquie dell’”illuminato”, oggetto di una devozione molto sentita, come nel caso del dente del Buddha custodito a Kandy, nello Sri Lanka.

Ai festeggiamenti che nei paesi di fede Theravada sono noti con il nome del mese (Vesakha) in cui Siddhartha sarebbe nato, si affiancano i rituali più elaborati della tradizione Mahayana, con le immagini dei molteplici Buddha e Bodhisattva sempre pronti a ricevere le offerte (fiori, frutta, incenso) dei fedeli non solo nei templi, ma anche su altari domestici.

Il buddhismo rimane ancora vitale nei paesi dell’Asia orientale, soprattutto in Thailandia e in Myanmar, per quanto abbia dovuto affrontare, quale conseguenza del rapido processo di occidentalizzazione, alcune delle istanze tipiche di una società moderna: alcuni monaci, infatti, si sono impegnati in prima persona in progetti volti a migliorare la condizione delle classi più umili. La loro attività ha l’esplicito fine di smentire le accuse di quanti considerano il buddhismo una fede essenzialmente passiva che si mostra insensibile alle miserie dell’umanità, considerate parte di un destino ineluttabile. Una conferma significativa di questo mutato atteggiamento si è verificata, a partire dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, in India, dove il numero dei fedeli era costantemente diminuito fin dal XII secolo, con la conversione di circa tre milioni di individui appartenenti alla casta più bassa della tradizione induista, quella dei cosiddetti “intoccabili”.

Filosofia per sua natura nemica di ogni visione materialistica, il buddhismo ha subito restrizioni, e talora anche vere e proprie forme di persecuzione nei paesi retti da regimi comunisti; le difficoltà maggiori sono sorte in Cina, paese la cui classe dirigente ha mostrato chiaramente, dopo l’annessione del Tibet e l’esilio del Dalai Lama nel 1959, la propria ostilità, in particolare al lamaismo, ma in generale a ogni altra forma di questa tradizione religiosa.

Molto attivo è invece da alcuni decenni il buddhismo giapponese, che ha conosciuto la nascita di numerose nuove scuole, come la Soka Gakkai (“Società per la creazione dei valori”) sorta dalla scuola Nichiren e caratterizzata da una solida organizzazione soprattutto per quanto concerne le tecniche di proselitismo e l’utilizzo dei mezzi di comunicazione per una forma di propaganda capillare. Dal 1956 essa creò un “partito del buon governo”, espressione concreta di un’ideologia che promette ai suoi fedeli felicità materiale e spirituale in questo mondo, trasfigurato in una sorta di paradiso terrestre.

L’indirizzo Soka Gakkai ha acquisito, insieme allo Zen e ad altre scuole buddhiste, una certa notorietà anche in Occidente, dove ormai da alcuni decenni l’interesse per questa disciplina spirituale si esprime sia nel rinnovato fervore di studi, condotti soprattutto in chiave di accostamento comparativo con la tradizione filosofica occidentale, sia in forme di adesione più o meno ufficiale, limitate comunque a cerchie alquanto ristrette.

Precedente
|
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft