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Zanzibar Isola della Tanzania, situata nell’oceano Indiano a sud-ovest dell’isola di Pemba e a breve distanza dalla costa, dalla quale è separata dal canale di Zanzibar. Si tratta di un’isola bassa e pianeggiante, di formazione corallina, con una superficie di 1.660 km². L’economia si fonda sull’agricoltura (coltivazione di noci di cocco, chiodi di garofano e cacao per l’esportazione) e sulla pesca. La maggiore città è Zanzibar (157.634 abitanti nel 1988), un importante porto commerciale situato sulla costa occidentale dell’isola. La popolazione totale è di 456.934 abitanti (1995) e comprende neri, arabi e i cosiddetti “shirazi” di discendenza persiana.
I primi a popolare l’isola furono agricoltori bantu. Verso l’VIII secolo mercanti arabi provenienti soprattutto dall’Oman impiantarono sull’isola un prospero commercio con l’Asia e con i territori costieri africani fino a Mogadiscio, che vennero chiamati con il nome di “terra degli zandj” (cioè “dei neri”; Zanzibar significa a sua volta “costa dei neri”). Nel X secolo un principe persiano di Shiraz, Alì ibn Sultan al Hassan, si trasferì con la sua corte nella regione, unendo Zanzibar e Pemba nel sultanato di Kilwa. Gli abitanti del sultanato, e per estensione i meticci della costa africana, vennero da allora chiamati “shirazi”, una denominazione tuttora utilizzata.
Il sultanato di Kilwa durò quasi cinque secoli e fu scalzato dai portoghesi agli inizi del XVI secolo. Base del commercio degli schiavi e delle spezie, nel XVII secolo Zanzibar cadde sotto l’influenza dell’Oman e nella seconda metà dell’Ottocento il sultano Said ibn Sultan vi trasferì la capitale. Dopo la morte di Said (1856) i vasti possedimenti africani del sultanato furono divisi tra Gran Bretagna, Germania e Italia (alla quale spettò la regione di Benadir, nell’odierna Somalia) e la stessa isola di Zanzibar passò sotto il protettorato britannico nel 1890.
I britannici conservarono sia il sultanato (riunendo Zanzibar e Pemba), sia la struttura economica e sociale dell’isola, in cui era tradizionalmente predominante il ruolo degli arabi. A partire dagli anni Trenta del Novecento crebbe la protesta dei neri e dei persiani, trattenuta a stento dal sultano Khalifa bin Harub. Il movimento nazionalista andò tuttavia rafforzandosi nel secondo dopoguerra e agli inizi del 1964, all’indomani dell’indipendenza (10 dicembre 1963), rovesciò il sultanato. Alla fine di un breve ma cruento conflitto, in cui trovarono la morte più di 15.000 persone, Abeid Amani Karume, leader del Partito afro-shirazi, proclamò la Repubblica popolare di Zanzibar, che il 26 aprile dello stesso anno si unì al Tanganica dando vita alla Tanzania. L’isola è tuttora afflitta da un aspro conflitto etnico e nella comunità araba si è fatta strada una posizione indipendentista.
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