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Introduzione; Strategie nucleari; Le forze dell’Occidente; Difesa dai missili balistici; Sistemi di difesa attiva
Sistemi di difesa Locuzione con cui si indicano le strutture militari e gli armamenti che costituiscono i mezzi di difesa strategica di un paese da un attacco militare.
Durante il XX secolo il concetto di difesa strategica è stato rivoluzionato dall’avvento delle nuove armi di distruzione di massa, specialmente i missili balistici intercontinentali (ICBM) e i missili balistici lanciati da sottomarino (SLBM) dotati di testate nucleari (vedi Missile guidato; Armi nucleari). In grado di colpire un paese pur essendo lanciate dal cuore di un altro e pressoché invulnerabili durante il loro tragitto verso il bersaglio, queste armi hanno reso obsolete le tradizionali difese strategiche, come le linee di fortificazioni o, nel caso della Gran Bretagna, il controllo dei mari circostanti. Questa nuova visione strategica si è evoluta negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Di fatto, gli esperti di strategia hanno dovuto riconoscere che non vi poteva essere difesa valida contro un attacco nucleare. In ogni caso, sarebbero arrivate sui bersagli abbastanza testate da assicurare la rovina totale di un paese e da provocare un tributo immenso di vite umane. Questo presupposto è oggi alla base della difesa strategica di ogni paese, fatta eccezione per il coinvolgimento degli Stati Uniti nello Scudo di difesa spaziale (o programma “Guerre Stellari”), l’ombrello difensivo tecnologicamente rivoluzionario ma praticamente impossibile da realizzare avviato negli anni Ottanta dall’amministrazione Reagan. La difesa attiva contro i missili balistici a testata nucleare è stata in gran parte scartata come possibilità e si è optato piuttosto per la minaccia di rappresaglia. La posizione strategica adottata da entrambe le “superpotenze” (Stati Uniti d’America e Unione Sovietica) consisteva nell’assicurare che, se pure il nemico fosse riuscito a lanciare una prima ondata di missili in un attacco a sorpresa, non sarebbe mancata una risposta tale da arrecargli danni assolutamente intollerabili (vedi Deterrenza). Le linee della strategia nucleare sono molto cambiate a partire dall’agosto 1945, quando le due prime bombe atomiche furono sganciate dagli Stati Uniti sul Giappone. Si è discusso se fosse più conveniente dal punto di vista strategico puntare i missili contro le città del nemico oppure contro gli altri missili, o se si dovessero lanciare i missili alle prime avvisaglie di un attacco del nemico, piuttosto che all’arrivo delle prime testate sui bersagli. A parte ciò, la difesa strategica si basava, in definitiva, sulla capacità di infliggere un colpo mortale all’avversario, anche dopo aver subito un attacco. Si trattava in pratica di un “equilibrio del terrore”, in cui gli antagonisti erano impersonati dalle due superpotenze citate. Le forze nucleari statunitensi iniziarono a costituire, durante gli anni Cinquanta e Sessanta, la principale difesa strategica dell’Europa occidentale: se l’Unione Sovietica avesse lanciato testate nucleari sull’Europa occidentale, gli Stati Uniti avrebbero reagito come se fosse stato colpito il proprio territorio. La NATO fu istituita poco dopo la fine della seconda guerra mondiale per impegnare gli Stati Uniti alla difesa dell’Europa. Via via che le armi nucleari divenivano più piccole e precise, gli esperti di strategia, negli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta, iniziarono a contemplare la possibilità di combattere, e vincere, una cosiddetta guerra nucleare “limitata” in Europa. Il ritorno al concetto di una zona cuscinetto tra le due superpotenze, nella quale combattere un conflitto con danno minimo per i territori dei diretti contendenti, suscitò prevedibilmente preoccupazione nei paesi europei. I movimenti antinuclearisti di diversi paesi europei condussero negli anni Ottanta vigorose campagne contro l’introduzione in Europa di armi nucleari a corto raggio. I trattati sottoscritti da Stati Uniti e Unione Sovietica limitarono queste armi e finirono con l’eliminarle dal teatro europeo (vedi Controllo degli armamenti). La deterrenza dipende da una cospicua capacità di attacco nucleare e dalla capacità di protezione di questa forza da un primo attacco dell’avversario. La capacità di attacco delle superpotenze si basava su tre categorie di sistemi d’arma: bombardieri a lungo raggio dotati di missili nucleari aria-terra; ICBM custoditi in silos interrati nelle pianure centrali di Stati Uniti e Unione Sovietica; SLBM lanciabili da sottomarini a propulsione nucleare. La capacità di protezione consiste quasi interamente di sistemi di difesa passiva concepiti per dare l’allarme più tempestivo possibile di un attacco, per proteggere i propri missili dislocandoli su sottomarini, spostandoli continuamente su rampe mobili o custodendoli in silos sotterranei a prova di attacco. Fino al dissolvimento dell’Unione Sovietica, avvenuto nel 1991, la strategia del Cremlino mirava ad annullare la capacità di ritorsione nucleare degli Stati Uniti sviluppando ICBM teoricamente capaci di distruggere i missili statunitensi nei loro silos, mantenendo un grande sistema di difesa aerea contro i bombardieri convenzionali e approntando una potente flotta navale antisottomarini. Dopo il 1991 parte di queste armi e sistemi d’arma è stata distrutta o disattivata, ma un’altra parte è passata sotto il controllo della Comunità di stati indipendenti (CSI) o delle singole repubbliche, in particolare Russia, Ucraina e Kazakistan.
Le forze nucleari strategiche dell’alleanza occidentale comprendono sia elementi attivi offensivi sia misure passive difensive. Nel 1994 la flotta della marina militare statunitense di 23 sottomarini a propulsione nucleare trasportava 608 SLBM Poseidon e Trident. Tra questi vascelli i più grandi sottomarini sono quelli della classe Ohio, ognuno dei quali trasporta 24 missili Trident. I silos sotterranei ospitano sia i missili Minuteman sia il sistema MX Peacekeeper. Il Peacekeeper, utilizzando un missile a testata multipla, era stato originariamente progettato per essere continuamente spostato tra diversi siti, al fine di confondere un potenziale aggressore. La dotazione di sottomarini nucleari della Marina britannica è in via di rinnovamento con la messa in servizio di quattro sottomarini Trident. Ognuno di essi può trasportare 192 testate, cosicché un singolo sottomarino racchiude una potenza distruttiva devastante. Anche la Francia possiede una flotta di sottomarini dotati di missili balistici in grado di infliggere danni considerevoli a un eventuale aggressore. Il Giappone si affida all’ombrello nucleare statunitense, ma tra i militari c’è chi vorrebbe disporre di un armamento nucleare proprio per fronteggiare la minaccia della Corea del Nord. I paesi dell’Estremo Oriente e alcuni altri dell’Asia meridionale generalmente fanno riferimento, per la loro sicurezza, agli Stati Uniti. La Repubblica Popolare Cinese è la principale potenza nucleare asiatica, ed effettua notoriamente forniture nucleari ad altre nazioni intenzionate a dotarsi di armamenti atomici.
L’“equilibrio del terrore” – ovvero l’equilibrio che deriva dalla consapevolezza della mutua distruzione in caso di guerra nucleare – si basava sulla previsione che i missili sarebbero comunque giunti sui loro bersagli. Di conseguenza, i sistemi antimissili balistici (ABM) furono limitati da trattati. Gli Stati Uniti non hanno attualmente sistemi ABM operativi. I trattati ABM del 1972 e 1974 consentivano un dispiegamento limitato di tali sistemi negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica, ma nessuna delle due parti ha sfruttato pienamente l’opportunità. Mentre i sistemi ABM statunitensi miravano alla protezione dei radar e dei siti ICBM, il parallelo dispiegamento di ABM da parte dell’Unione Sovietica tendeva a ridurre qualunque vantaggio; inoltre lo sviluppo, il mantenimento e il continuo miglioramento di questi sistemi, in entrambi i paesi, avevano costi estremamente elevati. All’inizio degli anni Ottanta gli Stati Uniti considerarono la possibilità di riaprire i propri siti ABM e di impiegare nuovi missili di estrema precisione; tuttavia a questa possibilità furono anteposti lo sviluppo del MX Peacekeeper e dello Scudo di difesa spaziale. Lo Scudo di difesa spaziale, o programma “Guerre Stellari”, prevedeva uno scenario fantascientifico in cui potentissimi laser a raggi X sarebbero stati in grado di disintegrare migliaia di testate nucleari; robot ipersonici si sarebbero lanciati come kamikaze contro i vettori missilistici avversari; l’intero sistema sarebbe stato controllato dal più lungo e complesso programma per computer mai scritto. Il progetto avrebbe dovuto portare alla realizzazione di uno scudo impenetrabile al di sopra degli Stati Uniti. Si trattava di un progetto impossibile da realizzare, ma senza dubbio contribuì a persuadere l’URSS a iniziare lo smantellamento dei propri missili, se non altro perché sarebbe stato economicamente impossibile per i sovietici immaginare la realizzazione di un sistema analogo. Sebbene le forze nucleari britanniche e francesi siano indipendenti, esse si basano in larga misura sui sistemi di allarme nucleare statunitensi. La difesa aerea negli Stati Uniti è demandata al North American Aerospace Defense Command (NORAD), un’organizzazione congiunta statunitense-canadese. Il NORAD impiegava una grande varietà di mezzi tecnologicamente sofisticati per tenere sotto controllo la forza strategica nucleare sovietica, la quale verso la metà degli anni Ottanta consisteva di 1398 ICBM e 983 SLBM.
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