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Paleontologia

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Introduzione

Paleontologia Scienza che studia la storia evolutiva degli organismi animali e vegetali attraverso l’analisi dei fossili. Oltre a essere di fondamentale importanza per lo studio comparato delle forme viventi, la paleontologia consente, attraverso la datazione dei fossili, una stima dell’età degli strati rocciosi da cui vengono estratti e una valutazione delle caratteristiche dell’ambiente in cui gli organismi vivevano.

Già in età classica alcuni studiosi, tra cui il filosofo Senofane e lo storico Erodoto, avevano avanzato l’ipotesi che i fossili fossero i resti di animali precedentemente vissuti nella regione di rinvenimento. Durante tutto il Medioevo, tuttavia, furono accreditate tesi più fantasiose, secondo cui i fossili sarebbero stati i resti del diluvio universale o, in base all’interpretazione di Aristotele, il risultato fallito dell’azione di un’ipotetica forza generativa (vis formativa) che avrebbe agito nella roccia, senza riuscire a dar vita alle proprie creature. Soltanto a partire dal XVIII secolo i fossili furono correttamente reinterpretati come i resti di organismi estinti, da coloro che passarono alla storia come i primi stratigrafi: l’italiano Giovanni Arduino, il tedesco Abraham Werner, l’inglese William Smith e, soprattutto, il francese Georges Cuvier, ritenuto il fondatore della paleontologia.

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Fossili e stratigrafia

La stratigrafia è la scienza che ha per oggetto lo studio e il confronto di strati di rocce formatesi nel corso delle ere geologiche, della loro composizione mineralogica, delle caratteristiche geofisiche e geochimiche e del contenuto in fossili. Questi ultimi, conservando traccia dell’evoluzione subita nel tempo dalle forme viventi, costituiscono una delle principali fonti di informazioni per la datazione degli strati: alla successione cronologica di forme viventi diverse corrisponde infatti la successione nello spazio dei relativi fossili. In particolare, i fossili più significativi ai fini stratigrafici sono i cosiddetti fossili guida o marker, resti di specie che conobbero un’ampia area di distribuzione sul pianeta e un periodo di diffusione relativamente breve, e che pertanto caratterizzano in modo univoco uno strato roccioso, permettendone la datazione.

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Ere geologiche

I paleontologi suddividono gli ultimi 570 milioni di anni della storia terrestre in ere, periodi e piani. Tutta la parte precedente di storia, dalla nascita della Terra, avvenuta circa quattro miliardi e mezzo di anni fa, viene denominata Precambriano. La maggior parte dei fossili precambriani è costituita da tracce di semplici organismi perlopiù unicellulari, muniti di esoscheletri rigidi o parti dure che si sono conservate nel corso delle ere geologiche; la maggior parte delle forme animali precambriane più evolute aveva corpo molle, soggetto a rapida decomposizione, e proprio per questo non ne è rimasta traccia. Le prime forme di vita sono rappresentate da piccolissimi batteri vissuti oltre 3,4 miliardi di anni fa; le prime vere e proprie forme animali comparvero non prima di 600 milioni di anni fa.

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L’era paleozoica

L’era paleozoica, seguita al Precambriano, copre circa 345 milioni di anni e comprende sei periodi: Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero e Permiano. I principali fossili guida della prima metà dell’era sono costituiti da invertebrati come trilobiti, graptoliti e crinoidei; nella seconda metà sono presenti anche resti di piante e di vertebrati (pesci e rettili).

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