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Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

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3

L’era di Stalin

Alla morte di Lenin, nel 1924, si aprì la lotta per la successione che vedeva opposti Stalin, segretario generale del Partito comunista, e Lev Trotzkij, allora commissario del popolo, il quale, denunciando la crescente burocratizzazione del regime, sosteneva la necessità di esportare il modello rivoluzionario anche fuori dei confini dell’Unione Sovietica. Il conflitto interno si protrasse fino al 1927, quando Stalin, forte dell’appoggio dell’apparato del partito, riuscì a imporsi facendo espellere dal partito stesso Trotzkij e altri importanti dirigenti politici come Kamenev e Zinov’ev. Nel 1929 Trotzkij fu costretto all’esilio e dopo una decina d’anni di peregrinazioni tra Europa e America venne assassinato in Messico, nel 1940, presumibilmente da un sicario di Stalin. Sgombrato il campo da ogni opposizione e nominati suoi fidati collaboratori alle cariche strategiche di governo, Stalin divenne dittatore incontrastato del paese.

3.1

Costituzione dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche

Costituita formalmente nel 1922 dall’unione della Federazione delle repubbliche socialiste di Russia con le tre repubbliche di Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia, l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) nel 1924 si diede una nuova Costituzione. Con essa venivano stabilite le relazioni politiche e amministrative che regolavano i rapporti tra le singole repubbliche e il governo centrale, a cui spettava fondamentalmente il controllo della politica estera, della difesa e, soprattutto, della pianificazione economica generale. Già dal 1924 la maggior parte delle grandi potenze internazionali aveva riconosciuto la costituzione dell’URSS e stabilito relazioni diplomatiche; nel 1933 il riconoscimento avvenne anche da parte degli Stati Uniti. Negli anni successivi si costituirono altre repubbliche socialiste sovietiche, che aderirono all’URSS: Turkmenistan e Uzbekistan (1925); Tagikistan (1929); Kazakistan e Kirghizistan (1936). Nel 1936, dopo lo scioglimento della Repubblica transcaucasica in tre distinte entità (Georgia, Armenia e Azerbaigian), le repubbliche che costituivano l’URSS diventarono undici.

3.2

Trasformazioni economiche

Nel 1927 il piano di nuovo corso economico programmato da Lenin aveva dato risultati soddisfacenti, riportando la produzione agricola e industriale agli stessi livelli anteguerra. Poteva quindi essere avviato un nuovo programma economico, che mirasse a realizzare un sistema di produzione socialista: nel 1928 Stalin inaugurò il primo dei piani quinquennali, il cui fine principale era quello di trasformare gradualmente la nazione da grande paese agricolo a potenza industriale e, conseguentemente, di incidere sull’assetto della società. La realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e la creazione di un’industria pesante furono obiettivi prioritari, che richiesero grandi investimenti di manodopera. L’intensificarsi del processo di collettivizzazione e la nazionalizzazione forzata della produzione agricola venne ostacolato dal vasto ceto dei piccoli proprietari terrieri, i kulaki, la cui opposizione venne però repressa con massacri e deportazioni di massa. La stessa produzione agricola subì un tracollo, causando condizioni di estrema miseria nelle campagne.

3.3

Le grandi “purghe” e i Gulag

Nel 1934, con il pretesto dell’assassinio per mano di presunti trotzkisti di Sergej Kirov, suo vecchio alleato e segretario del Comitato centrale, Stalin, per rafforzare ulteriormente la propria egemonia, diede avvio a una nuova stagione di epurazioni interne al partito. Chiunque fosse sospettato di essere oppositore del regime veniva imprigionato e quindi deportato in Siberia o direttamente eliminato. Le “purghe” staliniane andarono a colpire soprattutto i membri del Comitato centrale del Partito comunista, tra cui importanti dirigenti come Zinov’ev e Nikolaj Bucharin, e gli ufficiali dell’Armata Rossa.

L’operazione di sistematico sterminio a fini politici provocò la generale condanna della comunità internazionale nei confronti dell’URSS e indebolì la nazione alla vigilia della seconda guerra mondiale. Terribili strumenti di questa politica repressiva furono i Gulag, nati all’epoca della Rivoluzione bolscevica come campi di lavori forzati in cui venivano reclusi detenuti comuni e controrivoluzionari. Con le purghe staliniane, nel corso degli anni Trenta, vi furono internate circa dieci milioni di persone, in parte utilizzate come manodopera per realizzare le grandi opere di modernizzazione del paese.

3.4

La seconda guerra mondiale

Impegnato in una guerra di confine con il Giappone e temendo un’invasione tedesca a ovest, nel 1939 il governo sovietico, che in precedenza aveva inutilmente tentato di avviare una comune politica in funzione antitedesca con Francia e Inghilterra, aprì negoziati segreti per un accordo con la Germania, proseguendo tuttavia anche i colloqui, già avviati, con Francia e Inghilterra. Nell’agosto 1939 venne annunciata la stipulazione di un patto di non aggressione tedesco-sovietico (patto Molotov-Ribbentrop), che in una clausola segreta prevedeva la spartizione della Polonia a vantaggio dell’URSS e la creazione di sfere d’influenza in Europa orientale per la Germania.

Il 1° settembre la Germania invase la Polonia e le immediate dichiarazioni di guerra di Inghilterra e Francia scatenarono la seconda guerra mondiale. Due settimane dopo, l’Armata Rossa attraversò la frontiera polacca, occupò la Polonia orientale e avviò la sovietizzazione delle aree occupate. Il 29 settembre i governi tedesco e sovietico firmarono un trattato che delimitava le rispettive sfere d’influenza. Il patto con Adolf Hitler siglò l’apertura di un nuovo indirizzo nella politica estera sovietica, caratterizzata da una fase di espansionismo e di annessioni.

Nell’autunno del 1939 il governo sovietico chiese alla Finlandia la cessione del territorio a nord-est di Leningrado e il permesso di stabilire una base navale sulla costa finlandese. Il rifiuto del governo di Helsinki portò alla guerra finnico-sovietica, che iniziò con l’invasione della Finlandia da parte dell’URSS il 30 novembre 1939. Dopo un’inutile resistenza, i finlandesi vennero sconfitti e la guerra terminò il 12 marzo 1940: in base ai termini del trattato di pace, l’URSS acquisì i territori della Carelia e il porto di Viborg.

Nell’estate 1940 l’Armata Rossa occupò l’Estonia, la Lettonia e la Lituania, istituendovi governi fantoccio; in un secondo tempo i tre stati furono annessi all’Unione in qualità di repubbliche. Simultaneamente l’URSS si rivolse ai Balcani, richiedendo alla Romania la cessione della Bessarabia e della Bucovina settentrionale. Verso la metà del 1940 la Romania acconsentì e i territori entrarono a far parte della repubblica sovietica di Moldavia. Nell’autunno del 1940 i tedeschi stabilirono un governo fantoccio in Romania a garanzia della frontiera russo-rumena.

Il 22 giugno 1941 la Germania invase l’Unione Sovietica. Italia, Romania, Finlandia, Ungheria e Albania dichiararono guerra all’URSS, provocando l’intervento di Gran Bretagna e Stati Uniti a fianco dell’Unione Sovietica. Nel gennaio del 1942, pochi mesi dopo aver siglato la Carta Atlantica, il governo sovietico e altri venticinque governi alleati unirono i propri sforzi per combattere le potenze dell’Asse.

Le potenze dell’Asse sferrarono l’attacco all’URSS dal Mar Glaciale Artico e dal Mar Nero. Nell’estate del 1941 le forze tedesche oltrepassarono i confini sovietici, colpendo Leningrado (l’odierna San Pietroburgo), Mosca e l’Ucraina e riportando alcune vittorie anche sul versante meridionale, ma vennero infine fermate e sconfitte nella battaglia di Stalingrado (agosto 1942 - febbraio 1943). Tra la primavera e l’estate del 1944 gli Stati baltici e l’Ucraina furono liberati. Dopo aver conseguito altre importanti vittorie in Polonia e in Romania, il 22 aprile 1945 l’Armata Rossa raggiunse la periferia di Berlino e tre giorni più tardi le truppe sovietiche e quelle statunitensi si incontrarono sul fiume Elba. La guerra terminò in Europa l’8 maggio.

Tre mesi dopo l’URSS dichiarò guerra al Giappone. Le armate sovietiche occuparono gran parte della Manciuria, la Corea del Nord, le isole Curili e la parte meridionale dell’isola di Sahalin.

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