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Unione delle Repubbliche Socialiste SovieticheArticolo
Struttura articolo
Introduzione; Il primo dopoguerra; L’era di Stalin; La destalinizzazione; La caduta di Kruscev e l’era Brežnev; L’era Gorbaciov
Nel 1950 l’URSS riconobbe ufficialmente le forze comuniste di Ho Chi Minh in Vietnam. Nel 1954 partecipò agli accordi di Ginevra, che divisero il paese in Vietnam del Nord e Vietnam del Sud, e continuò a sostenere i comunisti del nord. Durante la guerra del Vietnam, i rapporti tra URSS e Stati Uniti si fecero sempre più tesi. Dopo la vittoria delle forze nordvietnamite, l’Unione Sovietica continuò ad appoggiare la causa vietnamita nel conflitto con la Cina. I rapporti con gli altri paesi asiatici furono contraddistinti da fasi alterne. Il premier Kosygin fu di notevole aiuto alla causa della pace mondiale nel 1966, svolgendo un’importante mediazione nello scontro tra l’India e il Pakistan per il possesso della regione del Kashmir. D’altro canto, nonostante i buoni rapporti con il Giappone, non venne mai siglato con questo paese un trattato di pace dopo la seconda guerra mondiale, dato il rifiuto sovietico di restituire le isole Curili, acquisite nel 1945. Nel dicembre 1979 l’URSS, al fine di impedire la caduta del regime comunista in Afghanistan, occupò militarmente il paese installando un governo fantoccio. Gli scontri con i gruppi islamici nazionalisti all’opposizione continuarono sino al 1991, nonostante la condanna dell’opinione pubblica mondiale (vedi Guerra dell’Afghanistan).
I tentativi sovietici di condizionare la politica degli stati africani subirono due sconfitte negli anni Sessanta: nel Congo, il primo ministro Patrice Lumumba, sostenuto dai sovietici, venne ucciso nel 1961 durante una rivolta; in Ghana, Kwame Nkrumah e il suo governo comunista furono spodestati nel 1966. Nel corso degli anni Settanta l’URSS riuscì a far insediare al potere leader comunisti in Angola, aiutò l’Etiopia a respingere i somali e sostenne il Fronte patriottico antigovernativo in Rhodesia (odierno Zimbabwe). Questi sviluppi allarmarono l’Occidente, che vedeva diffondersi una nuova forma d’imperialismo sovietico anche nel Medio Oriente. I rapporti con l’Egitto furono abbastanza stabili durante gli anni Cinquanta e Sessanta. L’URSS appoggiò la nazionalizzazione del canale di Suez nel 1956, fornì aiuti economici per la costruzione della diga di Assuan e aiuti militari durante la guerra arabo-israeliana: nel 1971 i due stati firmarono un trattato di cooperazione, ma l’anno seguente l’Egitto ordinò che tutti i consiglieri sovietici lasciassero il paese. La visita del presidente egiziano Anwar al-Sadat a Gerusalemme nel 1977 allontanò ulteriormente i due paesi; nel dicembre del 1977 Sadat ordinò all’Unione Sovietica di chiudere i propri consolati.
Nel 1955 l’Unione Sovietica concordò l’indipendenza e la neutralità dell’Austria e ristabilì le relazioni diplomatiche con la Germania Occidentale, ma negli anni Sessanta il “miracolo economico” tedesco e la nuova Ostpolitik del ministro degli Esteri tedesco (e futuro cancelliere) Willy Brandt allarmò i sovietici. I rapporti migliorarono solo alla fine del decennio con l’avvento di un governo socialdemocratico nella Repubblica federale.
Dopo la seconda guerra mondiale, i rapporti con gli Stati Uniti furono contraddistinti da fasi alterne di crisi e distensione. Nel 1962 le due superpotenze si scontrarono sulla questione di Cuba (vedi Crisi cubana dei missili); in seguito, l’URSS continuò a sostenere la vacillante economia cubana attraverso la concessione di prestiti e assistenza tecnica. Il problema del disarmo era all’ordine del giorno, sia all’interno sia all’esterno dell’ONU. Nel 1954 e nuovamente nel 1959, l’Unione Sovietica suggerì il disarmo bilaterale completo, ma il progetto fallì quando l’URSS rifiutò le ispezioni di verifica. I vertici tra le due superpotenze sulla limitazione delle armi strategiche (SALT), iniziati nel 1969, sfociarono in una serie di accordi nel 1972 e nel 1974. Nel maggio del 1972 il presidente Nixon visitò l’Unione Sovietica e fu avviata una prima fase di distensione. Gli accordi inclusero la cooperazione nei campi della ricerca medica, della protezione dell’ambiente, nei settori scientifico, tecnologico e spaziale, e nella limitazione degli armamenti. Gli sforzi per giungere a un nuovo accordo culminarono nella firma di un trattato SALT nel maggio del 1979. L’intervento armato sovietico in Afghanistan, nel dicembre dello stesso anno, congelò tuttavia la ratifica dell’accordo da parte del Congresso statunitense.
Brežnev morì nel novembre del 1982; il suo successore nella carica di segretario generale del Partito comunista, Jurij Andropov, venne a mancare dopo una lunga malattia nel 1984. Il successore di quest’ultimo, Konstantin Černenko, che morì solo tredici mesi dopo la nomina, venne a sua volta sostituito, nel marzo 1985, da Michail Gorbaciov.
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