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Introduzione; Cenni storici; Le Conferenze dell’Aia; I trattati internazionali moderni; Gli anni Trenta; Il secondo dopoguerra; Trattati di limitazione degli armamenti nucleari; Accordi sugli armamenti non nucleari; Il nuovo clima internazionale
Controllo internazionale degli armamenti Politica internazionale volta a limitare la costruzione, la diffusione, l’accumulazione e l’uso di strumenti bellici attraverso il raggiungimento di accordi tra paesi.
L’anfizionìa, alleanza semireligiosa tra comunità greche risalente al VII secolo a.C., rappresenta il primo tentativo di limitare la distruttività delle azioni belliche impedendo, ad esempio, di tagliare le forniture d’acqua a una città assediata. Significativo fu anche il trattato di pace tra Roma e Cartagine del 202 a.C., firmato a conclusione della seconda guerra punica, in cui si stabiliva la distruzione di entrambe le flotte militari, salvo dieci unità, e si impediva a Cartagine di possedere e addestrare al combattimento gli elefanti. La relativa lentezza dello sviluppo di nuove armi dall’antichità al Medioevo e la relativamente scarsa potenzialità distruttiva degli strumenti bellici non fece comparire per lungo tempo la necessità di stabilire accordi sugli armamenti. Nell’Europa medievale, la Chiesa cattolica ottenne tuttavia l’introduzione di misure di tutela delle proprietà ecclesiastiche e dei civili inermi fin dal 990 e il Concilio laterano II del 1139 proibì l’uso della balestra contro i cristiani, a eccezione di quelli insubordinati all’autorità papale. Il perfezionamento delle armi da fuoco incrementò la distruttività dei conflitti, causando devastazioni prima sconosciute durante la guerra dei Trent’anni (1618-1648) e portando successivamente alla nascita di regole a tutela dei feriti e dei prigionieri. Utopie di disarmo totale emersero nell’opera di Jean-Jacques Rousseau e di Charles-Irénée Castel, mentre sovrani come Federico II il Grande, re di Prussia, concepivano già il controllo degli armamenti come frutto della collaborazione tra gli stati. Un ulteriore aumento del potenziale distruttivo delle armi arrivò con la guerra d’indipendenza americana (1776-1783) e con le guerre napoleoniche (1799-1815). Le uniche limitazioni degli armamenti adottate nel periodo erano di fatto contenute nelle clausole imposte dalle nazioni vincenti a quelle sconfitte; un caso a parte è quello del trattato Rush-Bagot (1817), con cui Gran Bretagna e Stati Uniti si impegnarono a una graduale riduzione delle forze navali di stanza sui Grandi Laghi e di quelle poste sul confine con il Canada.
Con la rivoluzione industriale, la produzione di artiglieria automatica e pesante generò una capacità bellica impensabile fino a pochi decenni prima. Si rese quindi necessaria l’istituzione in campo internazionale di principi che regolamentassero l’attività bellica: venne per questo motivo indetta nel 1899 la prima Conferenza di pace dell’Aia. In quell’occasione, le ventisei nazioni convocate su iniziativa dello zar Nicola II Romanov codificarono le leggi e le consuetudini della guerra terrestre, precisando il concetto di forze belligeranti, prigioniere, ferite e neutrali, e il trattamento minimo da riservarsi loro; furono vietati i bombardamenti aerei da mongolfiere (vedi Guerra aerea) e i gas venefici (vedi Armi chimiche e biologiche). Il principale risultato della Conferenza fu l’istituzione di un tribunale internazionale per la soluzione pacifica delle controversie internazionali, la Corte permanente d’arbitrato. La seconda Conferenza di pace, tenuta nel 1907, fu caratterizzata da crescenti disaccordi, segno del deterioramento dei rapporti internazionali; istituì comunque altre corti d’arbitrato per le dispute sui cargo marittimi catturati in guerra e sui debiti internazionali e convocò una terza Conferenza per il 1915, che non si tenne a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.
In seguito alle devastazioni causate dalla prima guerra mondiale, l’idea di un controllo internazionale degli armamenti trovò più favore e già nel trattato di Versailles furono previste clausole severe sul disarmo della Germania quale primo passo verso un progressivo disarmo generale. L’assemblea della Società delle Nazioni progettava infatti di limitare gradualmente il potenziale bellico di ogni nazione, controllando anche la produzione di armamenti e favorendo lo scambio di informazioni militari; le misure varate rimasero tuttavia affidate all’applicazione volontaria degli stati, mancando alla Società ogni capacità impositiva.
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