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Pianoforte

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Rachmaninov: Rapsodia su un tema di Paganini, op. 43Rachmaninov: Rapsodia su un tema di Paganini, op. 43
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Introduzione

Pianoforte Strumento musicale cordofono a tastiera, derivato dal clavicembalo e dal clavicordo; il principio dei martelletti che percuotono le corde e sono azionati dalla tastiera sembrerebbe tuttavia provenire dal dulcimer. Lo strumento differisce dai suoi predecessori proprio a causa della presenza di martelletti che, percuotendo la corda con maggiore o minore intensità secondo la forza impressa dalle dita ai tasti, permettono di dar vita a un sensibile effetto di “piano” e di “forte”.

Per questa ragione il primo modello di cui si abbia notizia (1709), costruito a Firenze dal padovano Bartolomeo Cristofori, ritenuto appunto l’inventore del pianoforte, fu chiamato “gravicembalo col pian e forte”. Oggi sono noti solamente tre dei suoi strumenti, in origine probabilmente una ventina: il primo, datato 1720, è conservato presso il Metropolitan Museum di New York; un altro, risalente al 1722, si trova al Museo degli Strumenti musicali di Roma; un terzo pianoforte, del 1726, si trova presso il Grassi Museum dell’Università di Lipsia, in Germania.

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Evoluzione del pianoforte

Un passaggio importante nello sviluppo dello strumento si ebbe in Germania nel 1725, quando Gottfried Silbermann di Friburgo, fabbricante di organi, adottò il sistema meccanico inventato da Cristofori. Forse il contributo più rilevante fu dato da Johann Andreas Stein di Augusta, che perfezionò il sistema di scappamento favorendo lo sviluppo degli strumenti della scuola viennese, amati da Wolfgang Amadeus Mozart e preferiti dai compositori tedeschi della fine del XVIII e degli inizi del XIX secolo.

Intorno al 1760 diversi costruttori si trasferirono dalla Germania a Londra dando inizio alla scuola inglese che, con John Broadwood e altri, si dedicò al potenziamento dello strumento. Il francese Sébastien Erard fondò invece la scuola del suo paese nell’ultimo decennio del Settecento, e nel 1823 creò il doppio scappamento, in uso ancora oggi. A partire da quegli anni i fabbricanti di tutte le nazioni europee si impegnarono a perfezionare il pianoforte. Gli strumenti costruiti in passato e quelli moderni provenienti dalla Germania e dagli Stati Uniti sono considerati fra i migliori esemplari. Vanno ricordati in particolare i pianoforti creati da Karl Bechstein e dai suoi discendenti, e quelli degli statunitensi Steinway & Sons, William Knabe e Jonas Chickering. Sono degni di nota anche i pianoforti austriaci Bösendorfer.

L’estensione dei primi pianoforti era, come nei clavicembali, di quattro o al massimo cinque ottave. L’ambito fu poi gradualmente esteso, fino a raggiungere più di sette ottave. Venne inoltre potenziata la struttura dello strumento, affinché questo potesse sopportare l’accresciuta tensione delle corde. Uno dei modelli di Bösendorfer possiede una ulteriore estensione del registro grave, raggiungendo così un ambito di otto ottave.

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Struttura del pianoforte moderno

Il pianoforte moderno è composto da sei parti fondamentali (nella descrizione che segue, i numeri si riferiscono ai numeri fra parentesi nell’illustrazione Struttura di un pianoforte).

1) Il telaio è solitamente in ferro. Nella parte posteriore è sistemato il raccoglitore delle corde, mentre davanti è posta la cordiera, dove sono sistemate le caviglie, attorno alle quali vengono fissate le corde per essere poi intonate. 2) La tavola armonica, una sottile tavola di legno che si trova sotto le corde, rinforza il suono vibrando al momento dell’emissione delle note.

3) Le corde, in lega d’acciaio, variano in diametro e in lunghezza dal registro acuto a quello grave. Alle note più acute sono assegnate due o tre corde intonate all’unisono. Le corde più gravi sono singole e rese più pesanti da un sottile rivestimento di rame.

4) La meccanica è l’insieme delle parti che permettono ai martelletti di colpire le corde (vedi oltre, la sezione Meccanica dell’azione). La parte più in vista della meccanica è la tastiera, sulla quale l’esecutore agisce direttamente con le dita. I tasti bianchi, che corrispondono alle note naturali, sono ricoperti d’avorio o di plastica, mentre quelli corrispondenti alle note alterate, neri, sono d’ebano o anch’essi di plastica.

5) I pedali sono leve manovrate dai piedi. Il pedale di risonanza, o “del forte”, solleva tutti gli smorzatori, lasciando vibrare liberamente le corde percosse anche dopo la ricaduta del tasto. Il pedale “del piano”, o sordina, avvicina i martelletti, oppure sposta la meccanica a destra o a sinistra, in modo che il martello colpisca una sola delle corde corrispondenti al tasto premuto; in entrambi i casi il risultato è una riduzione dell’intensità sonora. Alcuni pianoforti possiedono un terzo pedale, posto al centro, che sostiene solo le note che vengono suonate in un determinato momento. L’uso dei pedali contribuisce a variare con sfumature la qualità del timbro dello strumento. La maggior parte dei pianoforti verticali possiede un pedale che, se premuto, interpone una striscia di feltro fra le corde e i martelletti, ottenendo in questo modo un suono attutito.

6) I pianoforti, in base alla loro forma, possono essere a coda, verticali o rettangolari. Quest’ultimo modello è caduto in disuso da tempo, soppiantato dal pianoforte verticale. I pianoforti a coda sono costruiti in diverse misure e vanno dal gran coda da concerto, lungo fino a 290 cm, al quarto di coda o piccola coda, che raggiunge i 150 cm.

Nel pianoforte verticale le corde sono tese appunto verticalmente o in diagonale dall’alto al basso dello strumento. Nei pianoforti verticali e nei piccoli a coda, le corde sono generalmente sovrapposte: le corde del registro grave incrociano infatti diagonalmente quelle alte, in modo da distribuire uniformemente la tensione e occupare meno spazio. La tensione delle corde in un pianoforte a gran coda può raggiungere le 30 tonnellate; in un pianoforte verticale è di circa 14 tonnellate.

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Meccanica dell’azione

La caratteristica fondamentale che distingue il pianoforte dagli altri strumenti a tastiera è che il martelletto, una volta colpita la corda, ricade indietro, grazie al meccanismo dello scappamento, anche se il tasto che lo ha lanciato non torna in posizione di riposo; inoltre, quando il tasto viene premuto, un blocchetto di legno rivestito di feltro (smorzatore) si solleva, ricadendo quando il tasto viene lasciato dall’esecutore e andando così a soffocare la vibrazione della corda. I numeri fra parentesi si riferiscono a quelli dell’illustrazione Meccanica di un pianoforte a gran coda.

Il tasto (1) del pianoforte è una leva imperniata su un bilanciere (2). Quando si preme il tasto, la parte posteriore, o coda, si solleva e il perno (3) mette in movimento il cavalletto (4), che è incernierato. L’estremità libera del cavalletto si alza, portando con sé un elemento a L, lo scappamento (5) e lo spingitore per ripetizione (9). Lo scappamento aziona il rullino (6) di feltro fissato all’asta del martello (7); così il martelletto si solleva. Il movimento verso l’alto dello scappamento si arresta quando l’estremità sporgente di questo tocca il bottoncino di regolazione (8). Il martello prosegue la sua corsa staccandosi dallo scappamento e colpisce le corde. Anche lo spingitore (9) si solleva e resta sollevato finché il tasto non viene rilasciato.

Il martello ricade, ma non completamente: viene arrestato dal rullino dell’asta del martello (6) che colpisce lo spingitore (9) sollevato. Lo scappamento (5) può così tornare in posizione di riposo sotto l’asta del martello parzialmente sollevato. Contemporaneamente, il paramartello (11) impedisce che il martello rimbalzi contro le corde.

Se il tasto viene parzialmente rilasciato, il martello si muove libero dal paramartello e lo spingitore per ripetizione rimane sollevato. Se si preme nuovamente il tasto parzialmente rilasciato, lo scappamento (5) può spingere di nuovo il rullino (6) e l’asta del martello (7) verso l’alto. Questo sistema permette la rapida ripetizione di una nota senza che il tasto e il martello debbano ritornare nella posizione originaria.

Intanto, la coda del tasto ha sollevato anche il montante (12) che stacca lo smorzatore (13) dalle corde corrispondenti al tasto. Quando il tasto viene rilasciato, anche parzialmente, lo smorzatore ricade sulle corde e ne blocca la vibrazione.

Quando il tasto è del tutto libero, tutte le parti del meccanismo ritornano alla loro posizione originaria a causa della gravità. Contrariamente a ciò che avviene nei pianoforti a coda, nei pianoforti verticali non tutte le parti del meccanismo possono tornare a riposo sfruttando la gravità, poiché la meccanica è disposta verticalmente e non orizzontalmente. Per questo motivo nella meccanica dei verticali sono previste piccole strisce di stoffa che riportano nella posizione originaria alcune parti del meccanismo.

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