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Risultati di Windows Live® Search Serotonina Neurotrasmettitore elaborato a livello di alcuni gruppi di neuroni del tronco cerebrale (che si collegano al midollo spinale e ad altre parti della corteccia cerebrale) e di alcune cellule intestinali; le piastrine del sangue sono in grado di accumularla ma non possono sintetizzarla. Come neurotrasmettitore, la serotonina (5-idrossitriptammina) ha un’azione di tipo inibitorio, cioè tende a ridurre la propagazione dell’impulso nervoso tra un neurone e il successivo, e viene degradata dall’enzima monoamminoossidasi, o MAO. Svolge anche un’azione vasocostrittrice a livello dei vasi sanguigni. Ha un ruolo in molte funzioni fisiologiche: nel sonno, nell’appetito, nella regolazione della temperatura corporea, nella funzionalità dell’apparato circolatorio e nella contrazione muscolare; inoltre, è coinvolta con funzioni psichiche e comportamentali come la memoria, l’apprendimento, l’aggressività, il comportamento sessuale e le variazioni del tono dell’umore. In generale, è associata a uno stato di rilassamento, appagamento e sazietà. La carenza di serotonina è alla base di squilibri della sfera psichica: ritenuta uno dei fattori che concorrono all’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), dei disturbi ossessivi-compulsivi e della schizofrenia, la carenza del neurotrasmettitore è messa in relazione soprattutto con la depressione. La scoperta di bassi livelli di serotonina in pazienti depressi risale ai primi anni Novanta del XX secolo, e ha permesso di mettere a punto una efficace classe di farmaci (detti “inibitori del reuptake della serotonina”) che, favorendo il recupero della serotonina nel sistema nervoso centrale e un innalzamento dei livelli di neurotrasmettitore, consente un miglioramento delle condizioni del paziente. L’insufficiente produzione di serotonina avrebbe un’origine genetica, e ciò spiegherebbe la tendenza alla familiarità della malattia, cioè la tendenza a manifestarsi tra membri di una stessa famiglia. La carenza di serotonina avrebbe una influenza particolare su alcuni sintomi spesso presenti nelle forme depressive più gravi, come i disturbi della memoria, l’apatia, la riduzione del tono muscolare e la conseguente sensazione di grande fatica che il soggetto sperimenta anche affrontando le incombenze quotidiane meno impegnative.
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