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Piante rampicanti

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Introduzione

Piante rampicanti Termine generico con cui si denominano numerose specie di piante erbacee o legnose caratterizzate da un fusto allungato e flessibile che, per sostenersi, necessita di un supporto, ad esempio un’altra pianta, un muro o una parete rocciosa. La denominazione, dunque, non ha valore sistematico. Le rampicanti sono anche dette liane o piante lianose; nell’accezione comune, si riserva questo termine alle specie tropicali tipiche della foresta pluviale, quali le piante amazzoniche Uncaria tomentosa, Banisteriopsis caapi (ayahuasca) e Paullinia cupana sorbilis (guaranà).

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Tipi di rampicanti

Le modalità con cui le piante rampicanti si ancorano al sostegno sono molteplici e corrispondono ad adattamenti morfologici differenti; in generale, sembra che il processo di ancoraggio iniziale avvenga per un fenomeno di tigmotropismo, attraverso il quale l’apice del germoglio in via di allungamento è in grado di “riconoscere” il contatto con il supporto. Alcune piante, dopo una fase iniziale di crescita sul suolo, sembrano in grado di rispondere allo stimolo esercitato dall’ombra proiettata sul terreno da altre piante (scototropismo); in tal modo, dirigendosi verso la regione in ombra, possono avvicinarsi al possibile sostegno. In ogni caso, lo stimolo tattile ricevuto dal contatto con il supporto attiva i meccanismi che permettono l’ancoraggio.

Alcune rampicanti, come il luppolo, il convolvolo, la cuscuta, il caprifoglio e il vischio, si avvolgono direttamente con il fusto intorno al sostegno; altre emettono cirri (pisello odoroso) e viticci (vite, smilax), sottili filamenti flessibili in grado di spiralizzarsi. I cirri derivano dalla parte terminale della foglia; i viticci sono modificazioni del fusto. In queste piante, lo stimolo meccanico determina, nelle cellule che si trovano a contatto con il supporto, una perdita di turgore e una riduzione di volume, e una distensione di quelle che si trovano dal lato opposto; in tal modo, si verifica la torsione.

La vite del Canada forma viticci dotati di piccole ventose; alcune specie, come l’edera, la bignonia e il filodendro, sviluppano invece fasci di radici avventizie, capaci di incunearsi nelle fessure di tronchi e muri. La clematide non sviluppa veri e propri viticci, ma possiede piccioli fogliari molto allungati e capaci di avvolgersi intorno al supporto.

Non è chiaro il significato biologico del carattere rampicante di alcune specie vegetali. Si può pensare, almeno per quanto riguarda le piante originarie della foresta pluviale, che tale morfologia si sia affermata in risposta alla competizione per la luce, assai scarsa negli strati più bassi della vegetazione. In alcuni casi, il carattere rampicante costituisce una forma di parassitismo, e le piante che lo adottano si avvolgono sui tronchi di altre specie allo scopo di suggerne sostanze nutritive mediante speciali organi detti austori (ne è un esempio la cuscuta).

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Piante sarmentose e “climbing”

Vengono comunemente chiamate rampicanti anche piante che non possiedono veri e propri organi per fissarsi al substrato, pur avendo fusti flessibili e non in grado di sostenere autonomamente la pianta. Queste specie sono dette, più propriamente, sarmenti o piante sarmentose; se non trovano sostegno, si allungano sul terreno tappezzandolo. Appartengono a questo gruppo alcune cultivar di rosa, capaci di appoggiarsi su scarpate e muri ricoprendoli con il loro intrico di sottili fusti semilegnosi. Sono invece dette “climbing” (dall’inglese to climb, “arrampicarsi”), alcune cultivar di rosa derivanti da mutazione genetica di corrispondenti rose ad arbusto, per cui sviluppano fusti legnosi capaci di sorreggersi molto più lunghi della pianta originaria.

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